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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
A tu per tu con Maria Facci
L’autrice scledense è stata ospite al seminario Pillole di letteratura a Marostica. La sua lettura del presente quotidiano
Pubblicato il 28 gen 2011
Visto 3.834 volte
I ragazzi dello zodiaco conclude la sua trilogia iniziata dieci anni fa che mette “per iscritto” memorie e ricordi dedicati a un mondo in via di estinzione, ma anche a un sistema valoriale di cui si fatica a vedere le tracce nella società odierna. Quali sono secondo lei le ragioni principali di questo mutamento?
Penso che la ragione più importante sia la nuova condizione di benessere che dal dopoguerra ha interessato tutta la popolazione italiana e veneta in particolare. Una condizione cui non eravamo preparati e che ha modificato anche i rapporti tra le
persone. Con un acquisito benessere si è creata tra le persone una nuova idea di sicurezza, la convinzione di bastare a se stessi, di non aver bisogno degli altri; di conseguenza anche i rapporti tra le persone sono diventati meno spontanei, più selettivi e mirati. Si è persa quella solidarietà immediata priva di secondi scopi. Salvo poi recuperarla, anche in modo efficiente ed efficace su base organizzata e volontaria (vedi la nascita le numerose associazioni di volontariato).
Per chi legge i suoi libri il confronto con l’oggi è inevitabile, una sua riflessione: “non ci sono più la Dc e il Pci, oggi la politica riguarda i professionisti che non vivono più nei paesi e accanto alla gente, ma nei media e nella TV, in uno spazio virtuale, inessenziale e indifferente”. Quali sono i pericoli che intravede in questo distacco? L’agora televisiva non è la piazza
Dopo la morte dei vecchi partiti, ne sono sorti altri, la Lega, per esempio, mi pare ben radicata nel territorio, a contatto con la gente. La decisione stessa del Partito democratico di fare le elezioni primarie rivela il tentativo di recuperare questo rapporto con le persone.
Per me l’errore più grosso fatto dai partiti è stato quello di cambiare la legge elettorale, impedendo alla gente di esprimersi sui candidati in Parlamento e di poter chiedere conto a fine legislatura. Ciò ha comportato un grave scollamento tra la gente e i politici. La TV poi, ci rende tutti passivi e impotenti di fronte ad un bombardamento di notizie che non ci dà il tempo di riflettere, come può avvenire invece leggendo un giornale.
Quello virtuale è uno spazio però frequentato e popolato dai giovani, un virtuale con cui bisogna fare i conti
Infatti sembra che fra i giovani la TV sia superata! Si sa che passano molto del loro tempo a giocare, ascoltare musica, incontrarsi, emozionarsi attraverso il computer. Ma non solo i giovani! Spero tanto che lo spazio virtuale non sia destinato ad essere il più importante nella vita delle persone, perché i rapporti umani sono insostituibili. Con questa esasperazione della tecnologia, dell’informatica, si è persa la centralità della persona con i suoi tempi e i suoi spazi. Bisognerebbe riflettere sui veri valori della vita.
In quest’anno dedicato al 150° dell’Unità d’Italia impera la rievocazione della Storia, del passato www.culturaitalia.it/pico/modules/event/it/event_2633.html?T=1295079314911. L’amarcord che propone nei suoi scritti ha un’intenzione che va oltre il riconoscimento di una generazione? E’ un recupero necessario per capire meglio il presente?
Certamente. Poiché si va sempre di più verso una perdita del senso del tempo e dello spazio, in questo senso il recupero della memoria è uno degli elementi di contrasto utile a tracciare nuove prospettive.
Il passaggio repentino dal mondo contadino a quello industriale che descrive nei suoi libri appartiene a Schio, ma può essere generalizzato, allargato al di fuori di una prospettiva “veneta”
Penso di sì. L’accoglienza che hanno avuto i miei libri tra persone “fuori dell’ambiente” è la prova che c’è un sentire comune, che va al di là del locale, dovuto magari a esperienze dirette o vissute attraverso amici o familiari, o a contesti simili a quelli descritti. Più in generale la trasformazione economica e culturale avvenuta negli anni ’50-’70, ha interessato tutto il Paese.
Come vede coniugato il “futuro semplice” del nostro territorio?
Spero che si possa investire sulla qualità della vita, mi piacerebbe che il benessere acquisito avesse una ricaduta sull’uomo e non sul capitale. Per esempio che fosse utile per riflettere sul nostro rapporto con il territorio e con l’ambiente, avere il coraggio di fermarsi, e reinventare qualcosa di diverso, creando spazi più vivibili. Piuttosto che continuare a costruire centri commerciali e case su case che spesso restano vuote, si potrebbero ristrutturare quelle già esistenti, sistemare i piccoli centri, le contrade, in modo da favorire, anziché ostacolare la vita di relazione. E qui c’è un gran bisogno che i giovani si facciano sentire, che propongano con forza e fantasia modelli per il loro futuro.
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