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Scrivo oggi, con colpevole ritardo, un mio ricordo del prof. Giuseppe Antonio Muraro, illustre marosticense, accademico olimpico, scomparso all’età di 71 anni, i cui funerali si sono svolti martedì scorso 30 settembre nella chiesa di S. Antonio Abate a Marostica.
E ne scrivo con la consapevolezza che ben poco si può ancora aggiungere alla narrazione su questa figura di spicco della cultura del nostro territorio, rispetto a quanto hanno già scritto gli altri mezzi d’informazione locali.
Laureato in Filosofia all’Università di Milano, studioso di storia di chiara fama, docente di Lettere e Filosofia, relatore in innumerevoli convegni, autore di importanti saggi e pubblicazioni di storia, collaboratore di una miriade di associazioni culturali e di ricerca, Premio Città di Marostica nel 2011, membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza dal 2020: sono solo alcuni tratti distintivi di quello che è stato il suo fulgido curriculum vitae.
Maggio 2022: il prof. Muraro parla della storia della cinta muraria di Marostica alla scampagnata divulgativa organizzata dalla Compagnia delle Mura (foto Alessandro Tich)
E allora, quando gli onori della carriera di una persona scomparsa sono già ampiamente noti, un contributo sincero alla sua memoria non può che attingere dai ricordi personali.
Nel corso degli anni ho avuto ovviamente molte occasioni di incontrarlo, per il mio lavoro ma non solo, in particolare nella sua Marostica dove non ha mai fatto mancare la sua preziosa collaborazione alle iniziative di interesse culturale e in particolare di divulgazione storica.
Del professor Muraro mi colpiva il modo di presentarsi in pubblico, che era poi il suo modo di essere: affabile e disponibile, sempre pronto a un’amichevole battuta, mai sopra le righe, raffinatamente refrattario alle luci della ribalta.
In altre parole, un signore.
Per quanto mi riguarda, la sua fama era stata preceduta dai racconti a casa del mio figlio maggiore Andrea, che frequentava il Liceo d’Arte “De Fabris” di Nove dove il professor Muraro insegnava Lettere e Storia e che nutriva una particolare ammirazione per quel docente, non solo per la sua capacità di interessare e di far appassionare alla sua materia ma anche per quel suo carattere così autorevolmente cordiale.
Negli anni successivi, ogni volta che ci incontravamo a qualche conferenza stampa o a qualche convegno, il prof non si dimenticava mai di chiedermi cosa stesse facendo mio figlio e mi chiedeva anche di salutarlo.
Anche questi sono i piccoli particolari che tratteggiano la grandezza di una persona.
Quella che ho particolarmente apprezzato nel vederlo all’opera nel corso del tempo è stata la sua missione di divulgatore.
Il divulgatore, secondo il dizionario online Sabatini Coletti, è colui il quale “presenta in modo comprensibile a tutti argomenti specialistici”.
Un’attitudine a rendere accessibili e popolari dei temi altrimenti riservati agli addetti agli studi che in Giuseppe Antonio Muraro sgorgava naturale.
E la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, sovviene in quello che per me è il vero e proprio ultimo “ricordo pieno” che conservo di lui.
Era una domenica di ormai tre anni fa, nel mese di maggio, sul “Torresin” sottostante il Castello Superiore di Marostica, detto anche il Rivellino del Pausolino, sul lato est delle Mura scaligere, alla sommità del Sentiero dei Carmini.
Qui la Compagnia delle Mura di Marostica aveva organizzato un pomeriggio di intrattenimento culturale, nella formula di una scampagnata divulgativa, seguito dalla musica dal vivo e con immancabile buffet finale.
Un piacevolissimo incontro en plein air dedicato alla storia della straordinaria cinta muraria di Marostica, affidata a una relazione del professor Muraro, e alla struttura architettonica della stessa, illustrata dal presidente della Compagnia delle Mura ed architetto Duccio Dinale.
A quel pomeriggio sul “Rivellino del Pausolino” avevo dedicato un articolo e di seguito ripropongo testualmente quello che avevo scritto in merito alla relazione dello studioso di storia:
“Il prof. G. Antonio Muraro parla con la “slide” già predisposta che indica le date principali riferite alle mura: 1311-1387 (l’età scaligera) e 1 marzo 1372 (data della posa della prima pietra delle mura, che quest’anno pertanto festeggiano i 650 anni di storia). L’accademico olimpico ricostruisce le radici storiche della città fortificata e ripercorre le fasi salienti della avvincente e anche truculenta saga scaligera ovvero della famiglia Della Scala, incentrata sulle figure di Cangrande e Cansignorio, con quella chiarezza di linguaggio e pacatezza di esposizione che tanto lo hanno fatto apprezzare dai suoi studenti.”
Ecco: penso che in questa descrizione sia racchiusa l’essenza del professor Muraro studioso e divulgatore.
Una persona capace di trasformare date e fatti, che sono poi i fondamenti dello studio della storia, in un racconto avvincente e comprensibile per chi non è avvezzo alla conoscenza del passato.
Tutti quelli che lo hanno conosciuto conserveranno il ricordo di almeno un momento particolare in cui collocare un tributo di memoria nei confronti di questo professore così gentile e così stimato.
Per me, il ricordo rimarrà per sempre quello di Muraro tra le Mura.
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