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Lago (Steda) indagato anche in Friuli
L'Ad dell'azienda di Rossano Veneto, indagato all'Aquila per gli appalti del post terremoto, è indagato anche dalla Procura di Udine con l'accusa di corruzione tra privati per la costruzione dell'avveniristica sede della Banca Popolare di Cividale
Pubblicato il 18 gen 2014
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Il diretto interessato, tramite il suo legale avv. Maiolino di Bassano del Grappa, ha respinto l'accusa e dichiarato di non avere “pagato tangenti”.
Ma intanto Daniele Lago, patron dell'impresa generale di costruzioni Steda Spa di Rossano Veneto - uno degli otto indagati e allo stesso tempo grande accusatore dell'inchiesta “Do ut Des” della Procura dell'Aquila per le presunte mazzette per appalti della ricostruzione post terremoto in Abruzzo - risulta indagato, con l'accusa di corruzione tra privati, anche in Friuli.
Nel mirino degli investigatori, il maxi appalto vinto dalla Steda nel 2010 per la costruzione a Cividale del Friuli della nuova e avveniristica sede della Banca Popolare di Cividale, inserita nel più ampio e ambizioso progetto di riqualificazione urbanistica e immobiliare “Cividale 3” promosso dall'istituto di credito.
Il progetto della nuova sede della Banca Popolare di Cividale nell'area “Cividale 3”, ex Italcementi, a Cividale del Friuli
Secondo l'accusa formalizzata dal pm della Procura di Udine Raffaele Tito, l'amministratore delegato di Steda avrebbe favorito con alcune compiacenti operazioni i vertici della Banca Popolare di Cividale allo scopo di realizzare la nuova sede della banca di riferimento del Friuli e del Veneto Orientale.
Una commessa da 64 milioni di euro, come scrisse a suo tempo Bassanonet (notizie.bassanonet.it/attualita/6016.html), per costruire una nuova “città nella città” nell'area ex Italcementi dell'importante Comune friulano, dismessa da più di 30 anni e di 72mila metri quadri di superficie, di proprietà della banca medesima.
Proprio lo scorso 21 dicembre - dopo quasi quattro anni di lavori, come previsto dal cronoprogramma dell'imponente cantiere - il presidente della Banca Popolare di Cividale Lorenzo Pelizzo aveva simbolicamente ricevuto dal progettista e direttore dei lavori arch. Francesco Morena le chiavi dell'audace e discusso complesso edilizio, composto da un corpo principale curvo per gli uffici direzionali e operativi (quattro piani fuori terra per complessivi 10mila mq e due piani interrati per altrettanti 10mila mq; 164 moduli in cemento fotocatalitico a forma di “kappa”) e da un secondo corpo più piccolo a forma di albero, sospeso da terra con pilastri tortili, per le sale riunioni.
Ma su quell'appalto si era nel frattempo concentrata l'attenzione degli inquirenti udinesi, nell'ambito di una più estesa e articolata inchiesta avviata nella scorsa primavera su un complesso e pluriennale intreccio di operazioni della Banca Popolare di Cividale o ad essa collegate che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di sei persone (il presidente della banca Lorenzo Pelizzo, l'ex direttore generale Luciano Di Bernardo, l'ex vice direttore Gianni Cibin, il commercialista Franco Pirelli Marti e gli imprenditori Gianni Moro e Daniele Lago) e di due società (Banca di Cividale Spa e Banca Popolare di Cividale soc coop) con 15 capi complessivi di imputazione a vario titolo: dall’estorsione alla corruzione tra privati, alla violazione del Testo unico bancario.
Un “giro di operazioni” per ottenere l'appalto
L'accusa di corruzione tra privati ipotizzata a carico di Lago assieme al presidente della banca Pelizzo e all'ex direttore generale Di Bernardo - come emerge dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari - prende indirettamente origine da due degli episodi scandagliati dagli 007 della Guardia di Finanza del comando provinciale di Udine su coordinamento della Procura del capoluogo friulano.
A Pelizzo e Di Bernardo viene contestato il fatto di avere indotto il commercialista Pirelli Marti ad acquistare tramite una finanziaria una società inadempiente, la Neb Gestioni, su cui gravava un debito di circa 3 milioni e mezzo nei confronti della banca, e questo allo scopo - secondo gli inquirenti - di occultare ai soci della Popolare un'operazione fallimentare di gestione del credito. Come contropartita, i due dirigenti bancari avrebbero concesso due mutui senza garanzie per circa 2,4 milioni a favore di una società del Pirelli Marti medesimo. Ma non è tutto: presidente e direttore della banca, secondo l'impianto accusatorio del pm, avrebbero anche “comprato il silenzio” del professionista circa le due presunte operazioni sopra riportate destinandogli una somma di 170mila euro.
E' qui che, nei fascicoli della Procura di Udine, entra in scena Daniele Lago: i 170mila euro destinati a Pirelli Marti sarebbero stati infatti emessi dalla Steda, “ma nell'interesse e su espressa indicazione di Pelizzo e Di Bernardo”.
Nella fattispecie, 150mila euro sarebbero stati trasferiti “con un falso preliminare di compravendita di un immobile di Lignano”, e i restanti 20mila “con una falsa fattura di consulenza” del commercialista.
In aggiunta, Lago sarebbe ulteriormente venuto incontro ai dirigenti dell'istituto di credito acquisendo, nel 2010, un cantiere per la costruzione di 9 ville bifamiliari per conto di Neb Gestioni in località Corno di Rosazzo “evitando così di far emergere la situazione di incaglio del finanziamento erogato dall'istituto alla Neb negli anni precedenti.” Un giro di operazioni finalizzato, sempre secondo l'impianto di accusa, “a favorire Steda nell'affidamento dell'appalto per la costruzione della nuova sede del Gruppo”.
Un appalto sul quale gli inquirenti hanno riscontrato ulteriori stranezze: prima fra tutte la mancata cessione del lotto dell'area “Cividale 3” che Steda si era impegnata ad acquisire per lo sviluppo commerciale e immobiliare della medesima, ma “senza attivare le clausole di salvaguardia”. Ulteriori contestazioni, fra le altre cose, riguardano gli accordi contrattuali relativi all'acquisto da parte di Steda di un centro congressi e di un asilo nido da realizzare nell'area ma non inclusi nel progetto originale.
Il calderone scoperchiato dalla Procura di Udine attende ora il riscontro degli ulteriori sviluppi procedurali, con le eventuali richieste di rinvio a giudizio per i presunti reati contestati agli indagati.
Lago, come già scritto, respinge gli addebiti a suo carico: ma il suo coinvolgimento sia nell'inchiesta dell'Aquila che in quella di Udine ha proiettato inevitabilmente il nome di Steda, società attualmente in liquidazione con concordato preventivo, all'attenzione delle cronache nazionali.
E particolare attenzione, in questi giorni, viene riservata all'azienda rossanese dagli organi di informazione dell'Emilia, dove Steda Spa tra agosto e novembre 2012 ha vinto alcune gare di appalto sempre per la ricostruzione post terremoto. Un pressing mediatico che ha spinto l'assessore regionale alle Attività Produttive dell'Emilia Romagna Gian Carlo Muzzarelli a dichiarare che l'impresa di costruzioni veneta “ha svolto i lavori che le sono stati affidati con procedure regolari e nella massima trasparenza”. “Avendo la Steda sospeso i pagamenti ai subappaltatori - ha ancora dichiarato Muzzarelli -, la Regione, come prevede la legge, già prima dell’apertura della procedura di fallimento aveva bloccato i pagamenti all’impresa stessa a dimostrazione dell’efficacia dei controlli messi in atto.”
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