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Il 26 aprile del 1986 il reattore n°4 della centrale nucleare di Černobyl' in Ucraina (Stato che allora apparteneva ancora all'Unione Sovietica) esplose, provocando la fuoriuscita di una nube radioattiva che contaminò larghe aree della zona, rendendo necessaria l'evacuazione di circa 340.000 persone.
Con un referendum abrogativo votato l'8 novembre dell'anno successivo l'Italia decretava la chiusura delle proprie centrali nucleari, in un'ondata emotiva generata dalle immagini apocalittiche trasmesse dai telegiornali un anno e mezzo prima.
Enrico Testa all'epoca si segnalò come uno dei più accaniti oppositori allo sviluppo dell'energia nucleare nel nostro Paese: oggi, a distanza di vent'anni, attraverso il suo ultimo libro "Tornare al nucleare?" invoca l'utilizzo di questo tipo di energia come una delle tante pratiche in grado di arginare la crisi energetica che interessa l'intero pianeta.

Enrico Testa con Giandomenico Cortese, moderatore della serata.
Un cambio di rotta che, però, può sembrare solo a prima vista frutto d'incoerenza: Segretario Nazionale e poi Presidente di Legambiente tra l'80 e l'87, deputato dal 1987 al '94, Presidente del Consiglio d'Amministrazione di Enel S.p.a. dal '96 al 2001 ed ora a capo di una società che produce e sviluppa impianti idroelettrici, l'imprenditore bergamasco mette proprio le tematiche ambientaliste al centro di questo suo "salto della barricata". Nella sua riflessione l'energia nucleare viene contrapposta al massiccio utilizzo di carbone che nel nostro Paese, come in gran parte del mondo, rende possibile la fornitura di elettricità: "Rispetto a vent'anni fa sono cambiate moltissime cose: bisogna fare i conti con tre miliardi di nuovi consumatori e con un bisogno d'energia che cresce sempre di più. Basti pensare - afferma Testa - che in Cina negli ultimi due anni è stata prodotta una quantità di energia quasi tripla rispetto a quella prodotta dall'Italia nell'ultimo secolo. Il nucleare permette di creare energia in maniera pulita, senza emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera e senza peggiorare la già drammatica piaga rappresentata dal cosiddetto "effetto serra". La popolazione mondiale manifesta esigenze energetiche che richiedono la sperimentazione di metodi alternativi". Il problema, per l'imprenditore lombardo, risiede soprattutto nell'atteggiamento mentale che classe politica e cittadinanza hanno tenuto e continuano a tenere nei confronti di una forma di sviluppo d'energia considerata insicura a priori. "In realtà - prosegue l'autore del libro - noi quest'energia la utilizziamo già: importiamo energia nucleare dalla Francia come se ci fossero otto centrali a lavorare soltanto per noi. Perchè non tentare di provvedere da soli al nostro sostentamento energetico?". Il nucleare rappresenta per l'ospite della serata l'unica alternativa valida allo strapotere di gas e petrolio: le altre energie alternative (ad esempio quella eolica o solare) non sembrano pienamente in grado di soddisfare le esigenze di un pianeta che negli ultimi sessant'anni ha visto triplicare i propri abitanti e con essi il bisogno di nuovi metodi di approvvigionamento.
"C'è quasi da sperare che il prezzo del petrolio continui ad aumentare - conclude Testa - in modo da costringere i leader mondiali ad incentivare gli sforzi per trovare nuovi metodi di produzione energetica, più vantaggiosi per noi e meno dannosi per l'ambiente". Se le nostre vite devono essere regolate da princìpi economici, chissà che questi stessi princìpi non possano aiutarci ad intraprendere quel percorso di cambiamento che viene invocato da tanti ma attuato da pochi (anzi, pochissimi...).
LA "DOMANDA SENZA CENSURA" DI BASSANONET
- Pochi mesi fa, la centrale Enel di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, è stata autorizzata a "riconvertirsi" a carbone: grandi proteste si sono levate da Legambiente e Greenpeace, proprio per il problema delle emissioni nell'atmosfera di cui Lei ha parlato. Enel ha cercato di calmare le acque parlando di utilizzo di "carbone pulito": esiste questo "carbone pulito"? In cosa consiste?
- Purtroppo Enel non ha molte alternative: in Italia le uniche opzioni utilizzate al momento sono le centrali a gas o quelle a carbone. Greenpeace e Legambiente dovrebbero abbattere il tabù del nucleare ed essere disposte ad accettarlo. Oggi esiste un carbone molto meno impattante ambientalmente rispetto a quello in uso dieci o vent'anni fa: questo non azzera di sicuro le emissioni, ma attraverso tecniche come la "carbon sequestration" è possibile catturare l'anidride carbonica sprigionata nell'atmosfera, riniettandola nel sottosuolo. Parliamo di tecnologia sperimentale e molto, molto costosa. Personalmente, da ambientalista, preferisco di gran lunga una centrale nucleare rispetto ad una a carbone.
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