Connessioni contemporanee
Un dialogo col presente
4-11-18 Settembre 2025
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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Pubblicato il 20-12-2023
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Esordio ieri sera, martedì 19 dicembre, per la nuova rassegna teatrale bassanese, che ha inaugurato il cartellone con uno spettacolo classico, Medea, liberamente tratto da Euripide.
Questa sera si replica, con appuntamento come di consueto alle ore 21 al Teatro Remondini.
Sul palcoscenico, per questa produzione Aida Studio, di casa a Firenze, a interpretare la “barbara” Medea è Laura Morante, che ha curato anche l’adattamento del testo. Con lei ci sono Davide Alogna, al violino, e Giuseppe Gullotta, al pianoforte, ad accompagnare e a fare da coro allo svolgersi del monologo in cui la donna dell’antichità con voce e aspetto di una donna del presente racconta la sua vicenda, nella versione del tragediografo greco.
Laura Morante in Medea
Una lettura scenica, quella della Morante, che ha dettato il ritmo agli avvenimenti noti narrandoli da dietro al leggio, eventi scanditi e intervallati da una sorta di controcanto rappresentato dall’esecuzione di brani evocativi tratti dal repertorio di grandi compositori europei che hanno vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento (Prokofiev, Chopin, Franck, Debussy, Fano). Circa sessanta minuti la durata dello spettacolo, buona parte dedicata alla narrazione e il resto alle musiche.
Durante il racconto, sono scorsi per frammenti i fatti che hanno portato al compimento della tragedia, ovvero la distruzione da parte della donna di ciò che aveva di più caro al mondo, dopo Giasone, evidentemente. Un personaggio così complesso, che attraversa mille traversie agite e del pensiero e poi supera con passo fermo, senza possibilità di ritorno, il confine tra il bene e il male, nella compressione risulta piuttosto schiacciato: la sua sembra una confessione di quelle che si sa già fuori tempo massimo elargita a un inquisitore.
Laura Morante, attrice pluripremiata e apprezzata regista, qui diretta da Daniele Costantini, dà voce alla narrazione per brevi capitoli con misura e abilità. Gli intermezzi musicali nei loro toni neoclassici e più cupi vanno a costruire un dialogo con le parole e sottolineano con efficacia gli stati d’animo messi in luce dal monologo e la loro evoluzione. Giasone, lo sposo in cui Medea aveva riposto tutte le sue speranze incautamente, è l’ingrato, Giasone è il traditore e la moglie ripudiata — la maga, la principessa della Colchide — si vendica provocando una carneficina, perché la passione è più forte della ragione, ma fornisce giustificazioni ed attenuanti "ragionate" alla sua vendetta. E argomenta, a lei è stato concesso.
Moltissime le donne in sala a teatro, una superiorità anche oltre il consueto che si è fatta notare. Questa formula, che nella contemporaneità si potrebbe leggere con tratti da radiodramma, non si dimostra del tutto efficace a tendere come dovuto tutti i fili della tragedia in modo attivante, di una tragedia dai connotati complessi e articolati come quella arrivata da così lontano, mutando in diverse versioni, ma il pubblico del Remondini a fine spettacolo ha applaudito con gratitudine il progetto, la protagonista sulla scena e il co-protagonista duo strumentale.