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La pista è scotta
Entro maggio sarà riaperto il tratto di Enego della Ciclopista del Brenta, a un anno e mezzo dalla frana di gennaio 2024. Lo comunica il consigliere regionale Masolo che però osserva: “La Regione non investe su questo collegamento con l’Europa”
Pubblicato il 29 apr 2025
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Ma guarda un po’.
Oggi ho dato un’occhiata al riquadro di Bassanonet che elenca e linka a tutti gli articoli pubblicati negli anni scorsi in questa stessa data. E ho visto che esattamente un anno fa, il 29 aprile 2024, avevo pubblicato un articolo, intitolato “Butta giù la pista”, dedicato alla frana di massi abbattutasi sulla Ciclopista del Brenta, in località Piovega di Sotto vicino a Cornale, in territorio comunale di Enego, il 24 gennaio 2024.
Così avevo scritto nel sottotitolo: “Da più di tre mesi la Ciclopista del Brenta è chiusa nel tratto di Enego per una frana non ancora ripristinata, bloccando il flusso dei cicloturisti”.
Archivio Bassanonet
E neanche a farlo apposta, sempre oggi è arrivato in redazione un comunicato stampa del consigliere regionale di Europa Verde Renzo Masolo sullo stesso e identico argomento. Perché a distanza di un anno esatto da quell’articolo, quel tratto di Ciclopista non è stato ancora riaperto.
La buona notizia, resa nota dal consigliere regionale, è che finalmente abbiamo una data indicativa di riapertura.
Il tratto vicentino della ciclovia che porta in Trentino ritornerà ad essere pianamente usufruibile entro il prossimo mese di maggio.
Che, sottolineo io solo per la cronaca, inizia dopodomani.
Lo ha assicurato la giunta regionale, rispondendo a un’interrogazione presentata al riguardo dallo stesso Masolo, da sempre sostenitore assoluto della mobilità ciclabile, che per l’occasione ritorna alla sua veste originaria, cucitagli addosso da Bassanonet, di uomo che sussurra alle bici.
Nel diffondere la notizia, infatti, l’esponente politico bassanese punta il dito sul fatto che la Regione Veneto, a suo dire, non coglie le enormi potenzialità cicloturistiche della Ciclopista e soprattutto, al di là delle emergenze da ripristinare come quella di Enego, “non investe su questo collegamento con l’Europa”.
“La risposta della giunta regionale alla mia interrogazione conferma la riapertura della ciclovia entro maggio 2025, a un anno e mezzo dalla sua chiusura per una frana avvenuta nel gennaio 2024 - afferma Masolo nel suo comunicato -. La ciclovia del Brenta è considerata una delle più belle d’Europa, ma anche una delle più gettonate con ben 700.000 passaggi univoci nel 2023.”
“Ma a causa di una frana, da gennaio 2024 la pista è rimasta chiusa con enormi disagi per studenti, lavoratori e per tanti turisti che costituiscono una boccata di ossigeno dal punto di vista economico per la zona - continua -. Il quadro economico dell’opera di ripristino della ciclovia corrisponde a un importo complessivo di 200mila euro, non proprio briciole per un piccolo Comune di 1.500 abitanti come quello di Enego.”
“Tuttavia - aggiunge -, la Regione del Veneto, consapevole dell’impatto significativo che un importo come questo ha su un piccolo comune, pur connotando questa ciclabile come risorsa di grande valore turistico, oltre che un simbolo di turismo ‘slow’, contribuisce a distanza di mesi e mesi con appena 100mila euro.”
Da qui la domanda:
“Possibile che, alla luce del Piano regionale della mobilità ciclistica e della vigente legge regionale per la promozione del cicloturismo, la Regione non sappia valorizzare questa importante risorsa prevedendo, magari prevedendo una estesa messa in sicurezza del percorso in territorio Veneto?”
“Tra ciclovia chiusa e ferrovia sospesa a causa di lavori - osserva il consigliere di Europa Verde -, la Valsugana e i Comuni adiacenti stanno patendo enormi difficoltà, costringendo i cittadini a riversarsi in auto sulla famigerata strada statale Valsugana, già trafficatissima e problematica.”
“La mobilità sostenibile e il cicloturismo non sono una priorità per la giunta regionale, molto più attenta e ricettiva nei confronti della SPV - conclude Renzo Masolo -. 200mila euro sono un piccolo tappabuchi, ma che non risolve la messa in sicurezza dell'intera ciclovia. Il rischio è che altri episodi simili si ripresentino, costringendo il Comune di turno a interrompere la tratta per un altro anno e mezzo.”
“Butta giù la pista”, avevo intitolato quell’articolo di un anno fa, come vi ho già ricordato.
Che dire adesso, dopo un anno e mezzo di attesa della sua riapertura, che finalmente dovrebbe avverarsi il mese prossimo?
La pista è scotta.
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