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Laura Vicenzi

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La Compagnia Anagoor ha concluso ieri sera, sabato 3 settembre, la rassegna B.Motion Teatro 2016 con lo spettacolo L’italiano è ladro, ospitato al CSC Garage Nardini

Pubblicato il 04 set 2016
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La Compagnia Anagoor ha concluso ieri sera, sabato 3 settembre, la rassegna B.Motion Teatro 2016 con lo spettacolo L’italiano è ladro, ospitato al CSC Garage Nardini.
L’omaggio confezionato ad arte da Anagoor, con la regia di Simone Derai, al testo omonimo di Pier Paolo Pasolini, è andato in scena in una sorta di salotto letterario in stile Rai-Cult, ricreato a somiglianza dei tanti messi in piedi ovunque in Italia per celebrare la cifra tonda del quarantennale dall’assassinio dello scrittore (Bologna, 1922 – Ostia, 1975).
A L’italiano è ladro, un poema in versi scritto in diverse lingue e dialetti – ora contenuto nel Meridiano Poesia (Tomo II) – Pasolini lavorò all’incirca dal 1947 al 1955, producendone diverse versioni e riscritture. Di mezzo a quegli anni, una ferita mai rimarginata: lo scandalo dell’accusa per atti osceni subita nel 1949 (ci fu l’appello nel 1951 a Pordenone, con esito favorevole). Pasolini era allora un giovane maestro a Valvasone, l’imputazione lo costrinse alla fuga da Casarsa, in compagnia della madre: una tragedia famigliare, personale, le delizie dell’amore, della giovinezza, della vita abortiti con dolore. Un dolore che resta scritto, che sorge come un’alba e che diventa politico, civile, la rabbia nera che arriva fino alla bestemmia.

Anagoor, al Garage Nardini, per B.Motion Teatro 2016, in L’italiano è ladro

È il Pasolini poeta che parla, percorrendo coi passi dei due ragazzi protagonisti, il figlio del padrone e il figlio del contadino, quella “lunga strada di sabbia”, che più tardi, in un’invettiva nell’epigramma Alla mia nazione, definirà “terra di infanti, affamati, corrotti… ”. A dare voce ai versi di Pasolini Luca Altavilla e Marco Menegoni, in scena insieme a Lisa Gasparotto, ricercatrice in Scienze Linguistiche e Letterarie, a cui è stato affidato l’inserto con un puntuale ed esaustivo intervento critico su genesi ed evoluzione dell’opera. Ma come è giusto che sia, le parole dotte, l’analisi, la storia, seppure importanti, impallidiscono di fronte alla voce del poeta, e al suo lavorio infaticabile, colto, sulla parola che è messo in luce nello spettacolo. L’officina Pasolini, con tanto di sferragliare di ingranaggi mentali e odore di sudore, è la protagonista della creazione di Anagoor, sottotitolata "Una transizione imperfetta".
Non lascia indifferenti questo omaggio generoso alla poesia giovanile di Pasolini della Compagnia di Castelfranco: gran parte del pubblico li segue nell’immersione affascinato, qualcuno riemerge a metà e boccheggia. I versi scritti e riscritti da Pasolini, all’inizio letti e poi recitati nelle diverse versioni con passione, e dizione curata, dai due attori, hanno un crescendo, una potenza poetica dolorosa che schiaccia allo schienale della sedia; il saggio-viatico della ricercatrice che fa da intermezzo, che funge anch’esso da narrazione, è espresso con chiarezza, e richiede una quota non contrattabile di concentrazione.
Il teatro, tragico, è tutto nel testo illuminato dalle lucciole di Pasolini, nella restituzione del suo lavorio appassionato, con tanti j’accuse di ladrocinio e di tradimento alla terra dei padri.

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