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Cassola, veleni in parrocchia
Una lettera firmata “Fedeli della Parrocchia di Cassola” interviene sul caso dell'ex parroco don Emanuele, accusato di distrazione dei fondi parrocchiali per 140mila euro. “Circolano in paese invenzioni e chiacchiere fino alla pura menzogna”
Pubblicato il 20 mar 2013
Visto 38.971 volte
La notizia, uscita nel bollettino della Parrocchia di San Marco Evangelista di Cassola e ripresa le scorse settimane nei quotidiani locali (mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/03/07/news/distratti-dal-parroco-fondi-per-140-mila-euro-1.6655030 www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/478776_cassola_lex_parroco_risarcir_i_danni/) è di quelle che fanno fare il classico balzo sulla sedia: don Emanuele Gasparini, dal 1996 al 2010 stimato e benvoluto parroco di Cassola, è stato accusato di gestione immobiliare azzardata e di distrazione di soldi della parrocchia per circa 140 mila euro in 14 anni.
Le accuse nei confronti del sacerdote sono state formalizzate dalla Diocesi di Padova, che ha intentato nei suoi confronti il processo canonico.
Don Emanuele avrebbe giustificato gli ammanchi con opere di carità nei confronti delle famiglie bisognose, anche se - come riportato dagli articoli di stampa - “non sarebbe stato in grado di indicare uno per uno tutti i destinatari degli aiuti elargiti in dieci anni”. Da qui l'impegno, espresso dall'ex parroco al vescovo Mattiazzo, di riparare “al danno procurato alla parrocchia di Cassola consegnando una congrua somma di denaro secondo le sue possibilità”.
La chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista di Cassola (foto Alessandro Tich)
La clamorosa vicenda - a seguito della quale don Emanuele rimane al momento “nell'esercizio del ministero presbiteriale secondo le disposizioni del vescovo” - ha ovviamente creato scalpore e sconcerto nella comunità parrocchiale di Cassola, retta attualmente dal parroco don Romeo Zuin. Ma anche, a quanto pare, cattiverie e veleni: è quanto denuncia una lettera trasmessa in redazione, firmata “Fedeli della Parrocchia di Cassola”, che pubblichiamo integralmente di seguito:
LETTERA IN REDAZIONE
Gentile Redazione
BASSANONET
Bassano del Grappa
Abbiano appreso dai giornali con grande stupore e dolore la vicenda del nostro ex parroco, don Emanuele Gasparini. Noi siamo sempre stati di quelli che si definiscono una maggioranza silenziosa, che sempre tace per evitare di alimentare inutili polemiche che turbino il quieto vivere della nostra comunità e che cerca di trovare quotidianamente sbocco alle problematiche in maniera pacata e razionale.
Ma in questo caso per noi è difficile tacere e non manifestare tutto il nostro sgomento per questa incresciosa vicenda, su come si sono susseguiti i fatti e come sia stata gestita fin dall'inizio.
Premettiamo che per noi che lo conoscevamo (e lo conosciamo) bene, don Emanuele Gasparini era il tipico esempio di come un pastore di comunità dovrebbe essere, della passione di cui dovrebbe essere animato un sacerdote nel compimento del proprio ministero non solo nelle apparenze, ma nella più intima sostanza. Don Emanuele è uomo di profonda carità e su questa carità ha costruito la sua intera vita. Resta difficile poter credere a quanto abbiamo letto sui giornali e sul fondamento dell'accusa a lui mossa di dissipazione del patrimonio parrocchiale. Il fatto che sia stato trattato alla stregua di un mascalzone ci addolora e ci indigna profondamente colpendoci uno ad uno.
Non ci possiamo esimere dal chiederci il perché di tutto ciò. Noi ci interroghiamo come cittadini e cristiani si ciò che sta accadendo a Cassola, sui motivi di un clima tanto avvelenato e malevolo che culmina nel fango gettato contro un pastore e un uomo che ha speso sempre la sua vita al servizio degli ultimi. Siamo molto spaventati nel constatare che per qualcuno il prezzo non sia mai troppo alto e che non ci si faccia scrupolo di turbare serenità e tranquillità di una intera comunità per raggiungere uno scopo. Circolano in paese racconti fantasiosi, invenzioni, chiacchiere fino alla pura menzogna. Questa vicenda calunniosa contro don Emanuele è come una mina che rischia di disgregare la comunità di Cassola.
Crediamo che questa situazione debba cessare per il bene di tutti e chiediamo a coloro che insistentemente proseguono nell'opera ingiuriosa contro don Emanuele di porre termine ai loro intenti. Noi vi preghiamo affinché questa macchina della cattiveria cessi perché possa tornare la serenità nella nostra comunità parrocchiale.
Non crediamo che don Emanuele abbia bisogno di una nostra difesa d'ufficio: su chi non vuole essere ipocrita queste accuse scivolano come pioggia su un vetro.
Le opere della sua permanenza come parroco di Cassola sono sotto gli occhi di tutti. I debiti contratti, fatti passare come dissipazione velleitaria, sono evidente e pura calunnia di chi ha cercato, in modo maldestro, di denigrare don Emanuele di fronte alla Comunità dei fedeli di Cassola, più che ricercare le reali ragioni di un presunto dissesto finanziario parrocchiale. Sono accuse che colpiscono più chi le fa che chi le riceve. Le ragioni sono oscure e per questo ci inquietano profondamente.
Chi accusa don Emanuele dimentica le difficoltà che quel povero pastore si è trovato innanzi al suo arrivo a Cassola: dall'evangelizzazione, alle attività per i giovani, dall'attenzione per gli anziani e per i malati al miglioramento delle strutture della Parrocchia, dagli investimenti effettuati per tutto noi e per i nostri figli, alle opere di carità. Un compito affrontato con coraggio e determinazione, non sottraendosi mai a situazioni difficili e a responsabilità.
Ed è per questo che riteniamo riprovevole da parte di chi voglia a tutti i costi calunniare don Emanuele usando come arma contundente proprio i debiti contratti per opere di carità: 140.000 euro in 10 anni sono 14.000 euro all'anno. E vi pare che si possa parlare di dissipazione di fronte ai risultati ottenuti?
Al suo successore, il suo primo accusatore, don Emanuele, grazie alla sua ispirata e sapiente opera, ha lasciato una comunità unita e solidale. Un esempio su tutti la realizzazione del Centro Parrocchiale e le modalità con cui si è raggiunto tale obiettivo: prima di procedere con qualsiasi tipo di iniziativa ha raccolto tutta la comunità in Chiesa al fine di spiegare l'idea, il progetto e l'obiettivo di fare un nuovo Centro Parrocchiale. Tutti siamo stati così informati del costo, di come avrebbe reperito le risorse, della tempistica e delle attività che sarebbero state inserite all'interno e di come sarebbero state gestite (compreso il tanto denigrato bar Patronato). Non siamo stati solo informati, ma abbiamo deciso tutti insieme che l'investimento era una buona cosa per tutti noi, che tale iniziativa avrebbe migliorato la nostra comunità e tutti noi, oggi come per il futuro.
La gioia della nostra comunità per questa opera si poteva toccare con mano il giorno dell'inaugurazione e grande fu anche l'entusiasmo del Vescovo. E così è stato nei mesi seguenti di funzionamento del Centro Parrocchiale e del patronato: dinamico e vivace in ogni momento della giornata, frequentato da tante famiglie, bambini, anziani, giovani, volontari.
Non esitiamo ad affermare che il Centro Parrocchiale realizzato da don Emanuele sia l'anima e l'essenza della comunità cristiana di Cassola e che il merito di aver serrato i bulloni di questa straordinaria esperienza condivisa sia da ascrivere a don Emanuele, di cui allora venivano tessute lodi senza che nessuno avesse nulla da eccepire. Non possiamo tollerare che tutto ciò passi nel dimenticatoio coperto dal fango.
Non possiamo consentire che la struttura di rapporti umani costruita da un uomo giusto venga demolita sotto i nostri occhi senza proferire parola: non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo consentire che una persona perbene, esempio per tutti noi, colui che ha rovesciato sulla nostra comunità un patrimonio di amore, carità, misericordia, fiducia e solidarietà spendendosi anima e corpo a tale scopo, giorno per giorno, venga screditata e fatta passare per un malfattore.
Invitiamo perciò chi sia determinato a denigrare oltremodo don Emanuele a desistere dai suoi intenti per il bene della Nostra Comunità: solo ripristinando la reputazione e la dignità di don Emanuele potremo trovarci tutti insieme intorno alla Croce di Cristo e ritrovare verità, giustizia e serenità d'animo.
Cassola, 17 marzo 2013
Fedeli della Parrocchia di
Cassola
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