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La voce nel deserto
L'amaro sfogo di Anna Cadore, commerciante in centro storico a Bassano. Oggi, Pasquetta, Bassano è stata invasa dai turisti ma il suo negozio era tra i pochissimi aperti. “La mia categoria non si accorge che il mondo sta cambiando”
Pubblicato il 01 apr 2013
Visto 6.517 volte
“Dovevo far venire oggi più personale”.
Anna Cadore - titolare dell'omonimo negozio di biancheria per la casa, decorazione e oggettistica di via Jacopo da Ponte, in pieno centro storico a Bassano del Grappa - ha le sue buone ragioni per affermarlo. Le commesse impegnate in questo lunedì di Pasquetta sono riuscite infatti a malapena a stare dietro alla moltitudine di clienti che ha letteralmente preso d'assalto, e per l'intera giornata, il negozio. Un continuo viavai di acquirenti arrivati anche dall'estero e persino da Roma e dalla Puglia per portarsi a casa un ricordino della città: un set di tovaglioli, una trapuntina, un guanto da forno, un asciugamani. E si sa che chi ha i soldi per spostarsi da una parte all'altra dello Stivale ha anche i soldi per fare acquisti di un certo tipo: e nei pochi minuti della nostra presenza in negozio più di un cliente, con vari articoli messi nel pacchetto, lascia in cassa un biglietto da cento e anche oltre.
“Abbiamo lavorato come pazzi”, ci conferma la nota commerciante. E il perché è presto detto: nonostante il tempo non proprio primaverile, Bassano ha richiamato anche quest'anno - per la gita “fuori porta” del lunedì di Pasqua - la solita folla delle grandi occasioni. Gente arrivata da tutto il Veneto e da tante altre parti d'Italia per ammirare il Ponte Vecchio, ma anche per fare un po' di shopping. Ma proprio qui sta il punto: chi è arrivato oggi in riva al Brenta per fare qualche compera, è rimasto con un pugno di mosche in mano.
Anna Cadore: "Prendo le distanze da una categoria ferma e vecchia" (foto Alessandro Tich)
Negozi chiusi, nella stragrande maggioranza. Il cuore della città, che “rischia di non battere più”, ha deciso di prendersi una giornata di riposo.
Anna Cadore, con gli incassi registrati a Pasquetta, dovrebbe essere felice come una Pasqua. E' invece è arrabbiata, arrabbiatissima. Con la sua stessa categoria, incapace - a suo dire - di accorgersi “che Bassano è un centro turistico” e “che il mondo sta cambiando”.
“E' da questa mattina che sentiamo le lamentele dei turisti perché i negozi sono tutti chiusi” - ci dice senza mezzi termini. E - nel dircelo - ci consegna un piccolo elenco, scritto a penna su un foglio, che indica in ordine sparso da dove è arrivata soltanto una piccola parte dei clienti che oggi hanno varcato la soglia del negozio e a cui la titolare, al momento del pagamento in cassa, ha chiesto la provenienza: Senigallia (Marche), Cesena e Forlì (Romagna), Laglio (Lago di Como), Roma, Bolzano, Merano, Monopoli (Bari), Croazia, Agordo, Marano Vicentino, Pergine, Sedico, Maserà di Piave, Valdagno, Montebelluna, Schio, Conegliano, Castelmassa (Rovigo).
“La clientela è amareggiata per il centro storico completamente chiuso - si sfoga Anna Cadore -. Il nostro è stato uno dei pochissimi negozi che hanno aperto per Pasquetta. Dalle 10 di questa mattina abbiamo avuto clienti da tutta Italia. Le persone mi hanno chiesto dove potevano comprare degli occhiali, dei jeans, degli ombrelli. Altri clienti mi hanno detto che per Pasqua hanno l'abitudine di comprare dei pensierini per i loro figli e nipoti, e mi hanno chiesto se era aperto qualche negozio di oggettistica per bambini. Non è possibile continuare a dire che Bassano è una città di richiamo turistico, e poi tenere chiusi i negozi quando la gente arriva. Con il ponte festivo le persone si muovono: o i negozi del centro storico lo capiscono e tengono aperto, oppure non c'è futuro. Bassano è a vocazione turistica: se non capiamo questo, allora è meglio cambiare mestiere. Non ce lo ha ordinato mica il dottore di fare i commercianti. E' ora di smettere di piangere il morto, e di tenere aperto quando la gente è in vacanza.”
La grintosa negoziante tiene in evidenza vicino alla cassa il testo stampato di un nostro articolo di Bassanonet - il cliccatissimo “Il caso Peppa Pig” - nel quale, prendendo spunto da un affollato evento promozionale al Grifone, puntiamo l'attenzione sulle rivendicazioni dei commercianti del centro e affermiamo, tra le altre cose, che voler competere alla pari con i centri commerciali significa “accettare anche un radicale cambio di mentalità manageriale”. Frase che Anna Cadore ha sottolineato in rosso.
“Abbiamo capito che Bassano è una città a vocazione turistica? La categoria non ha capito questo? Non vogliono cambiare mentalità - incalza la commerciante -. Questo mattina ho mandato 10 sms ad alcuni miei colleghi per segnalare il problema. Vogliamo cambiare mentalità, si o no? La categoria sta dormendo sonni beati. Lo dico a malincuore, ma prendo le distanze da una categoria che è ferma e vecchia. Io sono colpita dall'immobilismo della mia categoria.”
Non è da oggi, del resto, che Anna Cadore sta promuovendo nuove formule per diversificare l'offerta commerciale in centro storico, non ancora “comprese” o seguite da altri negozi.
“Da un anno e mezzo - ci spiega - stiamo attuando, e con soddisfazione, l'orario continuato. Siamo aperti tutti i giorni, anche la domenica, dalle 10 alle 19.30. Nella pausa pranzo c'è da lavorare. Non è obbligatorio aprire la mattina presto se puoi venire incontro alle esigenze della clientela che approfitta della pausa pranzo per fare acquisti. Nei primi mesi la gente doveva ancora abituarsi alla novità, ora stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato. Agli inizi gli altri commercianti mi chiedevano soltanto una cosa: “quanto hai fatturato in pausa pranzo?”. L'orario continuato è un segno della sensibilità sul fatto che il mondo sta cambiando. A quando il cambio di mentalità dei miei colleghi?”.
Morale della favola, per ritornare ad oggi: è inutile abbassare per protesta le serrande dei negozi perché “il centro storico sta morendo” quando le si tiene abbassate anche in un giorno, come il lunedì di Pasqua, di massimo afflusso di turisti nel cuore della città.
“Ci dividiamo in due categorie: i bottegari e gli imprenditori - aggiunge la titolare del negozio di via Jacopo da Ponte -. C'è spazio solo per chi pensa da imprenditore, e continua a investire. Chi dice che la domenica o nei giorni festivi il personale costa troppo, non ha capito niente. Se smettono di investire perché non ci sono i schei, è la fine.”
Anna Cadore teme di essere “una voce nel deserto”, ma lancia alla fine anche un messaggio di ottimismo per il suo lavoro, la sua categoria e la sua città: “La grande risorsa da sfruttare nel nostro meraviglioso centro storico è il turismo. Il turismo è la fabbrica del futuro.”
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