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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), Islamabad partner strategico di Pechino
Il corridoio economico Cina-Pakistan è il fiore all’occhiello della tanto decantata Belt and Road Initiative cinese
Pubblicato il 08 mar 2024
Visto 8.476 volte
Il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) è un progetto da oltre 62 miliardi di dollari che dovrebbe estendersi per 2.700 chilometri dalla città cinese occidentale di Kashgar, città nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, al porto pakistano di Gwadar, sul Mar Arabico, attraverso strade, ferrovie, condutture e altre infrastrutture specifiche e progetti agricoli.
Il corridoio è il fiore all’occhiello della tanto decantata Belt and Road Initiative (BRI) della Cina, ed è in corso di attuazione da un decennio. Sottoscritto dall'allora primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, nel luglio 2013, a Pechino, con il presidente cinese Xi Jinping. Il progetto sta diventando un grave fardello per il Pakistan, la cui economia sta barcollando sotto il peso del massiccio debito estero, un quarto del quale nei confronti della Cina. Il rimborso dei prestiti cinesi per finanziare i progetti del Corridoio ha peggiorato significativamente la crisi economica del Pakistan. Islamabad potrebbe trovarsi ad affrontare lo spiacevole problema del “debito cappio” cinese come lo Sri Lanka, che per ripagare il debito contratto, per un progetto portuale del valore di un miliardo di dollari fuori Colombo, ha accettato di affittare il porto e 6.000 ettari di terreno intorno ad esso alla Cina per 99 anni.
Il corridoio ha lo scopo di abbreviare il percorso delle importazioni energetiche della Cina dal Medio Oriente aggirando lo Stretto di Malacca, tra Malesia e Indonesia, che potrebbe essere bloccato in caso di guerra e riducendo drasticamente il tempo necessario affinché le merci cinesi raggiungano l’Africa e il Medio Oriente. Anche il Pakistan e i suoi vicini trarrebbero senza dubbio beneficio da questo progetto se potesse essere completato. Il porto di Gwadar potrebbe fungere da punto nodale per i corridoi commerciali ed energetici e presto si trasformerà in un hub commerciale paragonabile a Singapore, Hong Kong e Dubai.
Il CPEC è finanziato principalmente attraverso prestiti agevolati dalla Cina, ammontati a circa 60 miliardi di dollari.
Gwadar si trova vicino allo Stretto di Hormuz, una rotta petrolifera cruciale nel Mar Arabico. Pechino ha investito molto nella provincia sudoccidentale del Belucistan pakistano nonostante la decennale insurrezione separatista nella zona, dove un movimento separatista lotta da decenni per l'indipendenza dal governo centrale e potrebbe minacciare i lavoratori cinesi. E proprio in Belucistan sarebbe concentrata la gran parte della costruzione.
Il Pakistan e la Cina godono di una forte amicizia collaudata da tempo, buoni vicini e anche partner strategici. Condividono interessi e aspirazioni comuni. Ne sono un esempio la cooperazione tra i due paesi in progetti monumentali come l’autostrada del Karakorum, le centrali elettriche di Chashma, complessi meccanici ed elettrici, il porto in acque profonde di Gwadar. Il corridoio economico Cina-Pakistan rappresenta indubbiamente l’esempio del partenariato strategico tra i due paesi.
Secondo quanto riferito, il Pakistan, affamato di sviluppo, finora ha attirato investimenti diretti dalla Cina per un valore di 25,4 miliardi di dollari. I progetti di energia elettrica nell’ambito del CPEC hanno immesso nella carente rete energetica del paese circa 6.000 megawatt di energia, espandendo la rete di trasmissione di quasi 1.000 chilometri. Ha ampliato di circa 500 chilometri la sua rete di autostrade, un’enorme espansione per il popoloso ma sottosviluppato paese dell’Asia meridionale.
Poi il piano ha dovuto misurarsi con gli attacchi terroristici contro cittadini e progetti cinesi, bloccando i progressi del CPEC. Il porto di Gwadar, situato in una posizione strategica, nella provincia del Belucistan, rappresenta una sfida per la sicurezza dei cittadini cinesi. Un'insurrezione locale di lunga data ha preso di mira gli interessi della Cina con una serie di attacchi. Nel 2018, i ribelli baluci hanno rivendicato un assalto al consolato cinese di Karachi, un anno dopo c’è stato un attacco a turisti cinesi al Pearl Continental Hotel di Gwadar e nell'aprile del 2022 un attentatore suicida ha preso di mira l'Istituto Confucio dell'Università di Karachi. Nel 2022, un gruppo di insorti Baluci, in un messaggio video sui social media, ha avvertito la Cina: "L'Esercito di Liberazione Baluci vi garantisce che il CPEC fallirà miseramente sulla terra dei Baluci... avete ancora tempo per abbandonare il Belucistan, o assisterete a una rappresaglia da parte dei figli e delle figlie dei Baluci che non dimenticherete mai".
Tuttavia, nel mese di ottobre dello scorso anno, il Primo Ministro pakistano, Anwar-ul-Haq Kakar, aveva dichiarato che erano stati completati oltre 50 progetti per un valore di 25 miliardi di dollari nell'ambito del CPEC. Il Pakistan ha reso operativo con successo il suo porto marittimo profondo di Gwadar con strutture all'avanguardia in grado di gestire le grandi navi mercantili, facilitando così il trasferimento delle merci verso i paesi della regione, in particolare quelli senza sbocco sul mare.
Dal punto di vista militare, la Cina ha rafforzato le capacità di difesa del Pakistan e ha svolto un ruolo cruciale nel suo armamento nucleare. Oltre a controbilanciare l'India, Islamabad si presterebbe anche a fornire la base per la proiezione della potenza navale cinese. Pechino fornisce anche trasferimenti di tecnologia per l'industria della difesa pakistana, compresi missili balistici e piattaforme avanzate come il jet da combattimento JF-17, in parte prodotto in Pakistan incluso l’assemblaggio finale.
Dal giugno 2017, il Pakistan è membro permanente dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). La sua inclusione come membro permanente è stata sostenuta dalla Cina. La SCO rappresenta senz’altro un altro strumento per ottenere un immenso sostegno per affrontare le questioni economiche, di sicurezza e sociali.
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