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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Libera, l’anima di Nada
Sabato 11 marzo, all’Auditorium Vivaldi di Cassola, una Notte speciale con una tappa del nuovo tour di Nada
Pubblicato il 13 mar 2023
Visto 5.053 volte
Sabato 11 marzo, all’Auditorium Vivaldi di Cassola, il 14° appuntamento de “Le Notti del Bandito”, rassegna di musica e cultura creata da Gianfranco Gandolfi, ha portato nel Bassanese un’ambita tappa del nuovo tour di Nada.
Il teatro pieno per il concerto, presente un pubblico di ogni età, la breve attesa è stata allietata da Debora Petrina, artista eclettica che ha presentato un distillato della sua musica raffinata. Petrina ha presentato e suonato quattro brani tratti dal suo repertorio e dall’ultimo album, L’età del disordine, arrangiato assieme a Marco Fasolo, e ha rilanciato forte il suo messaggio “più donne che suonano e meno influencer”. Qualche attimo dopo, tra gli applausi, ha preso il via il concerto Nada, che è apparsa sempre bella, i capelli ramati lunghi e vestita di nero. Una donna senza età: a tratti investita di una saggezza quasi antica, ben oltre i suoi anni, in diversi momenti sensuale e in altri bambina. Sul palco c’era molto arancione, sullo sfondo e nei vestiti del gruppo, nero e arancio in senso subliminale incarnano bene i colori di questa donna e della sua arte. Nada è salita sul palcoscenico accompagnata da quattro giovani e bravi musicisti che collaborano con lei da tempo: Andrea Mucciarelli alle chitarre e al basso, Francesco Chimenti (figlio di Andrea, dei Moda) a basso, chitarra, tastiere e voce, Franco Pratesi alle tastiere e violino e Luca Cherubini Celli alla batteria.
L’apertura del concerto è stata affidata a Cry, canzone tratta dall’album “L’anime nere” il cui testo è una sorta di manifesto di tanti temi che Nada affronta da tempo nella sua musica, dipanandoli in una sorta di tela sempre più ricca e preziosa, da tappeto volante, o anche per sottrazione più velata e sottile, quasi un bisso marino. Tante le canzoni offerte al pubblico contenute nel suo nuovo lavoro, che porta il titolo “La paura va via da sé se i pensieri brillano”, pubblicato a distanza di tre anni dal precedente disco di inediti e prodotto da John Parish, che nell’album suona quasi tutti gli strumenti. La voce di Nada è potente, graffiata quanto serve, e risuona valorizzata nell’Auditorium con un timbro inconfondibile. In In mezzo al mare, come in un ossimoro, si parla con aria e melodia gioiose di un tuffo nel mare di una vita che sa anche di pescecani, di una scelta di buttarsi che di questi tempi evoca ben altri tuffi. Viaggio leggero tratteggia tra le note un viaggio liberatorio e quasi lisergico dove si sogna di “pisciare sopra la città”, e Nada mima il gesto sollevandosi il lungo abito nero, indossato con gli anfibi — si resta per sempre “ragazze contro”. Seguono Banane City, pezzo dall’atmosfera visionaria, il ritmo da East Coast e il testo del tutto tropicale, dove si racconta il passaggio di una sorta di ciclone di quelli che investono le coppie che lascia appese banane sui rami della città. Chi non ha, è un j’accuse al consumismo che procede per frame cantilenati, ma non per questo depotenziati. Il lancio di questo brano è stato accompagnato da un bel video animato realizzato e diretto da Onze.
Nada (foto di Mimmo Lamacchia)
Quando arriva il momento di Oscurità, il cui video è ambientato in autunno e in parte in un cimitero nordico, pezzo cantato in un’atmosfera jazz di velluto dove c’è una tromba che pare conversare amabilmente con la donna che balla e che si affida alla sera, poi continua con un mantra che recita la bella frase che dà il titolo all’album, Nada si svela, raccontando brevemente al pubblico che fin da piccola ha sempre avuto dentro di sé una parte di nero che non ha represso, che ha coccolato, e che lei è una creatura felice — e si vede. All’interno della scaletta, tratti dall’album “È un momento difficile tesoro”, sono scorsi Disgregata, che con il suo blablabla invita a suicidare le parole (e a sparare alle viole) e poi Guardami negli occhi, cantata a Sanremo nel 1992 con quell’esordio “Spezzami le ossa, non darmi tenerezza, l’amore non mi basta, di più di più, di più” che trent’anni dopo sembrerebbe un testo politically incorrect, perché la tendenza è sempre più quella di addolcire, sdolcinare, Barbizzare.
Pubblico soprattutto femminile emozionato per Luna in piena, del 2007, brano da donna che corre coi lupi, per dirla con Clarissa Pinkola Estés. Le corse si fanno veloci un Correre, accompagnato dalla dolcezza del violino, dove si muovono intorno pensieri senza regia e anime viaggianti. Chiedimi quello che vuoi, tratto da “Tutto quello che mi manca”, propone l’ascolto di una sorta di lettera di ringraziamento dolceamara inviata in uno stile tra il rock e l’orientaleggiante.
È evidente che Nada nel suo lavoro affronta i sentimenti che fanno ardere l’anima, e che tutto è impregnato di quel lavorio del pensiero che accade e fruttifica solo se ci si permette di fermarsi a guardare il cielo terso stesi sull’erba (un bel messaggio per le donne che hanno come unica vetta ambita l’ebbrezza del multitasking). A fare da guida qui non è solo l’introspezione, nessun guardarsi l’ombelico appartiene a questa donna così vitale anche quando parla di “nero”, sferzante è la sua indignazione per un mondo sempre più indifferente e disumano.
Nel corso del concerto, chiamato a gran voce è Dove sono i tuoi occhi, brano che parla del crollo di una relazione e con furia di un’assenza che non lascia che briciole dietro i sé.
Tra i bis, applauditissima e cantata in coro l’immancabile Ma che freddo fa e poi Amore disperato, un’immersione negli Ottanta, ai tempi di un taglio con cresta di quelli che andavano allora.
La conclusione della serata è affidata a Libera l’anima mia cantata a cappella, che fa ammutolire.
All’uscita ad attendere il pubblico c’era un banchetto di Emergency, per ribadire se ancora servisse di che mondo stiamo parlando. Caldi appalusi per Nada, per il suo gruppo di bravi musicisti e per la Buona Notte di Gandolfi e del suo staff, patrocinata dal Comune di Cassola.
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