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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Un presepio di carta, la Bassano di Tassotti
In Da Luisa al Pick Bar Giorgio Tassotti si racconta a Claudio Strati. Sei decenni di attività tra mille interessi e un grande amore per la stampa. Tra le pagine, brilla la città di luce del recente passato
Pubblicato il 24 dic 2021
Visto 5.939 volte
Da Luisa al Pick Bar - Giorgio Tassotti si racconta a Claudio Strati è un libro di 170 pagine alle quali seguono un’appendice e un indice dei nomi che parlano da soli di quanto sia interessante questo racconto.
“Giorgio Tassotti, stampatore e editore, il continuatore dei Remondini di Bassano si racconta”, cita la quarta di copertina, ma leggendo questa lunga intervista del giornalista Strati, che ha organizzato creando un filo rosso di domande la narrazione di una vita magmatica e insieme estremamente puntuale e rigorosa che scorre qui per parole e immagini, si scopre che dietro il ritratto che ne esce c’è un panorama vastissimo popolato da tanti personaggi i cui nomi attraversano la storia della città, del territorio, affiancati a nomi importanti del mondo culturale nazionale e internazionale: una sorta di presepio di quelli con tanti angoli da scoprire da gustare con calma, leggendo/osservando nei particolari passo passo e lasciandosi trasportare da un lato dai ricordi, dall’altro dal fascino della corrente del tutto fluviale e vivacissima, fatta di visionarietà, energia e intraprendenza, che ha sempre mosso il protagonista in primo piano.
Da Luisa al Pick Bar: un centro cittadino di quelli che non esistono più, animato dal suo circolo di creativi che accende luci un po’ fané ma bellissime su una Bassano in pieno fermento culturale e artistico dagli anni Cinquanta agli anni Settanta. Sono tanti i nomi che Tassotti ricorda e omaggia, Breggion, Pianezzola, Schirato, Bonfanti, Verenini, Fabris, Carotti, solo per farne alcuni, soprattutto Federico Bonaldi a cui è dedicato un intero capitolo. Piace che si precisi che Gino Pistorello non era solo un poeta dialettale ma un valente pittore e creatore di opere in smalto, la memoria solo orecchiata che tanto spesso omaggia in abito da cerimonia ha come rivale solo l’oblio. I direttori del Museo civico che si sono alternati nei decenni fino ai giorni nostri fanno la loro comparsa in diverse epoche e momenti e sono descritti guardando sempre alle loro azioni compiute per la città, come anche i politici locali di turno. Il rapporto da sempre in sottotraccia conflittuale dei Bassanesi con Vicenza è raccontato per fatti e aneddoti che attraversano il mondo del lavoro e quello culturale quasi mai disgiunti, ma si parla di altri tempi e di altri spessori.
Giorgio Tassotti
Tassotti ha fortemente voluto e si è tanto adoperato per la creazione del Museo Remondini della stampa ospitato a Palazzo Sturm, dedicato alla famiglia di grandi stampatori di chiara fama all’estero, forse un po’ trascurata in casa propria; non lesina critiche a chi replica l’idea di museo come istituzione meramente conservatrice, imbalsamata, che non considera i musei luoghi pulsanti, vitali per la vita culturale di un Paese.
Ma non ci sono solo libri, arte e cultura nel racconto che Tassotti fa a Strati, che è stato anche un suo collaboratore: parla della sua esperienza di giovane giornalista al Gazzettino, di sport alla bassanese, di enogastronomia, soprattutto di lavoro (in stile Nordest, è dichiarato). Lo fa con un amore e una devozione di quelli che si applicano inalterati a contesti tanto diversi, anche avventurosi, solo se sono patrimonio dell’anima.
Tra le pagine, oltre a un pezzo di storia di Bassano c’è anche una sorta di tracciamento geografico che si è evoluto (o involuto) nel tempo molto interessante da seguire: compaiono ad esempio sovrapposte le insegne di esercizi locali che hanno via via cambiato nome; vie, strade ed edifici che sono restati inalterati nella memoria con una loro toponomastica affettiva in chi li ha conosciuti; panorami che hanno impresso il gusto per il bello del loro narratore. L’amore per la carta e per la stampa sempre alla guida, Tassotti indica nel libro nei dettagli anche alcuni progetti in attuazione e futuri, da condurre con l’appoggio dell’impresa di famiglia, propositi che parlano di ricerca e che sanno di semina, di contatto con i giovani.
Una persona impegnata e di sicuro a tratti impegnativa, Giorgio Tassotti, che si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa tra le pagine, come è giusto e lecito che faccia un signore che ha vissuto e lavorato anche per la sua città — brevi cenni, si legge ovunque una forte gratitudine per tanti incontri e progetti intrapresi.
Tassotti è anche editore, e lo racconta tra le pagine ripercorrendo le tappe fondamentali e ragionando sulle scelte della sua casa editrice.
Spiace un po’, rigirandola tra le mani, che la pubblicazione sia sua: una vita così, una storia così, dovrebbero essere in tanti a fare a gara per poterla raccontare. Magari, facesse catalogo.
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