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Rinascimento in bianco e nero

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Rinascimento in bianco e nero

Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Interviste

A tu per tu con Andrea Gastner

In ascolto sul fiume del tempo

Pubblicato il 20-09-2008
Visto 2.971 volte

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Rinascimento in bianco e nero

Le sue prime battute nel mondo letterario
Il mio esordio è stata la pubblicazione di un brevissimo racconto intitolato “Natale di un cane” nella rivista “Il Mille”, un mensile bassanese. C’è stato poi un lungo periodo che definisco di “preparazione” e quindi il debutto nel 1998 con il romanzo "Valle amara, i giorni del ritorno".

Spazio e tempo che dedica alla scrittura
Scrivo quasi ogni giorno, specialmente la sera. Gli appunti e le idee possono nascere comunque in ogni momento della giornata. Vengono poi ampliati e definiti davanti al computer che ha sostituito la mia antica e gloriosa Olivetti 22. Scrivo in una specie di mio “eremo”, un seminterrato ricavato nella casa in cui abito adibito a studio. Lì mi tiene compagnia una ricca biblioteca personale che da quando avevo quindici anni non ha mai finito di crescere. Ho bisogno di silenzio e di solitudine per concentrarmi.

Progetti e lavori in corso
Ho in cantiere un volume di racconti di prossima pubblicazione e un romanzo già completato in fase di accurata revisione. Sono molti gli spunti, i suggerimenti e le storie che sto raccogliendo per ulteriori, nuovi “esperimenti letterari”. La vita non finisce mai di stupirmi e anche se la fantasia non mi manca nel modo più assoluto, la realtà a volte supera di gran lunga ogni immaginazione possibile.

Il suo rapporto con il web
Naturalmente uso, in caso di bisogno, la rete per le mie mail e per accedere a informazioni in modo rapido e abbastanza preciso, cose che altrimenti richiederebbero ore o giorni di tempo.

Letture per tutte le stagioni
E’ una domanda che richiederebbe due o tre pagine per dare una risposta esauriente, visto che prima di essere uno scrittore, sono un attento e assiduo lettore. Mi limiterò a citare qualche autore che, con le sue opere, nel tempo, ha lasciato in me un’impronta indelebile. Checov con i suoi racconti e Dostoevskij con i suoi romanzi. Quando ho scoperto la collana Medusa della Mondadori, gli americani Hemingway, poi Faulkner e Steinbeck. Considero Alessandro Manzoni, Cesare Pavese e Giovanni Verga indimenticabili Maestri: ho letto gran parte delle loro opere. Per quanto riguarda i contemporanei, mi hanno colpito il vicentino Vitaliano Trevisan, col suo romanzo "I quindicimila passi" e naturalmente un altro grande maestro: Mario Rigoni Stern. In ogni caso mi considero un lettore “curioso ed onnivoro”, interessato anche alle nuove strade che percorrono scrittori originali, per esempio Nico Veladiano nel suo romanzo “Fili d’argento”.

Qualche consiglio per aspiranti scrittori
Se c’è del talento, bisogna lasciar libero il proprio intuito e assecondarlo. La scuola naturalmente ha un’importanza notevole, ma il mio consiglio è quello di leggere, leggere, leggere. Mai stancarsi di immagazzinare letture altrui, specialmente quelle dei Grandi (e anche dei piccoli) della letteratura mondiale. Sono loro, i Maestri Immortali, che lasciano il segno, le fondamenta sulle quali costruire il proprio futuro letterario. E poi suggerisco l’instancabile rilettura dei propri lavori, cui dedicare molta pazienza e molta attenzione, senza mai lasciarsi prendere dall’enfasi e dallo scoramento.

Un passo tratto da una sua opera, parole che le sono care
Poche righe tratte dal racconto “Il signore del tempo” in cui un maestro di scuola spiega a modo suo cosa significa scrivere a un novello narratore.

“... scrivere è come prendere acqua da un pozzo. La scuola ti dà il secchio, l’argano, la catena per tirarla su. Ma se l’acqua non è buona, se la sorgente non butta, l’argano, il secchio, la catena servono a poco. Io divido gli scrittori in due categorie: quelli che annoiano e quelli che sanno suscitare emozioni... Le emozioni restano. Scrivere è il primo passo per fermare il tempo. Se stai scrivendo una storia, le parole non saranno più tue nel momento stesso in cui “macchierai” il foglio di nero. Anche se il pozzo è tuo, l’acqua non ha padroni, l’acqua è di tutti...”

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