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Pisco Club
Viti parallele: una delegazione di produttori di Pisco, il distillato-bandiera del Perù, in Italia per uno scambio conoscitivo coi produttori di vino e grappa. Con tappa finale a Bassano. Dandoci una lezione di marketing territoriale
Pubblicato il 24 ott 2017
Visto 6.343 volte
“Il Pisco, distillato D.O. del Perù è un nostro prodotto di bandiera. Il nostro obiettivo è fare conoscere al mondo l’originalità e la tradizione che vanta quasi 500 anni di storia. L’evento ha dato voce ai veri protagonisti, i veri guardiani del sapere e dei segreti dell’arte del distillare.” Chi lo dice è Gladys Torres Urday, giornalista, presidente dell'Associazione non profit “Las Damas del Pisco”, fondata nel 2014 a Lima in Perù.
La signora Gladys vive a Torino e parla perfettamente l'italiano. Ed è lei la persona attorno alla quale ha ruotato l'organizzazione di “Italia e Perù uniti nel segno della vite”: un tour conoscitivo e di interscambio di esperienze che ha visto una delegazione di 50 persone arrivate appositamente dal Paese sudamericano (tra cui 40 produttori provenienti dalle regioni produttrici di Pisco e di vino), impegnate per la prima volta in una proficua visita nei territori vitivinicoli di cinque regioni italiane. Piemonte, Umbria, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto, con gran finale a Bassano del Grappa.
Dodici giorni di full immersion per scoprire da vicino alcune eccellenze produttive italiane del settore e, per contro, promuovere la conoscenza in Italia del rinomato distillato peruviano.
La delegazione peruviana durante una tappa del tour in Italia (fonte immagine: Facebook)
Il Pisco è un prodotto dal gusto intenso, aromatico e raffinato, ottenuto esclusivamente dalla distillazione di mosto fresco d'uva recentemente fermentato, con metodi tradizionali e una cultura che si tramanda di generazione in generazione.
Per la sua produzione si selezionano solo le uve denominate “Pisqueras”, raccolte da otto varietà di vitigni selezionati e provenienti dalle zone riconosciute dal Marchio d'Origine, aree enologiche delle vallate situate nella costa sud del Perù. Si tratta di un patrimonio ancora poco conosciuto in Europa e gli incontri della delegazione peruviana con i produttori italiani di vino e di grappa sono stati propedeutici allo scambio di esperienze e di culture delle due nazioni.
L'iniziativa vuole infatti creare una sinergia fra le due realtà vitivinicole e sarà il trait d'union, nella prospettiva di un rapporto duraturo, per evidenziare e condividere le reciproche eccellenze.
Dopo una serie di incontri didattici e non solo con aziende, associazioni ed enti istituzionali nelle altre quattro regioni italiane, nel tardo pomeriggio di venerdì 20 ottobre il gruppo di “Italia e Perù uniti nel segno della vite” è arrivato a Bassano, tappa conclusiva dell'intenso programma itinerante, all'Hotel alla Corte. E non a caso: gli incontri in agenda a Bassano e dintorni sono stati infatti organizzati grazie alla collaborazione tra la presidente Torres Urday e Roberto Astuni, titolare dell'hotel di S. Eusebio e noto animatore del turismo locale. La nostra città è stata scelta quale meta finale del viaggio proprio per la rinomata tradizione legata all’arte della distillazione delle vinacce e anche della produzione di vini di alta qualità.
Dei componenti della delegazione, una buona parte era costituita da donne.
Sono “Las Damas del Pisco”, appunto, rappresentanti di quell'importante universo imprenditoriale femminile presente in tutta la filiera produttiva e nella promozione culturale del “distillato bandiera” del Paese.
Per l'occasione - proprio grazie ai buoni uffici di Astuni che peraltro è anche loro “vicino di casa” - altre “Damas” ma questa volta del vino, ovvero le contesse Bianchi Michiel, hanno aperto le porte della villa palladiana Angarano. Per offrire un aperitivo al gruppo degli ospiti stranieri, a base dei vini prodotti dalla loro azienda, nei locali della scuderia.
Estroversi e comunicativi, i produttori di Pisco nonché enoturisti peruviani non hanno avuto difficoltà a fraternizzare con chiunque li abbia incontrati nel corso del tour italiano. Compreso il vostro cronista, con il quale il ghiaccio è stato rotto appena qualche minuto dopo il loro arrivo a Bassano.
Merito di Alvaro (si pronuncia Àlvaro) Biondi, giovane direttore della “Pisco Biondi” di Moquegua, che in inglese mi ha detto grandi parole sull'Italia decantandone la bellezza, compresa quella della gente. Sono cose che ogni tanto fa bene sentire, soprattutto per chi vive in questo tanto meraviglioso quanto autolesionistico Paese.
Alvaro mi ha subito presentato anche altri produttori, compreso il fratello César, vicedirettore generale dell'azienda, cordiale e sorridente come lui ed entrambi hanno sottolineato - come indica il cognome - le proprie radici italiane: i loro avi sono arrivati in Perù da Pontremoli, in Toscana. Non sono gli unici. I più importanti produttori peruviani di vino e Pisco sono infatti di origine italiana. La qual cosa rende le due culture, lontane geograficamente, più vicine di quanto si pensi.
Tutto l'orgoglio di perpetuare la tradizione della produzione del distillato e di esserne gli ambasciatori l'ho percepito dialogando con Luis Fernando Quintanilla, titolare della Paz-Soldán Piscos di Arequipa, tra un assaggio e l'altro di vino nella scuderia di villa Angarano Bianchi Michiel. In pochi minuti, parlando del suo lavoro e della sua terra, l'imprenditore ha sfoderato una capacità di coinvolgimento da manuale del marketing territoriale.
Il marketing vero: che dal puro e semplice incontro “analogico” e cioè diretto tra le persone produce comunicazione, interessante ed arricchente per il destinatario della medesima, anche se supportata da mezzi digitali.
A Luis Fernando sono bastati pochi scorrimenti sullo smartphone per descrivere efficacemente la sua regione e la sua città. Mi ha mostrato la foto di un maestoso vulcano e mi ha spiegato: “Arequipa è chiamata la “Città Bianca” perché le case sono costruite con la pietra bianca dei vulcani.” Una caratteristica grazie alla quale la città si fregia del titolo di Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’UNESCO.
“Venga a trovarci - mi ha detto Quintanilla -, sarà sempre il benvenuto.”
Risultato della breve ma illuminante conversazione? La voglia di volare ad Arequipa domani mattina. Ma essendo la cosa al momento non praticabile, anche la voglia di raccontare e quindi diffondere pubblicamente le informazioni e sensazioni raccolte.
L'ABC della comunicazione sta tutto qui.
Chi invece non vedeva l'ora di volare nuovamente in Italia è Anthony Palicios, l'enologo al seguito della delegazione, coi lineamenti del volto degni di un guerriero Inca.
“Mi piace l'Italia, sono molto affezionato - mi ha confidato -. Ho studiato enologia qui nel Veneto, all'Istituto di Conegliano.”
Sempre più simpatici, questi peruviani. Come la produttrice, di cui non conosco il nome, che mi ha raccontato che la sua azienda si trova su una montagna a 1500 metri di altitudine. Quello sì che potrebbe chiamarsi Monte Grappa. Nel senso del distillato, che erroneamente tanti turisti, sia italiani che stranieri, continuano ancora ad associare all'origine del nome del nostro Massiccio e quindi della nostra città.
E visto che di grappa stiamo parlando, sabato scorso in mattinata la visita di “Italia e Perù...” è continuata alla grapperia Nardini dove Antonio Guarda Nardini, a nome della proprietà, ha ricevuto la delegazione, con scambio dei rispettivi liquori locali.
A pranzo il gruppo si è quindi diretto a Breganze dove Giampietro Vitacchio, dell'omonima cantina, ha fatto degustare i suoi vini.
Gran finale con una cena di gala, a base di specialità del territorio, nella quale il vice sindaco di Bassano del Grappa Roberto Campagnolo ha portato agli ospiti peruviani il saluto della città. E lo stesso “The Vice”, come tutti i rappresentanti istituzionali incontrati nel corso del viaggio in Italia, ha ricevuto in omaggio una bottiglia del distillato a base di mosto d'uva. La presidente Gladys Torres Urday ha dichiarato che “la tappa bassanese è stata quella più “emozionale” e il tutto grazie a Roberto Astuni che ha saputo coinvolgere le realtà locali di produttori di grappa e vino per questo scambio culturale nel segno della vite”.
Viti parallele: quelle del Perù e quelle di Bassano. Con una sorprendente constatazione.
E cioè quella di avere conosciuto - seppure per il breve ma sufficiente lasso di tempo di un aperitivo in villa - un gruppo di persone che realmente amano e promuovono il proprio territorio, orgogliose della propria identità nazionale e locale.
Un esempio della famosa “attrattività d'area” che dovrebbe partire dal basso, e cioè dalla consapevolezza e dal coinvolgimento comunicativo delle persone che in quell'area vivono e lavorano. Uno dei fondamenti, per ritornare in tema, dei sacri testi del marketing territoriale. Per “Las Damas del Pisco” e i loro colleghi uomini, valorizzare la conoscenza del loro prodotto e quindi della terra che ne produce la materia prima, nel lontano ma sempre più interessante Perù, è una missione. Che non è costruita da nessun tavolo, ma sgorga naturale dal loro modo di essere. Dimostrando tutti assieme di “fare rete”, pur essendo nel loro Paese titolari di aziende concorrenti.
Una piccola ma significativa lezione che ci ha insegnato come si racconta e si valorizza un territorio, senza doverlo fare per obbligo istituzionale.
Le signore e i signori del Pisco hanno capito che in questo mondo digitale c'è sempre più bisogno di una testimonianza diretta - fatta di incontri, di viaggi e di scambi di esperienze - per farsi conoscere, creare nuovi flussi di dialogo e quindi di sviluppo culturale ed economico. Perché sanno di poterli creare, richiamandosi ai valori autentici della propria tradizione. E soprattutto, per promuovere il loro prodotto e richiamare visitatori nelle loro distillerie, non hanno bisogno di una fiction.
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