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Quartiere XXV Aprile
Anniversario della Liberazione: a proposito delle dichiarazioni a mezzo stampa dell’assessore regionale Elena Donazzan su antifascismo e Costituzione
Pubblicato il 24 apr 2023
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Per fortuna ho già una certa esperienza in materia di campi minati.
Andando a Sarajevo nei giorni immediatamente successivi alla Pace di Dayton che aveva posto fine ai quattro anni di guerra in Bosnia Erzegovina, e poi ancora due anni dopo sempre per la televisione, ne ho visti a profusione.
Su uno stavo anche per mettere piede, non essendo delimitato dalle strisce di nastro con la scritta “Pazi Mine” (“Attenzione Mine”). Mi ha salvato il mio cameraman, un operatore tv del contingente militare italiano a Sarajevo, che quel prato esplosivo senza avvisi di pericolo lo conosceva bene.
L’assessore regionale Elena Donazzan (fonte immagine: giornaleadige.it)
Mi addentro quindi serenamente nel nuovo campo minato di queste ore, sapendo bene dove mettere i piedi e come farlo, nell’area, delimitata dalle strisce delle polemiche, del quartiere XXV Aprile. Intesa come la zona calda dell’anniversario della Liberazione.
Partiamo dall’indiscutibile presupposto che su questa ricorrenza, dopo 78 anni, in Italia non abbiamo ancora trovato la quadra di una pacificazione nazionale e chissà per quanto tempo ancora ci trascineremo dietro le scorie dei distinguo ideologici su questa pagina di storia. Déjà vu: accade ogni anno anche il 10 febbraio, nel Giorno del Ricordo dell’esodo giuliano dalmata e della tragedia delle foibe.
Sull’anniversario della Liberazione del 1945 dal nazifascismo c’è dunque sempre motivo di accendere una miccia e a minare il terreno, questa volta, è stato l’assessore regionale Elena Donazzan, esponente di Fratelli d’Italia, donna di destra dura e pura, che ha rilasciato al Mattino di Padova un’intervista dai contenuti a dir poco discutibili.
Annunciando che domani parteciperà per la prima volta alle celebrazioni del 25 aprile, nella fattispecie alla cerimonia di Vicenza, al posto del suo annuale intervento alla foiba Bus de la Spaluga a Lusiana, dove a guerra finita vennero trucidati dai partigiani una ventina fra soldati italiani e tedeschi in ritirata, la Donazzan ha espresso alcune considerazioni in merito al senso attuale dell’antifascismo.
Ad agitare le acque a forza 9 sono state in particolare le sue dichiarazioni finali, che riporto testualmente:
“La pacificazione è un valore da perseguire. L’antifascismo è un concetto ideologico antistorico, perché il fascismo è un periodo storico finito. L’antifascismo in Italia ha prodotto il terrorismo rosso giunto fino ai giorni nostri, con l’omicidio di Marco Biagi nel 2002. Non può essere un valore. Prova ne è che anche nella nostra Costituzione non viene mai menzionato.”
Fascismo, antifascismo, terrorismo, Costituzione. In sole cinque righe l’assessore regionale ha concentrato, frullandolo come in un mixer, il secondo cinquantennio del Novecento e, riferendosi al fascismo, la triste parabola del primo cinquantennio.
Sono argomenti che meritano libri e non le poche righe di un editoriale, la cui complessità induce ad evitare di trattarli a campo largo per non pestare le mine che vi sono disseminate e a trovare una via d’uscita, in sede di analisi giornalistica, il più possibile semplice e lineare.
Non prima di registrare, dal punto di vista prettamente cronistico, le inevitabili reazioni da parte politica alle dichiarazioni della pasionaria di destra.
Ne citerò solo due, esemplificative di tutto il resto.
Per la consigliera regionale dei Verdi Cristina Guarda “l’assessora Elena Donazzan può permettersi di rilasciare determinate dichiarazioni proprio perché la Costituzione della Repubblica Italiana è antifascista: sulla base dei principi e delle libertà fondamentali della Costituzione, oggi possiamo permetterci di manifestare liberamente il pensiero, come ha fatto l’assessora Donazzan.”
“Evidentemente - aggiunge Guarda -, l’assessora Elena Donazzan che oggi attribuisce all’antifascismo la nascita del terrorismo rosso non solo fa un torto anche alle vittime di quest’ultimo, ma probabilmente non è la stessa persona che ebbe a scusarsi nel contesto della censura formalizzata dalle opposizioni in Consiglio regionale a fronte dell’ennesima dichiarazione improvvida. Se è ancora la stessa persona, dichiari di partecipare alle manifestazioni del 25 aprile senza se e senza ma, abbracciando in toto i valori della Costituzione. La Costituzione è antifascista per nascita e per principi e libertà tutelate.”
Per il Circolo di Bassano del Grappa del Partito Democratico “in questi giorni che ci avvicinano alle commemorazioni per l’anniversario della Liberazione dell'Italia dalla dittatura fascista, la destra italiana mostra, come ogni anno, la sua faccia peggiore: il revisionismo storico.” “La cosa che dispiace - interviene il responsabile comunicazione del PD bassanese Domenico Riccio - è vedere tanta ignoranza da parte di un assessore all’istruzione, che ancora oggi continua con la retorica che il contrario di Fascismo sia Comunismo. Forse è ora che la signora Donazzan capisca una volta per tutte che i partigiani erano dei patrioti cattolici, atei, comunisti, socialisti, liberali e anche monarchici. Chiunque fosse stanco della dittatura fascista. Perché il contrario di Fascismo è democrazia. È libertà.”
Il comunicato stampa del PD continua ancora, ma penso che i concetti messi sulla bilancia del confronto democratico (sì, democratico!) sull’oggetto del contendere siano sufficientemente chiari.
Riannodo i fili della questione e cerco di concludere, per trovare appunto una via d’uscita semplice e lineare, nel modo più obiettivo possibile.
E cioè non da giornalista e tantomeno da opinionista, ma da libero cittadino.
La Costituzione italiana, Carta fondamentale di un’Italia democratica risorta dalle macerie di regime, non ha bisogno di mettere per iscritto la parola antifascismo perché i suoi princìpi fondamentali ne fanno il manifesto antifascista per eccellenza.
Cito un solo articolo della nostra Costituzione ovvero l’articolo 21, quello che riguarda direttamente la mia professione, limitandomi ai primi due commi.
Anche qui poche righe che concentrano, frullandolo come in un mixer, tutto il senso della libertà garantita alla nostra società civile: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure.”
Se non è questo antifascismo, ditemi cos’è. Ed è un valore, con buona pace della Donazzan. Essere antifascisti non vuol dire andare alle celebrazioni del 25 aprile col fazzoletto rosso attorno al collo, ma godere tutti i giorni, qualsiasi sia il nostro pensiero politico, della libertà che abbiamo ereditato da quella pagina di storia e che è sancita dalla Carta costituzionale.
Condivido pertanto pienamente quanto ha scritto oggi su Facebook un uomo moderato come il preside bassanese Gianni Zen: “Ah Elena, Elena. Se l’antifascismo non fosse un valore tu non potresti dire oggi che l’antifascismo non è un valore. In poche parole, ci ha dato la libertà. In questo caso anche di negarla.”
Chiaro. Limpido. Elementare. Anche se a scriverlo è uno che è stato preside di scuola superiore.
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