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Luigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it
L’anno (economico) che verrà
Intervista ad Alessandro Bordignon, presidente di Confindustria Bassano. Gli ultimi dati sul trimestre, le previsioni per il 2023, la Pedemontana e la spinosa questione San Lazzaro
Pubblicato il 19 dic 2022
Visto 7.882 volte
Sono a disposizione i dati aggiornati dell’economia bassanese. Sono quelli forniti dal centro studi di Confindustria Vicenza che ha scorporato nella sua indagine congiunturale provinciale la parte relativa al territorio di Bassano. I dati sono buoni: il terzo trimestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2021, riporta ancora tutti segni positivi.
La produzione industriale registra un +2,4%, il fatturato Italia a +7,4%, il fatturato verso l’Unione Europa a +12,3% ed extra UE a +11,4%.
Bene anche l’occupazione che, nonostante tutto, tiene con un +0,4% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Significative le percentuali riguardanti la risalita dei prezzi a carico delle imprese: l’aumento delle materie prime è costato alle aziende il 24,5% in più rispetto all’anno precedente, controbilanciato solo in parte da un effetto sui listini dei prezzi finali, ritoccati mediamente solo del 13,6%.
Alessandro Bordignon (Raggruppamento Bassano di Confindustria Vicenza)
Un quadro dunque di un’economia bassanese in salute, già proiettata verso un 2023 carico di mille variabili, anticipa Alessandro Bordignon, da poco più di sei mesi alla guida del Raggruppamento Bassano di Confindustria Vicenza.
Già vicepresidente nell’ultimo mandato, è il Ceo di Tecnoplast Srl (Romano d’Ezzelino), che si occupa di subfornitura di componenti meccanici in plastica per automotive, macchine agricole ed impianti di risalita. I dati dell’indagine congiunturale portano ancora tutti il segno più.
«Il distretto economico bassanese sta bene. I dati ottimi del 2021 su un 2020 disastroso erano ampiamente prevedibili. Mentre i dati del 2022, alla luce di tutto quello che è successo nel mondo, non erano assolutamente così scontati».
Il costo dell’energia è la prima delle variabili per scongiurare il rischio recessione. Vede una giusta considerazione del problema da parte del nuovo governo?
«Ho la sensazione che il problema dell’energia diventerà fisiologico. Il governo Meloni ha detto chiaramente che il problema energetico è di livello europeo ed è in Europa che bisogna risolverlo. Molto dipenderà anche dalla durata della guerra in Ucraina. Nel medio termine, un accordo sul price cap ridurrà in parte i problemi, rimane da affrontare l’urgenza attuale. Vanno sicuramente rivisti velocemente i meccanismi generali di determinazione dei prezzi dell’energia. Abbiamo visto tutti in questi mesi gli extraprofitti enormi che hanno incassato le società del settore».
Le aziende si stanno riorganizzando anche sul lato delle politiche interne?
«Energindustria, società che rappresenta uno dei consorzi più importanti d’Italia per la fornitura di energia elettrica e gas naturale, ci dice che anche per il 2023 le previsioni non sono positive. Le aziende stanno cercando soluzioni anche dove sembra che non ci siano, nessuno sta con le mani in mano. La produzione in proprio, tra pannelli solari e impianti fotovoltaici, è una delle strategie più diffuse. Anche la strada dell’adesione ai consorzi energetici sarà sempre più seguita».
Altra questione vitale per l’industria: veniamo da un anno di prezzi folli e difficoltà nelle forniture delle principali materie prime. La situazione si è normalizzata?
«In generale nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un rallentamento dei prezzi, in alcuni settori abbiamo visto anche qualche riduzione, siamo sul colmo della curva. Conosco bene quello che è successo nel settore delle materie plastiche, in pochi mesi i prezzi sono triplicati. Situazioni che evidentemente non sono gestibili per lungo tempo. Le imprese bassanesi hanno trasferito a valle solo parzialmente gli aumenti delle materie prime. Sono state nella condizione di farlo solo perché hanno aumentato i volumi di produzione».
Il 2023 è arrivato: se si innesca una mini recessione, con questi presupposti sui margini risicati delle aziende la questione si fa complicata.
«È questa la prima preoccupazione. Se calano i volumi, il problema dei costi delle materie prime diventa complicato da gestire. Con nuovi aumenti diventerebbe forse insostenibile».
Dove vede segnali di positività, sull’onda anche dei dati congiunturali?
«A livello globale le previsioni non sono positive. Ma a livello locale le aziende stanno confermando, in larga misura, i volumi di produzione dei mesi scorsi. Il settore metalmeccanico invece sta registrando previsioni più blande».
Stime per il il mercato del lavoro bassanese?
«Sono positivo per quanto riguarda la stabilità del mercato del lavoro, anzi a mio avviso prevarrà ancora la difficoltà per le aziende di trovare profili tecnici e manodopera qualificata. Nel 2022 abbiamo riscontrato un trend positivo delle stabilizzazioni dei contratti di lavoro, da determinati a indeterminati. Il nostro è un tessuto industriale che, nonostante tutto, offre più lavoro di quello che riesce a trovare».
Il “nonostante tutto” potrebbe riferirsi anche alla questione della lottizzazione a San Lazzaro. È intervenuto più volte sulla questione, anche in modo perentorio. Un commento finale?
«Prendiamo atto semplicemente di quello che è successo. 3.000 cittadini si sono mobilitati e hanno firmato per bloccare il nuovo insediamento produttivo, altri 30.000
bassanesi non si sono espressi. Potrebbero arrivare 230 nuovi posti di lavoro, non mi sembrano pochi, qualcuno afferma che oggi non servono, ma gli imprenditori operano sempre con una visione a lungo termine, serviranno in futuro. L’ambiente è sacrosanto, ma allo stesso tempo mi pare semplicistico rinunciare a questi posti di lavoro quando i criteri di sostenibilità ambientale previsti sono di totale eccellenza».
Solo utilizzando quello spazio agricolo era possibile creare nuovo lavoro per le aziende interessate?
«Le necessità produttive e di organizzazione di un’azienda che richiede un nuovo e unico insediamento da 60.000 mq non si possono sostituire in 10 lotti da 6.000 mq. Per determinate installazioni industriali il sito deve essere unico. Già altre aziende del territorio sono dovute emigrare per motivi diversi. Io non vedo con favore che aziende bassanesi siano costrette a sottrarre lavoro alla nostra comunità. Anche dal punto di vista ambientale, come detto, sarebbe un’ottima operazione per il territorio: edifici costruiti secondo gli ultimi e più innovativi criteri di sostenibilità ambientale. Gli acquirenti si impegnano ad esempio a piantare qualcosa come 22.000 alberi. Se le autorità preposte al rispetto delle leggi ambientali dovessero approvare i progetti, perché no?».
Chiudiamo con la viabilità: utilizza la Pedemontana?
«Scriva proprio questo: io adoro la nuova Pedemontana, ha fatto uscire Bassano dall’isolamento. La uso ormai quotidianamente anche se devo viaggiare verso Sud. Ha drasticamente migliorato gli spostamenti dei bassanesi. Semplifica la vita di chi deve giungere all’aeroporto di Venezia, per chi va verso Trieste o verso Castelfranco e Montebelluna, per non parlare del versante ovest nettamente migliorato. Il traffico sta aumentando e diventerà sempre più utilizzata».
La viabilità locale soffre sempre di più il traffico che congestiona la cintura bassanese, in primis proprio sull’asse che da Cittadella va verso Bassano. Qual è la priorità degli industriali?
«La seconda opera strategica per la viabilità del bassanese è l’arteria che dovrebbe by-passare Rosà e Tezze sul Brenta verso Padova. Auspico che le istituzioni riprendano in mano il progetto il prima possibile».
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