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BassaNapoli
Anche a Bassano e nel Bassanese i festeggiamenti per lo scudetto della squadra partenopea. E io dedico idealmente al sindaco Pavan la mia statuina del presepio di Maradona
Pubblicato il 06 mag 2023
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L’altro ieri sera, poco dopo le 22.45, uscivo dal ristorante Ca’ 7 di Bassano per rientrare a casa.
Si era appena conclusa la conferenza stampa by night con degustazione eccetera eccetera per la presentazione dell’iniziativa a scopo benefico ImprendiChef, di cui in uno dei miei articoli precedenti.
Ma si era appena conclusa anche Udinese-Napoli allo stadio Friuli di Udine. E mentre stavo per salire in macchina sentivo in lontananza caroselli di clacson festanti che animavano le strade della zona. Pensavo di essere al Motton: e invece mi trovavo a BassaNapoli.
Foto Alessandro Tich
A Bassano e dintorni sono infatti non pochi i residenti originari dalla città del Vesuvio e dal suo circondario, in parte napoletani e in partenopei, per riesumare una vecchia battuta del mio amico e collega Vincenzo Pittureri.
Ne ho la prova anche a San Giuseppe di Cassola, dove vicino all’ufficio postale giganteggiano degli enormi bandieroni azzurri esposti fuori da un’abitazione.
Quella stessa San Giuseppe dove abitava il compianto maestro Giulio Carandente, di origine partenopea, pittore e animatore artistico-culturale, ideatore del progetto “Multiarte”, con cui a forza di servizi televisivi e interviste avevo stretto un rapporto di amicizia.
Ricordo ancora quel giorno quando Carandente, invitandomi a casa sua, mi insegnò come si beve il caffè alla napoletana. Un autentico rituale di cui mi sono rimaste impresse nella mente alcune cose: il bicchiere d’acqua va bevuto prima e non dopo, per pulire il palato e apprezzare al meglio l’aroma della miscela e poi il caffè, rigorosamente in tazzina di porcellana, calda come il caffè stesso, va sorseggiato preferibilmente senza zucchero e nella maniera appropriata e cioè accuònc accuònc, come mi disse lui, senza fretta e lentamente.
Ue’ guaglio’: quanto è bello imparare le altrui tradizioni, per quanto questo altrui si sia insediato nel nostro territorio.
Anche se dalle nostre parti non siamo ai livelli delle città più grandi, anche nel nostro Veneto, dove l’immigrazione dal sud è stato un fenomeno assai più rilevante.
Come ad esempio a Mestre, la città dove sono cresciuto e di cui tra le tantissime cose mi ricordo un mio compagno di catechismo che di cognome faceva Di Napoli, era nato a Napoli e a Mestre era residente in via Napoli. Fantastico.
Vedi Napoli e poi...pensi alla pizza.
Raffaele Di Rosa è un mito di Bassano. Titolare della pizzeria Bella Capri, già consigliere comunale durante il primo mandato del sindaco Gianpaolo Bizzotto, vive a Bassano dal 1963.
Raffaele è un esponente della celebre dinastia dei Di Rosa da cui sono nate la maggior parte delle pizzerie, tutt’oggi funzionanti, del centro storico della città.
Dopo la prima pizzeria in via Roma che era gestita da tutti i fratelli, nel 1978 assieme al fratello Felice ha aperto la pizzeria di via Jacopo da Ponte.
I Di Rosa sono originari di Tramonti, in Provincia di Salerno, ma il suo cuore da sempre è tinto di azzurro. “Da una vita, fin da bambino”, mi dice. In pizzeria sono esposte tre magliette del Napoli, di cui una celebrativa con l’effigie di Maradona, e uno striscione tirato fuori dall’armadio e risalente al secondo scudetto del Napoli del 1989-90, dove sono state aggiunte le scritte “2022-2023” e “W il 3”.
“Quest’anno è stato splendido - commenta Raffaele -. Il gioco più bello lo ha fatto il Napoli, che ha dominato il campionato, e ha meritato lo scudetto al 110 per cento.”
Niente feste però in pizzeria nella serata della conquista del titolo.
“Non abbiamo fatto ancora niente perché io stavo lavorando - mi racconta Di Rosa -. Qua i ragazzi non c’erano, sono andati a vedere la partita di Udine in televisione. Hanno festeggiato i ragazzi, ma io vorrei fare un altro tipo di festa. Quando non lavoro qua con la pizzeria, vorrei fare un giorno proprio festa, un po’ di tutto.”
Se Bassano è anche BassaNapoli una buona parte del merito va inoltre riconosciuta alla famiglia Aquila, proprietaria della Elmo & Montegrappa, ovvero dell’azienda che produce le penne Montegrappa in via Ca’ Erizzo in città.
Il capostipite dell’azienda Gianfranco Aquila, napoletano innamorato di Bassano, scomparso l’anno scorso, è stato il fautore di questo ideale gemellaggio tra il Grappa e il Vesuvio nel nome dei suoi strumenti da scrittura conosciuti e apprezzati nel mondo.
E ancora oggi la Elmo & Montegrappa, condotta dal figlio e amministratore delegato Giuseppe Aquila, diffonde il prestigio della città di Bassano a livello internazionale.
La vicinanza dell’azienda alla recente mobilitazione per il mantenimento dei Frati Cappuccini a Bassano ne ha ulteriormente confermato l’attaccamento ai colori cittadini, per una vicenda che ha infiammato gli animi come un dribbling di Kvaratskhelia.
Nella nostra città ci sono sono poi i partenopei insospettabili: come il consigliere comunale di maggioranza Gianluca Pietrosante, figlio di padre e di madre napoletani e nato a Mugnano di Napoli.
Con le sue prese di posizione contro il femminismo e a favore del patriarcato, è un degno rappresentante del Maschio Angioino.
Io tifo da sempre per un’altra squadra, che fra un Triplete e qualche altra coppa e sporadico scudetto mi fa regolarmente trascorrere, pazza qual è, anni di sofferenze.
Ma il Napoli - e sinceramente non so il perché - mi è sempre stato simpatico.
Forse perché sono un fan di Edo, il grande Edoardo Bennato, e reputo Pino Daniele un genio della musica pop. O forse per quel ruolo conquistato più volte sul campo dal Napoli di antagonista del sud alla strapotenza delle grandi società calcistiche del nord, di una delle quali sono peraltro tifoso. Una sorta di Masaniello del pallone che trascina il suo popolo alla resistenza contro la supremazia settentrionale.
L’anno scorso mio figlio Jacopo è andato in vacanza a Napoli e io ho fatto una cosa che tra il 1987 e il 1990, gli anni dei primi due scudetti della squadra partenopea, non avrei mai pensato di fare: gli ho chiesto di andare al favoloso mercato dei presepi di San Gregorio Armeno e di portarmi una statuina del presepio di Maradona.
Premetto che Maradona, diversamente dalla squadra di cui è stato il dio in terra, non mi è mai stato troppo simpatico. Ma quando poi le grandezze e le debolezze umane si trasformano in un mito senza tempo, una statuina ci sta.
Detto, fatto: come vedete nella foto pubblicata sopra, il Diego Armando di terracotta con la storica maglia azzurra sponsorizzata Buitoni, con lo scudetto cucito addosso, con la fascia da capitano e col suo bel pallone, è pronto a tirare una delle sue punizioni da una mensola della libreria nel mio salotto.
È una piccola reliquia della santificazione del numero 10 per antonomasia, per quanto non serve essere dei santi o degli eroi per finire sulle bancarelle di San Gregorio Armeno: tra la miriade di personaggi - politici, sportivi, attori, cantanti… - riprodotti in forma di statuina del presepio ci sono anche i protagonisti della serie tv Gomorra: l’Immortale e Genny Savastano.
I quali, tra l’altro, vanno per la maggiore.
Dedico pertanto idealmente la mia statuina del presepio di Diego Armando Maradona al sindaco di BassaNapoli Elena Pavan. Se veramente il sindaco riuscirà nell’intento di far riaprire il palazzo di giustizia in città con l’istituzione del Tribunale della Pedemontana, potrà commentare senza il timore di essere smentita:
“È stata la mano di Dio”.
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