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Luigi MarcadellaLuigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it

Trasporti e Mobilità

La crisi della Valsugana

Frana a San Marino: viabilità e trasporti bloccati. Gli industriali vicentini premono per rimettere il dossier “Valsugana” sul tavolo della politica

Pubblicato il 22-01-2024
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Serve l’emergenza per riportare sotto le luci della ribalta, uno dopo l’altro, i vari problemi strutturali dell’economia. In questo caso parliamo di viabilità e trasporti, coinvolti nella direttrice Bassano-Valsugana-Trento da uno stop forzato a seguito della frana in Valbrenta. Anche a livello locale gli assi viari e dei trasporti sono punti nevralgici da presidiare per il buon funzionamento del tessuto economico ed industriale. Lo stiamo osservando in contemporanea anche in scala globale con la crisi nel Mar Rosso, dove i ribelli Houthi bombardando i mercantili che passano attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb (rotta obbligata per proseguire verso il canale di Suez) costringono a spostare le tratte marittime lungo il Capo di Buona Speranza.

Se si bloccano i trasporti si azzoppa l’economia, globale e locale. La sicurezza dei trasporti sembrava un’ovvietà fino a ieri l’altro, l’abbiamo rivalutata molto di recente, soprattutto con le ultime crisi: Canale di Panama (siccità nel 2023) e Suez (nel 2021 prima con il blocco causato da una nave incagliata e oggi con i missili degli Houthi che costringono a circumnavigare l’Africa).

Frana in Valsugana


Tornando al nostro (g)local, la frana in Valbrenta, località San Marino, sta provocando la chiusura di circa 3 km della SS47 e l’interruzione della linea ferroviaria Trento-Bassano. In attesa di risolvere il problema delle rocce da rimuovere dalla montagna, lo scenario prevede uno stop di 45 giorni della viabilità.

Il traffico è stato dirottato in un primo momento nella strada vecchia, lato Valstagna. In un secondo momento l’ordinanza del Comune di Valbrenta ha interdetto il transito delle auto tra il Ponte di Valstagna e quello situato nella frazione di Costa, fino alla riapertura del traffico principale. Il risultato è il blocco pressoché totale dello snodo viario verso Trento e verso Bassano, con immagini dalla Valsugana che rimandano ai tempi tristi del lockdown in pandemia. Zero auto, zero camion, zero treni, attività commerciali in pesante difficoltà. Per gli utenti che devono spostarsi da Cismon a Bassano è necessario percorrere il tragitto via Feltre.

Sulla scorta del disagio e dei danni per il tessuto produttivo locale, che costringe i camion a lunghi e costosi tragitti alternativi, è intervenuta anche Confindustria Vicenza. Con un messaggio molto chiaro: si riprendano subito i lavori strutturali già progettati per la SS47 e si trovi al più presto un’intesa tra il Veneto e Trento per la Valdastico Nord.

La frana di San Marino è un’emergenza che tuttavia può essere utilizzata politicamente per una ridefinizione a campo largo dei diversi progetti pendenti sulla viabilità della Valsugana. Un’occasione che appare propizia anche per rivedere l’asse ferroviario che collega l’area pedemontana da Bassano a Trento, attualmente ad un solo binario e tutto fuori terra, con una vocazione sostanzialmente incentrata solo sul trasporto passeggeri.

«Si confida che in sede prefettizia, con il coinvolgimento degli enti a vario titolo interessati, possano essere individuate soluzioni transitorie in grado di contemperare efficacemente le esigenze di mobilità espresse dai cittadini, dai lavoratori e dalle imprese che normalmente utilizzano la SS 47, con le esigenze di salvaguardia dell’incolumità e della qualità della vita dei cittadini di Valbrenta, chiamati comunque a sopportare un traffico abnorme per una strada comunale in numerosi tratti neppure con una corsia per senso di marcia», ha dichiarato Claudio Pozza, delegato alle Infrastrutture di Confindustria Vicenza.

Ma è sul messaggio alla politica che pesa molto la posizione dell’industria berica. Gli industriali premono infatti per un ritorno sul tavolo della politica regionale del “dossier Valdastico Nord”. Una questione di interesse sovraregionale visto che gli effetti del “tappo” della Valsugana stanno coinvolgendo cittadini, lavoratori e imprese non solo del comprensorio bassanese, ma anche nelle vicine province di Treviso, Belluno e Trento.

«Ora non si può più tergiversare, il territorio e tutti i suoi enti competenti devono una volta per tutte affrontare sia il tema della riqualificazione, ammodernamento e messa in sicurezza della SS47, sia quello della creazione di un nuovo corridoio infrastrutturale che colleghi efficacemente la pedemontana veneta con il Trentino. Come dimostrato dall’interruzione, sempre causa frana, della SP349 Valdastico nei mesi di novembre e dicembre 2023, è ormai incontestabile la necessità di completare la A31, realizzandone finalmente lo sbocco a nord sulla A22. L’auspicio è che la Regione Veneto e la Provincia Autonoma di Trento trovino finalmente una sintesi di reciproco gradimento, sbloccando quell’impasse che logiche campanilistiche hanno fin qui prodotto, privando un ampio, quanto vitale, territorio, di infrastrutture adeguate alla domanda di mobilità espressa dalla popolazione e dagli operatori economici. C’è bisogno però anche di una visione più ampia, che voglia andare a risolvere davvero i problemi, sia per il Veneto, sia per il Trentino».

Gli industriali vicentini nel loro comunicato stampa ricordano che gli ultimi aggiornamenti relativi al futuro della SS47 risalgono a più di un anno fa e davano per ormai definita un’ipotesi progettuale concordata tra ANAS e Regione Veneto, quale risultato del tavolo di confronto annunciato dalla Regione ancora nel gennaio 2019.

Non solo Valdastico Nord, ma anche, come detto, una velocizzazione circa gli ammodernamenti da fare al corridoio viario della Valsugana lungo i comuni del bassanese e della Valbrenta. «Stante la situazione attuale e a fronte di un progetto esistente e già condiviso – ribadisce Pozza -, non vediamo ragioni per non procedere speditissimi nel definire il cronoprogramma degli interventi da realizzare. Tra i quali vi sarebbe anche una galleria per bypassare definitivamente il famigerato nodo di Carpanè».

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