Pubblicato il 14-01-2011 15:16
in Scrittori | Visto 2.679 volte

Una cena alchemica

Al ristorante Trevisani il primo appuntamento della rassegna Incontri Capovolti organizzato dalla libreria La Bassanese

Una cena alchemica

Cristiano Cavina (secondo da sx) alla cena della Bassanese

L’esordio degli “Incontri capovolti” giovedì 13 gennaio al ristorante Trevisani ha visto come ospite d’onore lo scrittore Cristiano Cavina. Felice l’incontro tra le due famiglie storiche bassanesi, Bernardi e Trevisani, che hanno collaborato assieme per offrire questa particolare rassegna culturale. La formula e il menu entrambi innovativi sono stati progettati per sovvertire le regole canoniche delle presentazioni degli autori allargandole in panoramiche a 360° e coniugando la cultura dei libri con quella del cibo e con il piacere del convivio. Cavina, romagnolo di Casola Valsenio (una domanda davvero inutile che non è circolata in sala è “quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri?”) è stato dunque il protagonista principale dell’incontro, ma in realtà lo scrittore, che al Premio Tondelli nel 2006 è stato definito “uno dei migliori giovani narratori di oggi”, è venuto a Bassano in buona compagnia, ha portato con sé tutto un “villaggio”, tanto che a molti a fine cena, anche tra i non lettori dei suoi libri, è parso davvero di essere già stati a Casola, in questo paesino di 3000 abitanti dove Cristiano vive e lavora, o almeno di doverci proprio passare un giorno o l’altro, anche solo per incontrare i personaggi dei suoi libri. Ma oltre a Casola Valsenio tra i tavoli sono circolati altri invitati interessanti: i temi della sicurezza nel/del lavoro, l’incertezza del futuro, i valori dell’amicizia, della famiglia, dello sport sano, tutti temi che Cavina ha narrato nei suoi libri, da “Alla Grande” a “Nel paese di Tolintesàc”, in “Un’ultima stagione da esordienti”, “I frutti dimenticati”, e nell’ultimo “Scavare una buca”. Durante la presentazione curata da Alessandro Cocco, Cavina ha dato un taglio inatteso alla tematica del lavoro nella cava: ha parlato della generosità della Vena del gesso, la più grande d’Europa, quella che è servita a costruire fino a qualche tempo fa le case di mezza Italia, e dell’incanto del regno sotterraneo che ben conoscono i cavatori e gli speleologi (questi ultimi si ritrovano periodicamente proprio a Casola per un meeting internazionale che è in realtà una vera festa per tutto il paese). - Il mio è sì un libro di denuncia – ha detto l’autore - ma non contro la multinazionale che gestisce oggi la cava, avrei certo venduto e guadagnato di più se avessi cercato il clamore e orchestrato un conflitto verso il titano nemico, nei miei libri preferisco narrare piuttosto la sparizione di un mondo noto, valoriale, dell’abbraccio di una comunità, parlo della scomparsa dei mestieri, della ricerca della passione svilita dall’urgenza di portare a casa uno stipendio, denuncio la mancanza di prospettive e di certezze del mondo che si affida ai figli, ai giovani, scrivo il mio dispiacere per la perdita di valore delle piccole cose, della quotidianità”. E’ una nostalgia del futuro quella di cui parla Cavina, non uno sterile amarcord, affiora a tratti scoperta, a volte sotterranea, come la dorsale da Moby Dick della Vena del Gesso. La scelta di pubblicare con la Marcos y Marcos, una casa editrice indipendente, non è casuale, il fatto che continui a fare il pizzaiolo nel locale di famiglia e che affermi di andare molto volentieri nelle scuole a raccontare le sue storie e a parlare ai ragazzi dell’importanza di coltivare una passione, gli corrispondono. A fine cena Cavina ha ascoltato e apprezzato il racconto dello chef sulla progettazione del menu, gli sono piaciuti subito i richiami ai viaggi delle ricette, alla loro migrazione nel tempo e nello spazio, e poi gli omaggi a Teofilo Folengo, nell’attenzione del ristoratore ha riconosciuto la passione dell’artigiano. Anche questo corrisponde. Lo staff della Bassanese è riuscito subito, al primo tentativo, nella sua ricetta alchemica.

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