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Finale a sopressa
Campagna elettorale: sala gremita e argomenti forti a Carpanè per l’incontro col segretario del Partito Democratico e capolista per la Camera nel nostro collegio Enrico Letta. E al termine…
Pubblicato il 16 set 2022
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Tutti puntano gli occhi sulle due auto blu che entrano nel primo cortiletto di Palazzo Guarnieri a Carpanè di San Nazario. Dalle vetture escono però i volti noti (ai cronisti locali) di alcuni funzionari della Polizia di Stato.
Enrico Letta, in versione ecologica, esce invece all’improvviso da un’auto elettrica dalla carrozzeria multicolore col simbolo del PD e con lo slogan del Partito Democratico per la campagna elettorale 2022: “Scegli”.
Sala gremita in ogni ordine di posti e diverse persone rimaste in piedi nell’attigua sala del Museo del Tabacco per l’incontro ravvicinato con il leader che è anche capolista del Partito Democratico per l’elezione alla Camera nel nostro collegio plurinominale Veneto 2.
Enrico Letta col sindaco di Valbrenta Luca Ferazzoli (foto Alessandro Tich)
Reduce da una visita alla Baxi a Bassano, dove si è intrattenuto con dirigenti e operai per parlare di lavoro e di ambiente, e prima della sua partecipazione all’assemblea di Confindustria a Vicenza, Letta fa tappa in Valbrenta nel suo giro quale ospite dei circoli PD del Bassanese. Ci sono tra gli altri molti volti noti del partito a livello locale, la candidata bassanese alla Camera Rosanna Filippin e il capogruppo PD in consiglio regionale Giacomo Possamai. Non passa inoltre inosservata la presenza in prima fila del sindaco di Romano d’Ezzelino Simone Bontorin.
A fare gli onori di casa è il sindaco del Comune di Valbrenta Davide Ferazzoli.
“Sono sindaco di Valbrenta e prima sono stato sindaco di Cismon del Grappa - esordisce all’incontro il primo cittadino -. Da queste parti non è una cosa facile da fare con la tessera del PD in tasca.” “A chi chiede cosa può fare Enrico Letta per il Vicentino rispondo ricordando che cosa ha già fatto - prosegue Ferazzoli -. Nel 2009, dopo la mia prima elezione a sindaco di Cismon, era vivo il problema dei Comuni veneti di confine che volevano passare in Trentino. Grazie al Fondo Letta per le aree svantaggiate di confine coi territori delle Regioni a statuto speciale, sono arrivati milioni di euro.”
Poi il sindaco tocca il problema più sentito da queste parti e cioè la viabilità.
“Grazie ai fondi di confine possiamo realizzare importanti progetti di rigenerazione urbana, ma finché i territori vengono invasi dalla presenza di macchine la situazione resta insostenibile.” A pochi metri di distanza c’è il fatidico semaforo di Carpanè: il tappo dei tappi che soprattutto in estate genera code interminabili. Da qui l’istanza di riprendere in mano il progetto che aleggia da decenni di una strada alternativa da realizzare in Valle.
“Chiedo a Enrico Letta - afferma Ferazzoli - di sostenere nel prossimo Parlamento la realizzazione di quest’opera, da farsi in sinistra Brenta, gratuita, prevalentemente in galleria e da fare per stralci funzionali. Se aspettiamo 15 o 20 anni che venga costruita tutta senza renderla disponibile per stralci, non se ne esce più.”
Se tanto mi dà tanto, questo sindaco farà ancora strada.
Prendendo la parola al microfono, Enrico Letta si aggancia alla citazione di Ferazzoli sui fondi per i Comuni di confine che risalgono al tempo in cui lui era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Prodi.
“È stato un frutto della negoziazione coi Comuni - dichiara -. Avevamo raccolto la disponibilità della Provincia Autonoma di Trento, esisteva una logica di trasferimento dei Comuni limitrofi nella Provincia di Trento e l’abbiamo risolta con un progetto di compartecipazione. Questo dimostra che si può lavorare sulle cose concrete in maniera cooperativa, senza prendere le bandiere e le clave come fanno Fratelli d’Italia e la Lega.”
Non c’è che dire, siamo davvero in campagna elettorale.
“Qui vi sentite dire che “la destra ha già vinto” - prosegue -. Io vi racconto che secondo gli ultimi sondaggi il 42% degli elettori non ha ancora deciso o ha deciso di astenersi. È a queste persone che dobbiamo e che dovete rivolgervi. Se io mi sono candidato qui non è solo per il mio antico legame con la provincia di Vicenza, ma è una sfida che vogliamo portare in tutto il Veneto. L’idea è che andiamo all’attacco nei territori dove siamo convinti che ci siano le maggiori contraddizioni dell’altra parte.”
Letta plaude al governo Draghi per quanto fatto e in particolare al Decreto Aiuti “Ter” approvato proprio oggi all’unanimità dal Consiglio dei Ministri per fronteggiare l’emergenza rincari e la corsa al rialzo delle bollette. “Su nostra richiesta il governo ha fatto un passo ulteriore - sottolinea -. Io ieri in Parlamento ho chiesto una cosa: che il governo nell’intervento che faceva oggi estendesse gli aiuti sulle bollette anche a tutto il mondo del terzo settore, che sta accanto alle fragilità. E il governo stamattina ha esattamente deciso di accogliere questa richiesta ed è una cosa per noi molto positiva.”
“Se c’è un tema centrale oggi è chiaramente quello della sanità - rimarca Letta -. Perché la pandemia ci ha ricordato le scelte del passato, a partire dalla scelta peggiore di tutte, quella del 2004, ministro dell’epoca Tremonti, in cui fu messo un tetto alla spesa del personale sanitario con una riduzione ogni anno dell’1%. Questa scelta è stata una delle cause principali della difficoltà del nostro sistema a rispondere alla drammatica situazione che abbiamo vissuto due anni fa.” “Il nostro progetto parte innanzitutto dal togliere questo tetto. Bisogna togliere il tetto alla spesa sanitaria oggi, perché si possa assumere oggi, perché il personale non basta oggi. Così si può soprattutto dare risposta al problema forse più grave di questo periodo, quello della mancata spinta e incentivazione al tema dei medici di famiglia, che sappiamo essere la questione più importante dei territori.”
“In due anni di pandemia in Italia c’è stato chi si è assunto le sue responsabilità - è uno dei passi più applauditi dell’intervento -. - E c’è poi chi ha fortemente continuato a strizzare l’occhio nei confronti di tendenze esoteriche e profondamente sbagliate, a partire dalla logica No Vax che ha rafforzato i problemi anche nei confronti di tutto il personale sanitario che ha fatto il suo lavoro e lo ha fatto per bene.” “In questi giorni di campagna elettorale, vedendo Giorgia Meloni che cerca di rifarsi un’immagine di moderata, non l’ho mai sentita dire con chiarezza: le campagne di vaccinazione continueranno senza se e senza ma. E questo è quello che diciamo e che chiediamo noi.”
Sulla richiesta di attenzione per le infrastrutture viarie nella Valle, Letta assicura: “Avete il mio impegno completo e totale sul fatto che questa sarà una delle questioni che nella legislatura che comincia cercheremo di risolvere.”
Pregasi fare un nodo al fazzoletto, please.
La parte conclusiva del discorso di Letta è innanzitutto dedicata alle grandi opportunità offerte dal PNRR “di cui si parla meno in questa campagna elettorale e sbagliamo” perché “il futuro del nostro Paese è tutto su quel bivio, 220 miliardi che vogliono dire 10 Leggi di Stabilità, o Leggi Finanziarie come si chiamavano una volta”, con “risorse che sono indirizzate tutte nella giusta direzione”: dalla transizione digitale alla scuola, per citare solo due degli “assi” di intervento.
E poi il lavoro. “Il nostro programma prevede un’unica importante proposta: la riduzione delle tasse sul lavoro. Ridurre il cuneo fiscale per alzare il salario e combattere l’inflazione.”
Il segretario invita a diffidare da chi propone facili soluzioni “di pancia”: “Come la Flat Tax. Se qualcuno ti propone qualcosa in inglese, senza chiamarla con chiarezza in italiano, vuol dire che è una fregatura.” E sulla Flat Tax Letta ricorda l’articolo 53 della Costituzione e cita, ancora applaudito, Don Milani: “Non c’è nulla di più ingiusto di fare parti uguali tra disuguali”.
Infine il lavoro ai giovani, altro punto centrale del programma. “Un Paese che vive sul risparmio dei settantenni è un Paese che non ha un futuro.”
“La nostra è la proposta di un partito politico che è una comunità politica e non l’avventura individuale di un leader - conclude -. Sul nostro simbolo trovate la scritta “Italia Democratica e Progressista” e non trovate il mio nome. È una comunità così forte che non ha bisogno di mettere il nome del capo sul suo simbolo. Noi siamo “noi” e non siamo “io”.”
Così parlò Enrico Letta a Carpanè. Dal fronte del pubblico scroscia un ultimo generale applauso di approvazione al termine dell’intervento del segretario. Ma ecco che arriva il finale a sopressa.
Da una scatola di cartone seminascosta all’angolo spunta un bel quarèo del caratteristico salume vicentino che viene consegnato a Letta quale prelibato souvenir del territorio.
In realtà souvenir non più di tanto perché il notabile del PD vicentino Angelo Guzzo prende subito il coltello e si mette a tagliare la sopressa a fette. Compaiono poi sul tavolo delle fette di formaggio, dei tochi de pan e due immancabili bottiglie di prosecco.
A Letta spetta l’onore della prima fetta di pan e sopressa e subito dopo ne scaturisce un buffettino volante condiviso coi presenti: siamo in campagna elettorale, è il momento dell’incontro con la gente e ci sta.
Prima del piccolo fuori programma conviviale il segretario del Partito Democratico esibisce platealmente a tutti i presenti, in segno di gratitudine, la sopressa ricevuta.
Ed è in questo momento che l’aria viene squarciata dalla battuta del giorno.
Una persona del pubblico, appoggiata alla porta laterale della sala e con un chiaro riferimento che non occorre che vi spieghi, grida a Letta: “Varda che no ze mortadea!”.
Semplicemente strepitoso.
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