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Un sabato all'Ospedale
Increscioso disservizio dell'Ospedale di Bassano: paziente trapiantato di rene viene impossibilitato a procurarsi il farmaco antirigetto. Il paziente costretto a rivolgersi all'Ospedale di Castelfranco, dove gli procurano il medicinale seduta stante
Pubblicato il 23 nov 2013
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Le sue brioche con la crema ai pistacchi verdi di Bronte, rinomato prodotto Dop coltivato ai piedi dell'Etna, sono la fine del mondo. Se vi piace il pistacchio, ovviamente. Promuovere le specialità della sua terra d'origine è del resto la missione imprenditoriale di Giovanni Occhipinti, titolare e chef del bar, pasticceria e tavola calda siciliana “I Vecchi Sapori” aperta da pochi mesi in via Campo Marzio a Bassano. Attività che segue con competenza e passione, e ritmi di lavoro senza orari, pur dovendo dedicare grande attenzione - contemporaneamente - al controllo della propria salute.
Occhipinti è infatti un trapiantato di rene. E l'organizzazione del suo lavoro deve convivere con i tempi e le esigenze del conseguente e necessario trattamento terapeutico. Due volte al mese il gestore del locale si reca all'Ospedale di Udine, presso il quale ha subito il trapianto del rene nel 2009, dove si sottopone agli esami periodici e ai prelievi di rito per controllare lo stato funzionale dell'organo trapiantato.
Altre tre volte al mese prende di nuovo la macchina e va all'Ospedale di Castelfranco Veneto, dove era sottoposto a dialisi prima del trapianto, per i controlli supplementari: seguito oggi come allora dalla dr.ssa Roberta Lazzarin, nefrologa dell'Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi del presidio ospedaliero castellano.
Giovanni Occhipinti (foto Alessandro Tich)
Fondamentale, per la sua terapia, è l'assunzione quotidiana di un farmaco antirigetto. Si chiama CellCept e ogni confezione contiene 50 compresse da 500 mg l'una. Occhipinti deve prenderne 4 compresse al giorno, due alla mattina e due alla sera, per un totale di 2 grammi di dose quotidiana.
Si tratta di un medicinale che non si trova nelle normali farmacie ed è distribuito ai pazienti esclusivamente dalle farmacie degli Ospedali, generalmente nella quantità di 4 scatole per due mesi di terapia.
Può capitare tuttavia che l'ultima confezione a disposizione finisca proprio nel fine settimana, quando le farmacie ospedaliere sono chiuse, ma col farmacista di turno - almeno teoricamente, come vedremo in seguito - in servizio di reperibilità. Cosa che è accaduta al cuoco e pasticcere in una giornata di sabato verso la fine dello scorso ottobre. Per procurarsi il ricambio del farmaco, il paziente si è quindi rivolto all'Ospedale di Bassano.
“Sono andato al Pronto Soccorso nel primo pomeriggio - racconta Occhipinti - e ho chiesto se qualcuno poteva procurami le pastiglie almeno per il sabato e la domenica e cioè per arrivare fino a lunedì, giorno di riapertura della farmacia dell'Ospedale. Al Pronto Soccorso mi hanno mandato da un medico e da un'infermiera ai quali ho spiegato nuovamente il mio problema. Invece di risolverlo, il medico mi ha risposto che quando sto per finire la scatola non devo aspettare l'ultimo momento ma preoccuparmi di andare prima a prenderne una nuova. Ha telefonato a due reparti, compresa Nefrologia, ma nessuno aveva una confezione del farmaco antirigetto. La Nefrologia di Bassano segue i dializzati e non i trapiantati e non ha quindi le competenze per un paziente come me. Mi ha detto anche di rivolgermi al mio medico di base, che però non detiene i medicinali che sono di competenza esclusiva dell'Ospedale. Il medico mi ha quindi indirizzato alla portineria dell'Ospedale, che ha le chiavi della farmacia.”
Tutto a posto, finalmente? Macché. E' qui anzi che la vicenda del paziente trapiantato, già sufficientemente assurda fino a quel punto, si è avvicinata ai confini della realtà.
“Il portiere mi ha detto che non può chiamare nessuno di sabato - riferisce l'imprenditore siculo-bassanese -. Le chiavi della farmacia erano lì, ma non si poteva contattare il farmacista. Allora col cellulare ho chiamato i carabinieri al 112, che mi hanno detto di insistere spiegando che quel farmaco per me è vitale. E' stato inutile, nessuno di questi signori si è azzardato a chiamare il farmacista ospedaliero di turno, che è reperibile. Non possono trattare una persona malata così, sapendo la gravità del problema.”
Rinchiuso, sanitariamente, in un vicolo cieco il paziente trapiantato è stato costretto a tentare al volo il Piano B. Che fortunatamente per lui è andato a buon fine.
“Ho dovuto chiamare l'Ospedale di Castelfranco Veneto - racconta ancora - e sono riuscito a contattare la dr.ssa Lazzarin, che si è attivata immediatamente per procurarmi il medicinale dicendomi subito “scendi giù a prendere il farmaco”. Lei ha chiamato la farmacista, che era a casa ma reperibile e che è corsa all'Ospedale di Castefranco per aprire la farmacia. Alle 17 io avevo finalmente la medicina, due confezioni di CellCept. E la dottoressa mi ha anche controllato per vedere se nel periodo senza farmaco c'erano state complicazioni.”
Tutto è bene, dunque, quel che finisce bene. Ma quello che è capitato quel sabato pomeriggio al San Bassiano è rimasto, al diretto interessato, amaramente sullo stomaco.
“La mia rabbia - si sfoga - è che l'Ospedale di Bassano non tutela bene gli ammalati, se ne fregano. Non è giusto che una persona trapiantata venga trattata come una pezza vecchia, uno strofinaccio da buttare via. Al Pronto Soccorso non hanno avuto la minima preoccupazione di poter fare qualcosa per tamponare due giorni almeno di terapia.”
E così Giovanni Occhipinti non ci ha pensato su due volte, e ha cercato di contattare il direttore generale dell'Ulss n.3 Fernando Antonio Compostella per segnalare il trattamento e il disservizio subito. Inutilmente.
“Il lunedì successivo - lamenta in conclusione il paziente spazientito - ho chiamato la segreteria del direttore generale. La segretaria mi ha detto che il dottor Compostella era a Venezia per un incontro in Regione e mi ha consigliato di mandargli un'email, dandomi il suo indirizzo di posta elettronica, assicurandomi che l'avrebbe letta. Io l'email l'ho mandata, ma non ho mai avuto nessuna risposta e nessun contatto.”
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