Pubblicato il 28-08-2011 11:58
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Un’altra Storia

Proseguono Vicenza gli appuntamenti di Libriamo con i libri e gli autori: bella la “troppo umana speranza” di Alessandro Mari

Un’altra Storia

Nella seconda giornata di Libriamo a Vicenza si sono alternati sul palco Alessandro Mari, Federica Manzon e Dario Franceschini. L’appuntamento di punta, quello da cui ci si aspettava il pienone, peraltro raggiunto – riserva poche sorprese il flusso a banco delle folle di questi tempi – era quello serale con il politico del Pd che ha presentato il suo ultimo libro intitolato Daccapo, ma l’omaggio speciale ai festivalieri è stato l’incontro con Mari. La reticenza a farsi sorprendere dal libro d’esordio e dal sapere di un giovane di trent’anni era annullata in automatico nei lettori di Troppo umana speranza, e anche in chi ha avuto la possibilità di ascoltarlo a maggio a Torino, al Salone del Libro, in un dibattito a più voci (con De Cataldo, Fasanella, Sofri) dedicato al Risorgimento, e la fiducia non è stata disattesa. Si ha voglia di sentire parlare così della nostra Storia, di Garibaldi, di Verdi, di Mazzini, delle Cinque giornate di Milano e dal sogno infranto della Repubblica Romana, restituite carne e pelle alle statue e tolta la polvere della retorica alla narrazione del passato che ci ha fatto italiani. Può stupire fino ad un certo punto che lo faccia così bene e con tanta passione un giovane nato nell’80, in realtà è solo sincronico con quello che scrive e che dice, negli appuntamenti meno salottieri o istituzionali, il banco di prova è quello degli incontri nelle scuole, se i ragazzi gli rispondono con l’attenzione è perché non sentono in sottofondo storture, ma autenticità. Mari ha definito il suo romanzo un’ode alla giovinezza, all’energia e allo slancio anche imperfetti, anche disperati, certo da invasati di una “troppo umana speranza” ma espressione di una vitalità necessaria, della non rinuncia alla possibilità. Nel libro si parla degli anni del Risorgimento, siamo nell’Ottocento, ma il parallelo di queste pagine così eloquenti della nostra Storia con l’attualità non è distante, non soffre il jet lag del tempo. Come ha detto lui in conclusione all’incontro non abbiamo bisogno di un revisionismo perché dovuto, o da revival, ma di riscoprire una memoria storica che insegna e che ci appartiene, bella questa speranza troppo umana.


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