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La Neuropsichiatria Infantile dell'Ulss 3 perde l'apicalità. E il dr. Miottello, direttore della struttura, non è più primario. L'Ulss: “La continuità del Servizio non deve essere legata all’immagine personale del singolo professionista”
Pubblicato il 24 ott 2013
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Ehi, c'è qualcuno? Dove sono i politici che lo scorso giugno si stracciavano le vesti sui presunti - e poi solo in parte confermati - tagli annunciati tra i primariati dell'Ulss n. 3 nell'ambito delle nuove schede ospedaliere della programmazione sanitaria della Regione Veneto?
Sta infatti passando sotto silenzio, nonostante la cosa sia stata riportata in questi giorni dai quotidiani locali, la perdita di un'altra “apicalità” della nostra Azienda Socio Sanitaria. Si tratta di Neuropsichiatria Infantile (NPI): la Struttura Complessa, diretta dal dr. Piergiorgio Miottello, che ora diventa Struttura Semplice.
Per i non addetti ai lavori può sembrare una differenza da poco.
L'ingresso degli ambulatori di Neuropsichiatria Infantile alla palazzina F del Centro Mons. Negrin dell'Ulss 3 a Bassano (foto Alessandro Tich)
In realtà la Struttura Complessa, per spiegarlo in parole povere, è il classico reparto ospedaliero diretto da un primario. La Struttura Semplice è invece un comparto sanitario di livello inferiore: ovvero un dipartimento collocato all'interno di una più ampia Struttura Complessa e gestito da un dirigente per il quale non è richiesta la qualifica di primario. Una “retrocessione” già sperimentata negli anni scorsi al San Bassiano da Chirurgia Maxillo Facciale e quest'anno, appunto a seguito delle nuove schede sanitarie della Regione, da Anatomia Patologica.
Ora si aggiunge anche la Neuropsichiatria Infantile. Una struttura che si rivolge alla fascia di utenza in età evolutiva da 0 a 17 anni e che ha certamente il suo bel daffare: opera infatti in ambito territoriale, nel distretto di pianura dell'Ulss 3, e in ambito ospedaliero con consulenze mirate soprattutto per il Pronto Soccorso e la Pediatria.
Tra i suoi settori preminenti di intervento vi sono la diagnosi e il trattamento delle epilessie, delle cefalee e dei disturbi del sonno, oltre ai disturbi dello sviluppo della motricità, del linguaggio, dell'apprendimento (dislessia e affini) e ai disturbi neuropsicologici infantili in generale, autismo compreso.
Non si tratta di problemi che riguardano una popolazione minorile limitata.
Nel solo campo dei “Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)” i “soggetti noti” nel territorio dell'Ulss n.3, e cioè bambini con diagnosi accertata di DSA, sono più di 500: ovvero un terzo degli oltre 1500 minori con problemi neurologici, cognitivi, di apprendimento o psichiatrici presenti nel territorio dell'Azienda Socio Sanitaria.
In alcuni ambiti della sua attività, inoltre, la NPI bassanese ha conseguito risultati di eccellenza: è infatti Centro di Riferimento Nazionale per la Sclerosi Tuberosa - malattia genetica correlata ai sintomi epilettici - in collegamento con la Clinica Pediatrica dell’Università degli Studi di Padova, nonché Centro di Riferimento Regionale per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
Ora però - con le nuove schede di dotazione ospedaliera del Veneto, approvate con una serie di modifiche e licenziate definitivamente a fine settembre, dopo un dibattito di oltre 22 ore, dalla Commissione Sanità dal consiglio regionale - è arrivata la doccia fredda.
E le famiglie dei giovanissimi pazienti della struttura, tramite una lettera inviata alla Direzione Generale dell'Ulss n.3, temono che le funzioni e le potenzialità della NPI vengano ridotte e che si ritorni “alla situazione di 15 anni fa quando non esistevano specialisti neuropsichiatri infantili all'ospedale di Bassano e i minori che necessitavano di interventi dovevano rivolgersi a strutture specialistiche regionali o anche al di fuori della regione, con evidente aumento di preoccupazione e di disagio per le famiglie”.
E lo stesso ormai ex primario dr. Miottello, in dichiarazioni alla stampa, ha lamentato che “sarebbe un peccato vedere sfumare il lavoro di tanti anni”.
La severa replica del Dg Compostella
Nel frattempo, sul fulmine a ciel sereno scoppiato in seno all'organizzazione socio sanitaria locale, è pervenuto in redazione un comunicato della Direzione Generale dell'Ulss n.3.
Un intervento col quale il direttore generale Fernando Antonio Compostella giustifica la novità dal punto di vista della programmazione sanitaria regionale: “La nuova organizzazione proposta dalla Regione, che individua - in base alla popolazione di ogni territorio - il numero delle apicalità e le unità operative conseguenti, non prevede la NPI come Struttura Complessa per la nostra Azienda, come pure per tutte le Aziende con una popolazione inferiore a 200.000 abitanti”.
Lo stesso Dg (direttore generale) ricorda i numeri del personale in organico alla struttura - 21 collaboratori di cui 3 medici, 3 psicologi, 4 fisioterapisti, 8 logopedisti, 1 operatore tecnico e 2 amministrativi - e assicura che “quando la nuova Programmazione Regionale diventerà operativa, la struttura di NPI, riqualificata come Struttura Semplice, continuerà ad avere comunque autonomia operativa, ad avere 21 operatori, a mantenere le medesime funzioni e le stesse risorse economiche”.
“Di fatto - sottolinea Compostella - non sussiste alcun motivo perché vengano modificati, rispetto ad oggi, i servizi in risposta ai bisogni dei cittadini.”
Ma la cosa interessante del comunicato dell'Ulss 3, che va letto e interpretato anche tra le righe, sono le dichiarazioni del direttore generale nei confronti del primario “declassato” dr. Piergiorgio Miottello.
“Comprendo il disappunto del dr. Miottello per la perdita dell’incarico di Struttura Complessa - afferma il dr. Compostella -, ma tale cambiamento non deve influire negativamente sul servizio e sulle prestazioni erogati agli utenti.”
Segue quindi l'affondo: “La continuità di attività del Servizio - ammonisce il Dg - non può e non deve essere legata all’immagine personale del singolo professionista, ma viene garantita dall’Azienda.”
E nel definire “prive di fondamento” le dichiarazioni a mezzo stampa secondo le quali “non sarà più disponibile l’assistenza ospedaliera e i soggetti con problemi neurologici e psichiatrici importanti e ad esordio acuto saranno indirizzati a Padova o Verona”, lo stesso direttore generale annuncia di “impegnarsi in tal senso, monitorando la situazione”.
“Monitorerò, altresì - avverte il dirigente al vertice dell'Ulss 3 - le prestazioni complessive erogate dal Servizio di NPI, avendo riscontrato che nel 2013 c’è stata una diminuzione (- 12,3%) rispetto al 2012, con particolare riferimento all’area medica neuropsichiatrica che ha subito una diminuzione del 21,8% nelle prime visite e del 29,3% per il colloquio psichiatrico, seppur in costanza di risorse. E’ inoltre diminuito il numero di utenti che si sono rivolti al Servizio, da 293 nel 2012, a 267 nel 2013. Alla luce di questi dati, dal 1 gennaio 2014 anche le prestazioni del Servizio di Neuropsichiatria Infantile verranno gestite dal CUP, potendo in tal modo meglio verificare eventuali carenze.”
E quella che nei toni e nei contenuti appare molto di più che una semplice tirata d'orecchi da parte del direttore generale dell'Ulss 3 nei confronti della struttura, ovvero del noto e stimato professionista che l'ha diretta in veste di primario fino ad oggi, trova il suo suggello definitivo nella parte finale del comunicato aziendale.
“Infine - conclude infatti il Dg nella sua nota - tengo a rassicurare i cittadini che la Direzione si sta impegnando per risolvere queste problematiche, emerse anche dalle risposte date dagli utenti della NPI ad un recente questionario inviato a 600 famiglie, e dal quale è risultato che il 53% degli intervistati considera i tempi d’attesa troppo lunghi, con particolare riferimento a quelli che intercorrono tra il momento della prenotazione e l’erogazione della prestazione, tra la visita e la diagnosi, come pure tra la diagnosi e la presa in carico per la terapia. Questo è l’obiettivo prioritario dell’Azienda oggi e anche domani.”
Insomma: un richiamo ufficiale bello e buono, affidato alla divulgazione pubblica di una comunicazione trasmessa alle redazioni. Problemi interni di organizzazione sanitaria che per la prima volta, almeno nella recente storia dell'Ulss n.3, vengono spiattellati “extra moenia”.
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