Connessioni contemporanee
Un dialogo col presente
4-11-18 Settembre 2025
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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Primo piano
Pubblicato il 02-04-2014
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Andato in scena al Teatro Remondini ieri sera, 1 aprile, per la rassegna “Il teatro siamo noi”, Le ho mai raccontato del vento del Nord ha proposto la rilettura diretta da Paolo Valerio per Fondazione Atlantide-Teatro Stabile di Verona del libro omonimo pubblicato nel 2006 da Daniel Glattauer. Si tratta di un bestseller che ha avuto un gran successo editoriale, un riscontro che lo scrittore austriaco ha visto confermato al seguito del romanzo, La settima onda, dove l’appassionante relazione virtuale tra Emmi Rothner e Leo Leike , i due personaggi principali interpretati sul palco da Chiara Caselli e dallo stesso Valerio, ha il suo epilogo. La storia tra Emmi, una Emma Bovary attualizzata, e Leo, lo psicolinguista, si intreccia narrata e scritta anche sul palcoscenico grazie al supporto di uno schermo dove scorrono come digitate dal vero le parole delle mail che i due si scambiano ininterrottamente per alcuni mesi prima che un fatto inedito, o meglio, una parola rivelatrice, metta uno punto al loro rapporto.
Il loro è un carteggio di quelli moderni, la tecnologia oggi consente un’immediatezza negata, nella tradizione classica, al romanzo epistolare. L’attesa qui deve essere rappresentata, ed è evocata dalla scenografia divisa a metà – la camera di lei, lo studio di lui ai lati opposti del palco ma inclinati, convergenti – e dallo scorrere di immagini con le note atmosfere immobili alla Hopper, alla Wyeth. Il consueto margine largo lasciato al tempo nel passato qui è annullato dal botta e risposta da chat tamburellato a suon di dita sui due pc lontani, e da un’asciuttezza che talvolta fa sembrare i testi dialoghi spicci da telefonata. Eppure è proprio la parola scritta la vera protagonista della pièce e del libro di Glattauer: ciò che crea un legame forte, indissolubile ed esclusivo tra Emmi e Leo è al tempo stesso la ragione e il veicolo ideale che conduce la loro storia.
I due attori che si muovono sulla scena donano vitalità soprattutto alla rappresentazione del crescendo di paura dell’incontro reale, del timore che l’uscita da quelle “stanze” possa rovinare tutto e che quindi sia quasi meglio restare ancora chiusi lì, come se ciò fosse possibile. Nei fatti è un elemento incorporeo, una mail scritta a Leo del marito di lei, a fissare nei margini della realtà la loro relazione. E alla comparsa sullo schermo del messaggio che annuncia la chiusura definitiva della casella di posta di Leo, gli spettatori sanno già che quel vento di parole tanto vitale, anche altrove, tornerà a soffiare.
Applausi.