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Cinema

L'originale Anna Karenina

La nuova trasposizione del romanzo di Tolstoj è una gioia per gli occhi e per il cuore!

Pubblicato il 04 mar 2013
Visto 4.566 volte

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Questo sembra essere l'anno dei grandi adattamenti, dei romanzi che al passaggio in sala subiscono una trasformazione della loro natura diventando qualcos'altro e qualcosa di più.
Come riuscire infatti a trasporre un classico della letteratura mondiale universalmente noto?
Come riuscire ad essere originali ed efficaci se già altre versioni di questo sono passate per il grande schermo?

La risposta è una sola: rivisitando il tutto in chiave nuova.
Se Les Miserables ha saputo superare anche se non a pieni voti l'esame di pubblico e critica mettendo le parole immortali di Victor Hugo in musical, Anna Karenina è forse più ardito, più originale e quindi più vincente perché l'operazione dietro la sua trasposizione è decisamente più interessante e non convenzionale.

Joe Wright ambienta quasi tutta la vicenda del folle amore tra la sposata Anna Karenina e il conte Aleksej Vronskij in un teatro, dove le quinte e le varie scenografie si muovono a ritmo di musica lasciando aprire nuovi scorci di nuovi mondi in modo inaspettato.
Visivamente la composizione del film è quindi perfetta, con giochi di rimandi, inattesi cambi di scena e improvvisi spazi aperti che si aprono uno dopo l'altro incantando lo spettatore.
Il lento ritmo della letteratura russa è abbandonato in favore di un giocoso quanto fluido movimento di macchina e di sentimenti, in cui le vicende di Anna ma anche quelle del fratello e di Kitty si muovono.
Joe Wright dimostra tutta la sua maestria dietro la macchina da presa componendo un film ardito e a tratti sperimentale (vedi il momento del ballo o la gara di cavalli) pur ancorandolo ai canoni classici del racconto.
Keira Knightely continua la fruttuosa collaborazione con il regista (insieme anche in Espiazione e Orgoglio e Pregiudizio) dando vita ad un Anna bella e affascinante, capace di entrare da subito nel cuore dei suoi vicini e degli spettatori per la lucentezza dei suoi occhi e i suoi modi raffinati. Accanto a lei un non troppo convincente Aaron Johnson e un appannato Jude Law (tempo addietro e folta capigliatura permettendo sarebbe stato logico pensarlo nel ruolo dell'amante e non in quello del marito tradito) che hanno così il merito di lasciare campo libero a una protagonista mozzafiato.

Incredibili i costumi -giustamente premiati con l'Oscar- sfarzosi e splendidi e altrettanto splendide le musiche che non solo fanno da contrappunto alle immagini ma ne scandiscono il ritmo, con i personaggi che si muovono in balia di melodie e canzoni composte dal nostro Dario Marianelli.
Attraverso scelte poetiche e romantiche -su tutte il finale o il momento della seconda dichiarazione tra Kitty e Konstantin Dmitrič Levin- Joe Wright riesce a trasporre Anna Karenina in una chiave moderna ed elegante, magica e classica, attraverso palchi e scenografie che si scambiano e si alternano, con ambienti sontuosi che lasciano il posto a sconfinati spazi aperti, con quel teatro che si fa metafora di vita.

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