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Metti una sera a Parigi, d’inverno. Una bottiglia di Bordeaux. Una grande finestra affacciata sull’incessante andirivieni dell’ Arrondissement 10, e due amici, due musicisti, due icone del jazz europeo. Se fossi stata in quella brasserie, quella sera, probabilmente sarei passata per una ficcanaso, rapita dall’ osservare questi due, creare, ricordare, pianificare, innaffiando quella loro conversazione fitta fitta, con quel vino, importante, regale, artistico.
Se Christophe Panzani e Beppe Calamosca fossero un colore, sarebbero un tono di rosso, come il vino con cui hanno brindato, quella sera a Parigi, al loro tour nella nostra regione, omaggio a dedica ad una terra che non è solo fabbriche e pianura, ma anche tantissima arte, realtà culturali d’eccezione e meraviglioso jazz.
I due si conoscono nel 2002, quando vengono chiamati a suonare con The Carla Bley Big Band, per un tour europeo che finirà soltanto nel 2009. Calamosca, come primo trombone, e Panzani al sax tenore, calcheranno i palcoscenici più belli d’ Europa, nei tre tour europei di una delle più famose Big Band del mondo, con le leggende del jazz americano, allacciando una di quelle amicizie rare, che crescono nella tensione dello show, e si consolidano nell’allegria e nel duro lavoro.
Beppe Calamosca
Sono passati quasi dieci anni. Uno si è affermato come uno dei tromboni più amati del nostro paese, con collaborazioni del calibro di Fabrizio Bosso, Adam Nussbaum, Steve Swallow e Paolo Fresu. L’altro, è considerato uno dei sassofonisti più interessanti della nuova generazione del jazz, ha concluso solo l’anno scorso, proprio a Marostica, un tour mondiale con i The Drops, in presentazione del loro ultimo album Spray.
Sono passati quasi dieci anni. Dopo innumerevoli tour e registrazioni, dopo essersi riconcorsi per mezza Europa, per un bicchiere di vino o per applaudirsi e sostenersi, tornano, finalmente, sul palco insieme, accompagnati da Marco Carlesso alla batteria e Beppe Pilotto al contrabbasso, due che il jazz – diciamocelo - lo respirano, lo mangiano, lo vivono.
Quando entro in sala prove, per intervistarli, l’atmosfera è elettrica. Noto la tazzina di caffè sopra il pianoforte, che Calamosca suonerà, in via eccezionale, per questo mini tour.
«Il primo ricordo che ho di Beppe – mi racconta Panzani – è proprio legato al caffè. Io non parlavo l’italiano, nonostante mio padre sia originario del vostro paese, e con l’inglese facevamo fatica a capirci. Ma il caffè che Beppe ci preparava tra una prova e l’altra, non aveva bisogno di traduzioni. Sono ricordi bellissimi, come quelli legati al Palco di Umbria Jazz, o la registrazione del nostro album. C’è qualcosa di molto intimo nelle sue composizioni, qualcosa da cui è difficile sfuggire. Sono conversazioni riservate, confidenze, e per me è un onore poterle accogliere ed eseguirle».
Quando chiedo a Beppe Calamosca il perché abbia deciso di presentare questo tour, in luoghi che non sono propriamente dedicati al jazz, mi risponde con uno di quelli sguardi che la dicono lunga e citando Duke Ellington. « Il jazz è quel il tipo d'uomo con cui non vorresti far uscire tua figlia. È una forma musicale colta ma popolare. È improvvisazione, e l’improvvisazione non ha luogo né tempo, semplicemente accade, e io desidero portare questa musica in posti nuovi, dove possa arrivare a più persone possibile, perché è la forma di vita più viva che ci sia ». E per quanto riguarda la scaletta? « Proporremo sicuramente i grandi classici, ed alcune delle nostre composizioni. Ma decideremo tutto all’ultimo minuto, davanti ad un buon Cabernet ».
Le date da segnare in agenda sono dunque quelle di:
Giovedì 19 Marzo, ore 20:30, Ristorante Le Delizie, a Romano d’ Ezzelino, per la rassegna Giovejazz.
Venerdì 20 Marzo, alle 22:00, Civico 130, a Rosà.
Sabato 21 Marzo, alle 21:00, Bollicine House Cafè di Schio.
Una sorpresa potrebbe essere fatta a tutti i giovani musicisti bassanesi, con una special session sul palco di CRE-TA, in Via Ca’ Baroncello 6 a Cassola, nell’ex Caserma San Zeno.
Lara Cavalli
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