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“Quella delle istituzioni è un'assenza che urla”
Il consigliere comunale Ilaria Brunelli aderisce all'ennesima protesta degli avvocati e si incatena all'ingresso della Procura in via Verci per impedirne il trasloco, fissato questa mattina: per aprire il portone interviene la Polizia
Pubblicato il 16 set 2013
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Il camion della ditta di traslochi incaricata dello sgombero della Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, chiusa dal governo e trasferita a Vicenza, arriva puntualmente poco dopo le 7.30 di questa mattina davanti alla sede dismessa di Palazzo Cerato in via Verci. Ma non ha fatto i conti con Ilaria Brunelli, consigliere comunale di Bassano ConGiunta, incatenata, con la bandiera tricolore, al portone d'ingresso del Palazzo da sgomberare.
Di tutti i rappresentanti pubblici della nostra città, la giovane esponente di maggioranza (si fa per dire, visti i recenti sviluppi all'interno della coalizione che regge l'Amministrazione Cimatti) sembra quello ad aver preso maggiormente a cuore le sorti dei presìdi di giustizia di Bassano, cancellati dalla riforma della geografia giudiziaria in vigore da sabato scorso.
Da qui la decisione della consigliera comunale di incatenarsi all'entrata: colpo di teatro supplementare dell'ennesima manifestazione di protesta indetta dagli avvocati che dopo la “veglia funebre” di venerdì sera si sono dati appuntamento di prima mattina in via Verci per testimoniare - come recita un avviso - “i loro NO al trasloco, NO alla soppressione della Procura e di uno dei Tribunali più virtuosi d'Italia, come riconosciuto anche dal Ministero, anche in ordine allo smaltimento dell'arretrato”.
La consigliera di Bassano ConGiunta Ilaria Brunelli incatenata all'ingresso dell'ex Procura di Bassano
Gli addetti al trasloco sono pronti a entrare nell'ex Procura per portare via arredi e incartamenti, ma la ardita Ilaria in catene, in versione “di qui non si passa”, non si schioda. Un avvocato, durante l'azione di resistenza della portabandiera del movimento ”No Trasloco”, le porta anche un caffè. Finché alla fine non arriva la Polizia, allertata nel frattempo, che con l'ausilio di apposite cesoie trancia le catene e permette l'apertura del portone.
Comincia così, in netto ritardo rispetto ai tempi prefissati, il contrastato sgombero di quella che fino a venerdì scorso è stata la sede della magistratura inquirente della nostra città. Per buona parte della mattina, davanti all'ex Procura in via Verci staziona un presidio composto in gran parte da avvocati, qualcuno con la bandiera italiana indossata a guisa di toga.
C'è anche un ristretto manipolo di consiglieri comunali. Oltre alla già citata Brunelli, eroina del giorno, fanno la loro comparsa Stefano Giunta, capogruppo di Bassano ConGiunta; la presidente leghista del consiglio comunale Tamara Bizzotto, uscita ufficialmente allo scoperto in favore della difesa del Tribunale già dalla manifestazione sul Ponte con Zaia; la consigliera del Pd Maria Cristina Busnelli e ovviamente il capogruppo di Città Vostra Antonio Mauro, avvocato di professione e in quanto tale da sempre in prima linea nelle innumerevoli manifestazioni promosse in questi due anni per il mantenimento della sede di giustizia in città.
Ma l'elenco dei nomi dei politici e pubblici amministratori annotati sul nostro taccuino si ferma qui. Troppo pochi, secondo Ilaria Brunelli.
“Mi sono incatenata all'ingresso - ci dice la diretta interessata - per dare testimonianza di una chiara opposizione a questo trasloco, che è l'inizio di un processo senza ritorno, e per invocare il senso di responsabilità delle istituzioni. Non si può consentire quello di oggi, che è un vero e proprio smantellamento, senza avere ancora informazioni certe sulla logistica e sull'organizzazione, e senza ancora avere la definitiva certezza della chiusura dopo che il ministro Cancellieri si è dichiarato disposto a rivederla se riceverà indicazioni unanimi dal parlamento.”
“Ma oggi - afferma ancora l'esponente di Bassano Congiunta - nessuna delle istituzioni era presente. Non ho visto il sindaco, non ho visto Zaia che ha dichiarato che il Tribunale di Bassano “è la linea del Piave”, non ho visto la Filippin. Oggi era il giorno in cui essere presenti, e ha prevalso invece il silenzio. Questa delle istituzioni è un'assenza che urlava.”
Attorno alle 10.30, con la "via del trasloco" ormai senza più ostacoli, prende corpo la seconda parte della manifestazione odierna.
Gli avvocati con le bandiere tricolori, lasciando il presidio davanti all'ex Procura, inscenano un nuovo piccolo corteo lungo via Verci, piazzetta delle Poste e via Marinali in direzione del Tribunale. Lo fanno cantando più volte l'inno di Mameli, che riecheggia ripetutamente in loop da un lettore cd con altoparlante. Nel gruppetto che apre il corteo sfila il presidente di Confcommercio Bassano Luca Maria Chenet, che in quanto alla difesa del soppresso Tribunale di Bassano del Grappa è ormai, e non certo da oggi, più realista del re.
Prima sosta, e nuova esecuzione dell'inno nazionale, davanti al cancello del Tribunale. Seconda sosta, e ulteriore intonazione di “Fratelli d'Italia”, all'ingresso della Cittadella della Giustizia, reso quasi inaccessibile dal camion con braccio meccanico impegnato nella posa in opera del pavimento esterno del complesso edilizio.
Terza ed ultima “stazione” sotto la loggetta del municipio, dove avvocati, consiglieri e qualche cittadino al seguito - in tutto, una trentina di persone - si “stringono a coorte” prima del definitivo rompete le righe.
“Quello di oggi non è un trasloco - sentenzia l'avv. Nereo Merlo, anima e cuore del comitato per la salvezza del Tribunale -, ma una deportazione: di fascicoli, personale, cittadini, avvocati e magistrati. Una deportazione imposta a una città Medaglia d'Oro al Valor Militare e decisa da due ministri tecnici contro la sovranità popolare, confermata dal parere di due parlamenti.”
Dopo l'ultimo inno cantato sotto il municipio, la manifestazione di scioglie.
Ma non per tutti: alcuni avvocati e l'irriducibile Brunelli tornano nell'androne di ingresso dell'ex Procura, dove nel frattempo sta procedendo lo sgombero degli arredi e dei fascicoli. “Siamo entrati senza problemi, non ci ha detto niente nessuno, il portone è aperto e non c'è nessun controllo” - ci dicono mentre facciamo un salto anche noi nel luogo del trasloco.
E ce ne accorgiamo pure noi: effettivamente, in concomitanza con lo sgombero, quello che era il Palazzo più inaccessibile - per ovvi motivi - della città si è trasformato in un confuso e apparentemente incustodito open space.
Notiamo mazzi di chiavi e ordini di servizio lasciati sopra il desk e la porta di quello che fu l'Ufficio Esecuzioni Penali, con tutti i faldoni degli atti ancora da trasferire, è spalancata.
Quasi un'immagine-simbolo di una giustizia sfrattata che in riva al Brenta ha dovuto ammainare la propria bandiera. Il tutto - mini-corteo e inni di Mameli compresi - nella tranquilla e totale indifferenza di una ancora semivuota e semi addormentata città del lunedì mattina. Sul tema del Tribunale, e non solo, Bassano è sempre più Disgiunta.
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