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Redazione
Bassanonet.it
31 giorni all'alba
Manca un mese al 13 settembre, il D-Day del “non ritorno” per il Tribunale. La sen. Stefani (Lega) incalza il ministro Orlando che promette “attenzione” sul caso. Reale volontà politica di affrontare la questione o bla bla governativo?
Pubblicato il 13 ago 2014
Visto 4.300 volte
31 giorni all'alba. Manca un mese esatto alla data del 13 settembre, il D-Day del “non ritorno” per il Tribunale di Bassano del Grappa, oggi accorpato a Vicenza e temporaneamente ancora in vita, per il solo arretrato civile, solo per deroga del ministero: qualsiasi eventuale decreto correttivo del governo riguardo alla legge di riforma della geografia giudiziaria - e quindi qualsiasi eventuale provvedimento di ripristino anche parziale del palazzo di giustizia di Via Marinali (vecchio e nuovo) e del relativo circondario giudiziario autonomo - dovrà essere licenziato entro e non oltre tale scadenza, a un anno esatto dall'entrata in vigore della riforma medesima.
Dopodiché, dal 14 settembre, non sarà più effettiva la legge delega del parlamento al governo in materia di riordino della geografia della giustizia: e buonanotte al secchio. Il salvataggio del Tribunale ovvero l'istituzione del tanto decantato “Tribunale della Pedemontana”, dopo quella data, potrà essere deciso solo da una legge specifica del parlamento: praticamente una mission impossible.
Un mese passa presto, e di mezzo c'è il ponte di Ferragosto: veramente troppo poco per sperare realisticamente che da Roma si muova qualcosa.
La senatrice della Lega Nord Erika Stefani alla manifestazione per il Tribunale sul Ponte di Bassano dello scorso novembre (foto: archivio Bassanonet)
Tutto dipende da Andrea Orlando, ministro della Giustizia del governo Renzi e uomo del PD, partito che nel programma della campagna elettorale per le politiche 2013, alla voce “Giustizia”, aveva posto in primo piano il recupero dei “Sei tribunali da salvare”, Bassano compreso. Salvo poi collocare la questione in un limbo di indeterminatezza che lascia ormai ben poco spazio all'ipotesi di manovre correttive.
E così - con l'avvicinarsi della fatidica scadenza, e nella speranza di convincerlo a un ripensamento last minute - in queste settimane il Guardasigilli viene inevitabilmente tirato per la giacca da più parti dai referenti politici e locali di vari territori dello Stivale che hanno visto i loro tribunalini (so che gli avvocati bassanesi si incazzano se li chiamo così, ma lo faccio tanto per intenderci) o le loro sedi giudiziarie staccate oggetto dei tagli della riforma Severino-Cancellieri.
E' accaduto, ad esempio, a fine luglio a Reggio Calabria dove il ministro in visita istituzionale è stato atteso con uno striscione di protesta da una nutrita delegazione di cittadini di Rossano (Calabro), dove il Tribunale - uno dei famosi “Sei da salvare” - è stato soppresso e accorpato a Castrovillari. Nell'occasione, Orlando ha promesso ai rossanesi che per il loro Tribunale disporrà “un supplemento ispettivo rispetto ai risultati già resi noti dalla commissione che non lasciavano grossi margini per la riapertura della sede del palazzo di giustizia”.
Già: la famosa commissione ministeriale che ha monitorato gli effetti della riforma e che nella quasi totalità dei casi, compreso l'accorpamento di Bassano a Vicenza, non ha riscontrato problemi tali da richiedere provvedimenti correttivi. “Vedremo - ha aggiunto in Calabria il Guardasigilli - se ci sono degli elementi per disporre una modifica al decreto.”
E “Vedremo” sembra essere anche la sintesi della risposta del ministro della Giustizia alla senatrice vicentina della Lega Nord Erika Stefani che nei giorni scorsi, nel corso di un vertice a Roma tra una delegazione del Carroccio e l'esponente del governo, ha lanciato un definitivo appello per la riapertura del Tribunale di Bassano, “bruciando” su questa tematica i colleghi del PD (leggasi: Rosanna Filippin).
“L’accorpamento a Vicenza del Tribunale di Bassano del Grappa - ha evidenziato la Stefani a Orlando - ha causato un problematico collo di bottiglia nelle pratiche ed è calato come una ‘bomba’ sulla giustizia vicentina, su cui gravano enormi problemi di organico e di cancellerie.”
La senatrice del Carroccio ha inoltre ricordato al ministro il caso - finito alle cronache nei giorni scorsi - dell’investimento mancato del colosso americano Alps South che, in predicato di insediarsi nel bassanese, ha poi abbandonato il progetto proprio per la lentezza delle pratiche e per la scarsità di tutele giudiziarie. Risultato: 400 potenziali posti di lavoro in fumo.
“Il chiaro segnale che i problemi della giustizia si ripercuotono in modo drammatico sul sistema economico. E, tanto più in un momento di crisi, perdere occasioni non è scusabile”, ha detto la parlamentare della Lega che ha ricordato ad Orlando anche la “vasta mobilitazione istituzionale e popolare contro il taglio degli uffici giudiziari di Bassano”, con riferimento alle manifestazioni di sensibilizzazione e agli appelli lanciati dal ministro Zaia al premier.
“Vogliamo la riapertura. Il governo non pensi di cavarsela con generiche rassicurazioni - ha detto Stefani al ministro -. Vigileremo affinché sia risolto il problema riportando il presidio tagliato. Il governo ha generato questa situazione di caos e ora deve porvi rimedio. Se necessario siamo pronti a tornare in piazza e a forme eclatanti di protesta.”
Incalzato sull'argomento, il ministro della Giustizia ha assicurato “attenzione” sul caso. “Vedremo”, “valuteremo” e via dicendo: una finestrella di speranza rimane ancora aperta. Ma manca appunto solamente un mese, che coi tempi della politica estiva e della burocrazia ministeriale equivale a un nanosecondo. Reale volontà politica di affrontare la questione, seppur in tempi tecnici oramai strettissimi, o bla bla governativo? Staremo a vedere.
A proposito: dopo la bocciatura al primo tentativo della Corte Costituzionale che lo ha dichiarato “inammissibile”, alcuni consigli regionali dell'italica nazione non demordono e ripartono alla carica per promuovere il referendum abrogativo della legge “taglia tribunali”. Abruzzo, Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia hanno già aderito: con cinque consigli regionali già d'accordo, a norma di Costituzione, ora è possibile promuovere il nuovo quesito referendario che chiede di azzerare la legge di riforma della geografia giudiziaria e di ripristinare quindi tutto come prima.
Dopodiché il quesito sarà sottoposto ancora una volta al vaglio della Corte di Cassazione, e successivamente della Corte Costituzionale: e vai col liscio.
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