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Il Julep del Cap(itan)o
Il Cocktail Mint Julep ha una storia che parte dai primi dell’800. Storie di viaggi e piaceri che si intrecciano con il distillato di pesche di Vittorio Capovillla. Il Palazzo delle Misture rispolvera questo storico Cocktail dal sapore bassanese.
Pubblicato il 07 ago 2014
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La parola Julep sembra derivi dal termine persiano “gul-ab” che significa bevanda dolce: veniva citato già intorno al 1400 come sciroppo preparato con acqua, zucchero, violette e veniva bevuto come cordial, cioè come medicina stimolante e corroborante. La prima menzione della parola è presente nell'opera "Kitab Al Mansuri" di Rhazes (Egitto), in seguito il termine stesso è andato ad identificare una tipologia di bevande “conviviali” allontanandosi dalla sua primitiva connotazione ad utilizzo curativo.
Fu il capitano della Marina inglese Frederick Marryat il primo vero “ambasciatore” del mint julep, contribuendo a farlo conoscere nella sua Inghilterra e di conseguenza nel vecchio continente. L’ufficiale inglese è stato anche un valente scrittore, considerato uno dei pionieri delle opere letterarie ambientate sul mare come apprendiamo dalla sua biografia curata da David Hannay,“ Frederick Marryat, uno dei più brillanti e abbastanza riconosciuti romanzieri inglesi, nacque in Westminster il 10 luglio 1792…”.
Nel suo “A Diary in America” del 1839, una raccolta di appunti del suo viaggio negli Stati Uniti, Marryat descrive i comportamenti e le istituzioni di quei luoghi, soggiornando quasi esclusivamente in albergo ebbe modo di sfruttare questo privilegiato punto di osservazione per studiare le abitudini degli statunitensi e le loro preferenze alimentari. All’interno di questo diario l’ufficiale romanziere, grande estimatore del Mint Julep, ci lascia in eredità una dettagliata descrizione riguardo la sua corretta preparazione, una testimonianza di grande valore storico per gli appassionati di miscelazione.
“… devo soffermarmi un po’ sul mint julep e su come sia una delle più piacevoli e deliziose bevande, può essere sorseggiato con uguale soddisfazione sia quando il termometro è sui 40° che anche quando è sui 20°. Ci sono diverse versioni come quelle preparate con il Claret, Madeira, ecc; ma gli ingredienti del vero Mint Julep sono i seguenti: ho imparato come prepararlo riuscendoci piuttosto bene. Mettete in un tumbler circa 12 rametti di teneri germogli di menta, aggiungete un cucchiaino di zucchero bianco e poi in dosi uguali brandy comune e brandy alla pesca, così da colmare un terzo o forse un po' meno. Quindi prendere del ghiaccio tritato e riempire un tumbler. I buongustai passano il bordo dello stesso con una fetta di ananas fresco, e molto spesso il bicchiere è incrostato da stalattiti di ghiaccio Quando il ghiaccio si scioglie, bevetelo. Una volta, ho sentito due signore parlare nella stanza accanto alla mia e una di loro disse: “Bene se io ho una debolezza per qualche cosa è per il Mint Julep” - una debolezza piacevole, che dimostra il suo buon senso e buon gusto. I Mint julep sono infatti come le donne americane: irresistibili”.
Ma come poteva essere il brandy alla pesca del XIX secolo, quello che lo stesso Marryat indicava nella sua ricetta? A venirci in aiuto o meglio a soccorrerci è il Dott. Cocktail soprannome di Ted Haigh, contemporaneo storico della miscelazione, che nel suo “Vintage spirits and forgotten cocktails” ci illumina in questo modo.
“…tornando indietro nel XIX secolo, quando la ricetta vide la luce per la prima volta, non veniva utilizzato un brandy aromatizzato alla pesca, che era prodotto con brandy, aroma di pesca e dolcificante mal letteralmente un brandy alla pesca invecchiato. Ergo, aromatizzato, ma non dolce. Il problema è che, questa cosa non è sopravvissuta al proibizionismo. Intorno al XX secolo, le ricette per il “Georgia mint julep” (la corretta definizione di questa versione, aggiungiamo noi) prevedevano spesso dei dolci brandy alla pesca o all’albicocca, senza preoccuparsi di adattare le dosi, cosa che io ho fatto. In questo modo il drink sarebbe stato preparato dal 1930 in poi. Se, come me, preferisci la versione originale, abbiamo un eroe in comune. Jonathan Forrester della distilleria Penobscot Bay è un mago della distillazione. Sta producendo, con il mio incoraggiamento e quello di Dave Wondrich, un classico peach brandy invecchiato come quello che richiedeva la ricetta originale”
Ulteriori approfondimenti ci hanno consentito di arrivare a stabilire che il peach brandy in questione si avvicina molto al distillato di pesca, a sostegno di questa teoria riportiamo quanto afferma il sopracitato David Wondrich (altro studioso della materia) che nel suo “Imbibe” asserisce “…infine il Georgia Julep, con brandy e con l'ormai estinto brandy alla pesca (l'acquavite invecchiata, non il liquore appiccicoso).” Si evince anche dalla considerazione dell’autore di “Imbibe” che il termine brandy venga spesso utilizzato come sinonimo di distillato, acquavite soprattutto nei paesi di lingua anglosassone. Riguardo il peach brandy di Mr. Forrester non abbiamo notizie, successivamente la Dutch's spirits distillery di Mayville nello stato di New York ha cominciato a produrre un distillato simile attenendosi alle regole di produzione del XIX secolo, seguendo un po' la strada aperta dai sopracitati ricercatori. Abbiamo ricevuto delle autorevoli impressioni degustative su quest'ultimo peach brandy e risulterebbe un po' troppo dolce quindi non esattamente come quello ancienne methode. Finita la nostra opera di ricerca possiamo concludere che quello prodotto dalla distilleria Capovilla situata a Rosà possa avvicinarsi molto a quella acquavite di pesca in commercio all'epoca del Capitano della Royal Navy, dovremmo però convincere il produttore ad invecchiarlo in botti di rovere americana carbonizzate. Ma allora il nostro eroe in comune, il vero “the wizard of the still” non si trova oltreoceano ma “on the left Brenta river”, dovremmo consigliare i nostri amici e colleghi americani ad utilizzare il suo "brandy alla pesca" per preparare un Gerorgia mint julep da imperatori.
Approfondimento curato da: “Symposium on Mixing”, simposio permanente di storia della miscelazione, con sede presso il Palazzo delle Misture di Bassano del Grappa dove è possibile richiedere la riproposizione di questi ed altri miscelati storici.
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