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Qui si fa la Baxi o si muore
Appello e monito di Cisl Vicenza e Uil Vicenza alla vigilia del voto in consiglio comunale. “I consiglieri devono fare una scelta chiara di prospettiva e di futuro per Baxi, per il bene della città”
Pubblicato il 26 lug 2023
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Bassano del Grappa, via Cristoforo Colombo, quella dei Metropolis Cinemas.
Qui c’è anche la sede cittadina della Cisl, dove veniamo convocati in conferenza stampa.
Neanche a farlo apposta, sul lato opposto della strada, vicino all’ingresso della grande area dei capannoni del centro logistico, due Tir di Pengo sono parcheggiati in attesa di trasportare il prossimo carico. Ma non è Pengo, questa volta, l’argomento di cui all’oggetto.
Da sinistra: Davide Passuello (Fim Cisl), Raffaele Consiglio (Cisl) e Carlo Biasin (Uilm)
Domani sera i Metropolis Cinemas si trasferiranno in sala consiliare dove è in programma, in prima visione assoluta, il film kolossal del voto per il recepimento dell’atto di indirizzo sul protocollo d’intesa proposto al Comune da Baxi e da Pengo.
Come è noto, Baxi ha l’impellente urgenza di comunicare alla multinazionale controllante BDR Thermea la volontà della città di Bassano di consentire l’ampliamento dell’azienda nel confinante stabilimento di Pengo in via Trozzetti per l’obbligata riconversione della produzione dalle caldaie a gas alle pompe di calore, imposta dall’Unione Europea.
In caso contrario, già si prospettano pesanti tagli occupazionali nel medio termine e cioè nel giro di tre-quattro anni.
C’è poi la partita collegata e parallela del trasferimento di Pengo a San Lazzaro, ma come ho già scritto non è questo il tema dell’incontro. Almeno in forma diretta.
Sul destino di Baxi Spa prendono ufficialmente posizione i sindacati Cisl Vicenza e Uil Vicenza (solo loro, la Cgil non c’è) che alla vigilia del voto del consiglio comunale lanciano un appello e contemporaneamente anche un monito ai consiglieri eletti affinché evitino “un danno economico e sociale irreparabile con la perdita di oltre 700 posti di lavoro”, senza contare gli occupati nelle aziende dell’indotto.
Per inquadrare meglio i termini della questione diamo intanto i numeri, forniti dagli stessi sindacati.
Baxi Spa dà attualmente lavoro nello stabilimento di via Trozzetti ad oltre 800 dipendenti.
Di questi, oltre 500 sono dipendenti diretti, ovvero direttamente assunti e altri 300 sono lavoratori “somministrati”, vale a dire occupati tramite agenzia.
Ma per i non addetti ai lavori la dimensione della questione assume contorni sorprendenti relativamente ai numeri dell’indotto.
Attorno a Baxi Spa, infatti, ruotano un centinaio di piccole e medie imprese del territorio, per un totale di circa 2000 addetti tra dipendenti delle aziende fornitrici, servizi, installatori eccetera.
Sono i fornitori che producono i componenti delle caldaie progettate dall’ufficio Ricerca & Sviluppo di Baxi. L’azienda di via Trozzetti, al termine della filiera produttiva, assembla poi i componenti per realizzare i prodotti finiti.
All’esterno di Baxi vengono prodotti quasi 10.000 “codici” e cioè quasi 10.000 pezzi diversi, necessari per assemblare la gamma delle caldaie dell’azienda.
Tutti numeri che in caso di blocco produttivo con conseguente chiusura di Baxi Spa, come avvertono i referenti sindacali, sono destinati inevitabilmente a sparire.
“Dentro lo stabilimento la preoccupazione sta crescendo, c’è perplessità su come potrebbe finire domani sera e ci si chiede se Baxi può avere una prospettiva futura nel territorio bassanese e non solo, per l’indotto rilevante dell’azienda”, riferisce il segretario generale provinciale di Uilm (la Uil Metalmeccanici) Carlo Biasin.
“C’è stato un ritardo nel coinvolgimento delle Rsu aziendali da parte dell’azienda e sarebbe stato diverso se la questione fosse stata posta nei tempi giusti - osserva Biasin -. Oggi però siamo al capolinea. Dal 2029 le caldaie a gas non saranno più prodotte e senza questo investimento per la riconversione produttiva vedremo chiudere in pochi anni il sito di Bassano.”
“Abbiamo intenzione di aprire il confronto con l’azienda sul nuovo piano industriale - aggiunge il sindacalista -, ma serve avere la certezza della prospettiva dell’investimento. Un piano che riguardi la gestione della transizione da un tipo di prodotto all’altro, la salvaguardia e anche la crescita occupazionale, le modifiche professionali attraverso la formazione, eccetera. Salvaguardia occupazionale che ci viene chiesta dai lavoratori.”
E il messaggio centrale lanciato dai sindacati, relativo alle due “problematiche opposte” della vicenda, è il seguente: salvaguardare l’occupazione e l’ambiente insieme è possibile, si trovino soluzioni compensative.
“Noi non siamo di principio contrari all’ambiente - chiarisce Biasin -. Il protocollo prevede un percorso che può e deve essere migliorato e che non può essere gestito dalle due aziende e dall’amministrazione comunale senza il coinvolgimento della parte sindacale e della popolazione dei quartieri coinvolti.”
“Il consiglio comunale deve fare una scelta chiara di prospettiva e di futuro per Baxi - afferma il segretario generale provinciale di Cisl Vicenza Raffaele Consiglio -. Servono ragionamenti di compensazione sul territorio e per l’ambiente, ma una “non scelta” comporterebbe l’impossibilità di ottenere gli investimenti della casa madre.”
“L’ampliamento di Baxi non è speculazione - prosegue -. È richiesto dalla nuova linea di prodotti, dal momento che in Europa non ci sarà più produzione di caldaie a gas. Se non ci sarà la riconversione, lo stabilimento di Bassano andrà a scemare e quindi a chiudere”
E questo non solo perché sulla nuova frontiera delle pompe di calore è già in atto la competizione tra i vari gruppi concorrenti del settore.
C’è competizione, come rivelano i sindacati, anche all’interno del gruppo BDR che controlla Baxi. “Altre aziende del gruppo, e i francesi per primi, vorrebbero produrre le pompe di calore” riferisce Consiglio.
È come se, aggiungo io, l’azienda del gruppo dei nostri carissimi cugini d’Oltralpe stesse attendendo un “no” del consiglio comunale di Bassano per accaparrarsi la produzione per i prossimi decenni.
“Riguardo alla querelle con l’azienda che poteva coinvolgere prima le Rsu, non è il momento di cercare le colpe del passato, all’italiana - incalza il referente provinciale CISL -. Per noi la multinazionale deve avere la possibilità di sapere che a Bassano ha in mano uno stabilimento adatto per la riconversione. O Baxi trova un ambiente accogliente oppure le nuove linee non saranno prodotte nel nostro Paese.”
“Domani sera - ammonisce Consiglio - il consiglio comunale deve uscire con un indirizzo ben chiaro, per dare un futuro a un’azienda. Deve trovare una soluzione, a costo di stare lì tutta la notte.”
“Questa situazione è la prima conseguenza della transizione ecologica che interessa tutta l’Europa, non possiamo restare indietro - mette in guardia Davide Passuello, referente per il Bassanese di Fim Cisl -. Baxi assembla i prodotti, non produce inquinamento e l’aumento dei volumi nella ex Siltal è fondamentale per questa transizione.”
“Ciò non significa - precisa - che non siamo sensibili alla questione ambientale, perché se no sarebbe una contraddizione in termini.”
Proprio per questo CISL Vicenza e UIL Vicenza chiedono che il voto del consiglio comunale “non sia un assegno in bianco”.
“Chiediamo altresì - spiegano - che immediatamente dopo la votazione sia aperto un tavolo di confronto con le parti sociali e i rappresentanti dei quartieri, con un cronoprogramma rigoroso e condiviso, finalizzato a studiare come minimizzare l’impatto ambientale dell’operazione nel suo insieme e definire adeguate compensazioni ambientali, destinando e vincolando in via esclusiva a questo scopo gli introiti derivanti dagli oneri di urbanizzazione.”
“Come sindacato - affermano ancora le due organizzazioni provinciali, allargando il tiro - sosteniamo con forza la necessità di uno sviluppo sostenibile in termini ambientali e sociali, che tuttavia non può essere ridotto a una discussione di quartiere. Esattamente come le politiche industriali, richiede la capacità di una visione complessiva e di una pianificazione da sviluppare in un’ottica di area vasta. Solo così possono essere conciliati obiettivi diversi e ugualmente strategici come la tutela ambientale e lo sviluppo economico.”
“Sconcerta, dunque, alla vigilia di un voto decisivo su una vicenda di tale importanza, che dopo mesi il dibattito sia fermo al punto di partenza, senza che siano state trovate soluzioni alternative o comunque delle modalità di compensazioni ambientali adeguate - dichiarano i sindacati -. Ma recuperare il tempo perduto è ancora possibile. Questo è il momento della buona politica, non dei veti incrociati. Il territorio possiede competenze e risorse per diventare un modello di sviluppo sostenibile.”
Sì all’attenzione sulla partita ambientale, dunque. Ma col presupposto che il voto di domani sera non porti alla chiusura, da qui ai prossimi tre-quattro anni, di Baxi Spa.
L’appello e il monito di Cisl Vicenza e Uil Vicenza è primariamente rivolto alla salvaguardia dei posti di lavoro e della riconvertita produttività aziendale, vanto e motore dell’economia cittadina.
E interpretando il loro messaggio rivolto ai consiglieri comunali, in termini economici ed occupazionali, la prospettiva è una sola: qui si fa la Baxi o si muore.
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