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Tinto, le candele e Canova

Visita esclusiva a lume di candela alla Gypsoteca di Possagno per Tinto Brass, oggi a Marostica per l'inaugurazione di “Umoristi a Marostica”

Pubblicato il 18 apr 2010
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Il buio più totale, i cellulari spenti, solo quattro candele accese dentro coppe di vetro portate in giro da altrettante addette della Gypsoteca Canoviana di Possagno, le statue del Canova illuminate nei dettagli dalla fioca luce delle fiammelle.
Un'atmosfera giusta, nella casa-museo del più grande scultore neoclassico, per accogliere la visita di un ospite particolare: Tinto Brass, il maestro del cinema erotico italiano.
Il regista, oggi a Marostica in veste di componente speciale della giuria di “Umoristi a Marostica” - la rassegna internazionale di grafica umoristica dedicata quest'anno al tema dei “Vizi” - si è concesso ieri sera una parentesi artistico-culturale, invitato dalla Fondazione Canova e dal dottor Mario Guderzo: direttore della Gypsoteca Canoviana di Possagno e da sempre vicino agli “Umoristi” della Città degli Scacchi.

Tinto Brass e l'attrice Caterina Varzi davanti alla statua di Paolina Borghese

Per ammirare i capolavori canoviani a lume di candela - così come il Canova amava mostrarli ai suoi amici e conoscenti - il regista è arrivato a Possagno assieme alla sua nuova "musa" ispiratrice: Caterina Varzi, 39 anni, calabrese, psicologa forense e avvocato, protagonista del nuovo cortometraggio di Brass “Hotel Courbet”, in proiezione nella sala a lui dedicata alla mostra degli “Umoristi” che si inaugura oggi.
Tinto Brass, uomo di cultura con una grande passione per l'arte, ha ascoltato con attenzione le spiegazioni del dottor Guderzo, chiedendogli all'inizio della visita se lo scultore “avesse delle modelle”.
Antonio Canova, in realtà - come ha spiegato il direttore della Gypsoteca - non aveva modelle nello studio; solo Paolina Borghese, ritratta in una delle sue più celebri statue, raccontò dello studio dell'artista e fu probabilmente l'unica modella su cui Canova “mise le mani” per prendere i calchi delle forme da rappresentare.
Dopo la visita al buio nell'ala vecchia della Gypsoteca e nell'ala nuova progettata da Carlo Scarpa, Brass e gli altri ospiti - tra i quali il sindaco di Marostica Gianni Scettro e gli esponenti del Gruppo Grafico Marosticense, organizzatore di “Umoristi a Marostica” si sono trasferiti nella casa dell'artista, che conserva tra le altre cose la statua di Paolina Borghese, i dipinti e le altre opere dell'artista.
E' stato quindi servito un piccolo buffet “pedemontano” nella vecchia cucina del complesso: con formaggio morlacco e bastardo del Grappa, salumi locali, prosecco e cabernet franc trevigiani e meringhe di Possagno.
Al termine della visita, all'esterno della casa, Tinto Brass si è acceso uno dei suoi immancabili sigari. E chissà: forse le forme delle “Tre Grazie”, il cui gesso è stato a lungo ammirato dal regista, gli avranno ispirato qualche prossimo ciak.

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