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++ Investe con l'auto una coppia e poi accoltella a morte ragazzo ++
Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Beghetto al contrattacco
“Dette e scritte cose inesatte. Con Vecchio nessuna ripicca, le mie sono solo considerazioni tecniche”. Sul modulo: “Avanti col 4-4-2 ma lavoriamo anche al rombo”.
Pubblicato il 03 feb 2010
Visto 3.663 volte
Con pacatezza ma assoluta fermezza Massimo Beghetto scende in campo nella vicenda che l’ha visto protagonista insieme ad Andrea Vecchio. Il tecnico di Tombolo è infastidito da un caso a suo dire “ingigantito”. Quello che proprio non gli va giù è il concetto secondo il quale il centrocampista lombardo sarebbe stato escluso dall’undici titolare in forma preventiva se non punitiva: “Io e Andrea abbiamo avuto un confronto martedì scorso è vero, ma da qui a dire che è scoppiato un caso ce ne passa. Se poi lui ha fatto le sue valutazioni e ha chiesto la cessione è un altro paio di maniche. Quello che mi lascia perplesso è proprio la chiave di lettura che la stampa ha voluto dare alla vicenda. Leggere che l’esclusione di Vecchio dalla formazione che avrebbe dovuto scendere in campo con il Prato (gara rinviata a sabato 6 febbraio causa neve ndr) sia dovuta ad una specie di resa dei conti in seguito ad un battibecco mi ha fatto trasalire. La cosa non ha alcun senso. Ma vogliamo dire che già con il San Marino e Poggibonsi, ossia prima delle famose dichiarazioni, avevo fatto una determinata scelta? Significa che avevamo già “litigato”? No era semplicemente scelta tecnica. Sono state riportate delle cose non vere e questo mi ha profondamente amareggiato”.
In effetti l’esclusione del mastino di Saronno, su cui Braghin ha fortemente scommesso quando per lui si erano chiuse troppe porte in faccia (in primis la Pro Patria, in seguito nemmeno l’Alessandria ebbe il coraggio di proporgli un contratto) ha suscitato grande scalpore. Il temperamento, le indubbie doti agonistiche e lo spirito furoreggiante che animano l’indomito Andrea durante le gare lo hanno eletto in brevissimo tempo a idolo tra gli appassionati del Soccer Team. La sostanza e la forza d’urto in grado di garantire Vecchio appaiono indispensabili ad una squadra in cerca d’identità e che guarda al futuro con un progetto che non sarà per l’immediato ma che rimane ambizioso. Beghetto non si scompone e ne fa una questione prettamente tattica. È compito suo mandare in campo una squadra competitiva, è suo principale interesse iniziare a racimolare punti e successi: “Dal mio punto di vista Vecchio fa parte del gruppo, è un giocatore importante, ma io devo scegliere fra cinque centrocampisti, valutare tante cose prime fra tutte lo stato di forma di ciascun elemento. Non ho mai detto che Vecchio sia una quinta scelta ma solo che in questo frangente vedo meglio Favret. Il motivo? Dal mio punto di vista Favret si adatta meglio a giocare al fianco di Anaclerio anche perché sta benissimo fisicamente. Ma non ho mai detto che Vecchio o Caciagli o Drudi non giocheranno più. Io sono chiamato a valutare allenamento dopo allenamento”.
Massimo Beghetto, 42 anni, alla prima esperienza su una panchina di una squadra professionistica (foto Andrea Martinello)
Una soluzione che potrebbe far quadrare il cerchio sarebbe quella di imbastire un centrocampo a tre. Peraltro è arcinoto che sia Vecchio che lo stesso Anaclerio rendano di più con questo sistema di gioco. Il compito, e la bravura, di un allenatore è anche quella di trovare la soluzione ideale per far convivere i giocatori più importanti. Beghetto ci sta ragionando ma una dose massiccia di prudenza gli consiglia di non accelerare i tempi: “Qualcosa in cantiere sul cambio di modulo c’è. Alcuni esperimenti che vertono al rombo di centrocampo gli abbiamo provati ma siamo solo agli inizi. La scelta di portare avanti il 4-4-2 discende dal numero di occasioni che creiamo durante le partite. Inoltre questo è un modulo che ritengo addirsi molto bene alle caratteristiche della squadra nel suo complesso. Se dopo ci soffermiamo solo sui risultati siamo tutti d’accordo che questi non gratifichino il lavoro che stiamo facendo. Se non creassimo 5 o 6 palle gol a partita sarei il primo a scervellarmi per trovare altre soluzioni tattiche. È logico che la forza di una squadra sta anche nel saper cambiare modo di stare in campo ma per utilizzare altri schemi bisogna lavorare parecchio senza improvvisare niente. Prima di apportare un cambiamento così radicale mi piace provare e riprovare sul campo d’allenamento per dare ai giocatori sufficienti certezze”.
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