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Rischiatutto
Perché rischiamo di perdere l’Ulss 7 Pedemontana
Pubblicato il 01 giu 2022
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Bufere di vento, tuoni, fulmini e saette.
Il violento temporale che si sta abbattendo sull’Azienda Ulss 7 Pedemontana è il frutto di una guerra politica che, sul piano locale, è senza precedenti.
Non viene messa in dubbio, come è stato interpretato da qualcuno, la professionalità degli operatori sanitari al San Bassiano e sul territorio. Anzi: la pressante richiesta della popolazione di cure in tempi più brevi, primariamente nell’ambito della sanità pubblica e a chilometro zero è il sintomo della generale fiducia nei confronti di chi - primari, medici specialisti e medici di base, quando ci sono - si occupa in prima linea, nel nostro Distretto 1 che corrisponde alla vecchia Ulss 3, della salute dei cittadini.
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
I tuoni e i fulmini - fomentati da un’incessante campagna televisiva al calor bianco e dalla raccolta firme di queste settimane nei gazebo del coordinamento di centrosinistra dei consiglieri di Area Vasta - si concentrano sull’aspetto “aziendale” della questione.
Vale a dire sul lato gestionale e amministrativo della sanità locale che produce i problemi ben noti, già preesistenti all’attuale direzione generale dell’Asl Pedemontana ma oggi fortemente acuiti: liste di attesa che favoriscono il regolare e obbligato ricorso dei pazienti alla sanità privata, prestazioni mediche prescritte in ospedali distanti, conseguente depotenziamento di alcuni reparti all’Ospedale di Bassano, dismissioni volontarie di medici e infermieri, carenza di medici di base e chi più ne ha più ne lamenti.
Un Ufficio Reclami che ogni giorno si intasa sempre di più: il vero problema, a questo punto, è come uscirne.
Nel frattempo la maggioranza che governa il Comune di Bassano del Grappa si è accorta che il tema della sanità, ovvero delle critiche alla gestione sanitaria dell’Ulss 7, in questo momento porta un forte consenso popolare. Nonostante la sanità pubblica, in Veneto, sia da sempre uno dei cavalli di battaglia della Lega e del suo scintillante governatore Zaia.
E in grande ritardo rispetto al coordinamento dei consiglieri di Area Vasta di Vernillo & C., l’amministrazione che sostiene il sindaco Pavan ha recuperato il terreno perso e si è messa anch’essa ad alzare la voce - chi più e chi meno - sull’Incredibile Ulss.
A tale riguardo, nei giorni scorsi e nel giro di poche ore abbiamo visto di tutto e di più.
Prima la “fuga in avanti” della civica di maggioranza e del vicesindaco Marin Impegno per Bassano, che ha messo alle strette il sindaco Pavan, nella sua veste di presidente della Conferenza dei Sindaci, chiedendole di “provvedere operativamente a risolvere i nodi critici evidenziati” nella gestione dell’Ulss.
Poi l’esultanza del coordinamento dei consiglieri e gruppi e politici di Area Vasta, quello della raccolta firme, che nell’accogliere “con soddisfazione” la presa di posizione di Impegno per Bassano ha rimarcato che “grazie ai gazebo la polvere di una sanità bassanese in declino non è rimasta nascosta sotto il tappeto”.
Quindi l’intervento del vice capogruppo della Lega in consiglio comunale Marco Vidale che nel replicare ai cosiddetti alleati di coalizione di Impegno per Bassano, autori di “uno scivolone in avanti” come da lui definito, ha dichiarato: “Non accettiamo lezioni da chi non ha ben chiare le competenze in Sanità. Consapevoli dei problemi, siamo al lavoro per risolverli.”
Infine la mozione di maggioranza che sarà presentata nel prossimo consiglio comunale, che impegna il sindaco Pavan a prendersi in carico la questione della situazione dell’Ulss 7, chiedendo di fare chiarezza “all’assessore regionale competente”, sottoscritta congiuntamente dai capigruppo di #PavanSindaco, di Impegno per Bassano, di Forza Italia-Cittadini di Bassano e, per la Lega, dallo stesso vice capogruppo Marco Vidale che solo qualche ora prima aveva stigmatizzato “lo scivolone in avanti” di Impegno.
Che sia una mozione promossa per fare notizia e attirare consenso prima ancora che per risolvere la situazione, lo comprova il fatto che il suo primo firmatario è Gianluca Pietrosante, esponente di #PavanSindaco ma soprattutto di Fratelli d’Italia, uomo di destra stranamente proiettato nel ruolo “centrista” di mediatore tra le parti. Il quale non ha aspettato un attimo, dopo aver protocollato la mozione in municipio, per diffondere un comunicato stampa di incensamento sull’iniziativa da lui promossa, supportata a fine comunicato dalla benedizione del consigliere regionale di FdI, e referente politico di Pietrosante, Joe Formaggio.
Un intervento, quello di Formaggio, che ci sta come il cacio sui maccheroni? Io direi di più come i cavoli a merenda.
Ma torniamo un attimo a parlare dell’Ulss 7 Pedemontana di cui all’oggetto.
Qualsiasi sia la questione che la riguardi, non dobbiamo dimenticare il suo ruolo di “osservata speciale”, nel bene e nel male, nell’ambito del sistema sanitario della Regione Veneto. Si tratta infatti di una Ulss “anomala” rispetto a tutte le altre: l’unica, assieme all’Ulss 4 Veneto Orientale, che con la riforma del 2016 delle Aziende Socio Sanitarie - che ha ridotto il numero delle Ulss venete da 21 a 9 - ha mantenuto una propria autonomia territoriale rispetto al capoluogo di Provincia.
Sin dalla sua istituzione, la nuova Ulss 7 ha sofferto del dualismo tra i due poli principali che la compongono (non me ne voglia l’Altopiano di Asiago) e cioè l’area del Bassanese e l’Alto Vicentino, in termini di servizi sanitari effettivamente o presuntivamente orientati l’uno a discapito dell’altro territorio o viceversa. Inevitabile, quando dai campanili si erige una cattedrale.
L’attuale direttore generale nell’occhio del ciclone, Carlo Bramezza, aveva annunciato la sua “linea gestionale” subito dopo il suo insediamento a Bassano in pieno periodo Covid (febbraio 2021), dopo aver diretto proprio l’Ulss 4 Veneto Orientale, la seconda Asl “separata dal capoluogo” nella nostra Regione. E in quella che è stata la sua prima intervista rilasciatami, al Centro Vaccini di San Giuseppe di Cassola, aveva sottolineato che tra le priorità della sua direzione ci sarebbe stata “l’effettiva e definitiva integrazione tra le strutture di Bassano e di Santorso”.
Niente di nuovo sotto il sole, visto che la Par Condicio fra i territori che costituiscono l’Asl 7 Pedemontana è un chiodo fisso del grande capo della Regione Veneto presidente Luca Zaia, il vero arbiter dei destini sanitari bassanesi, che non ha mai nascosto di tenere sotto tiro le aspirazioni “autonomistiche” di Bassano anche in questo campo.
Nei suoi frequenti interventi, con bagno di folla annesso, alle inaugurazioni e manifestazioni varie in Veneto, Zaia si presenta solitamente in due versioni: quella, più consueta, del governatore splendido e spiritoso e quella, più mirata, del governatore oscuro (in volto) come nel film The Dark Knight della serie cinematografica di Batman. Una versione, la seconda, che regolarmente si presenta ogni qual volta il presidente del Veneto interviene a un taglio del nastro all’Ospedale di Bassano.
Me lo ricordo ancora all’inaugurazione pre-Covid (19 dicembre 2019) del rinnovato Pronto Soccorso del San Bassiano. Arrabbiatissimo e capace di pronunciare al microfono la seguente dichiarazione: “I babilonesi rappresentavano il mondo facendo una cartina in cui al centro c'era scritto “Babilonia”. Voi bassanesi si compagni: al centro mettete sempre Bassano del Grappa.” Per poi aggiungere, riguardo agli altri due Ospedali dell’Ulss 7, Santorso in primis e Asiago: “Abbiamo mantenuto l'Ulss Pedemontana credendo nella specificità di questo territorio. Questa struttura di Bassano si sostiene solo assieme agli altri due Ospedali. Salta uno, saltano tutti.”
Un minaccioso mantra che si è ripetuto l’anno scorso, il 27 settembre, all’inaugurazione della nuova “sala ibrida” con elettroangiografo robotizzato del San Bassiano. Anche in questa circostanza Zaia ha puntato il dito sulla necessaria coesistenza dei tre Ospedali dell’Ulss 7. Dichiarando quanto segue, nei riguardi del San Bassiano: “Questo Ospedale in passato poteva essere rappresentato come un “cadavere eccellente”, la sfida è stata quella di far capire che un Ospedale come lo abbiamo sempre pensato prima non ha futuro.”
E aggiungendo: “Non servono più letti, ma tecnologia, professionisti, casistica, deospedalizzazione.” Punto e a capo.
Con questi poco concilianti presupposti, la nuova levata di scudi a favore di un ritorno del San Bassiano agli standard di servizio che aveva prima ben poco si sposa con l’inamovibile impostazione della politica sanitaria della Regione. A maggior ragione tramite la raccolta firme di un coordinamento che chiede, tra le altre cose, addirittura ancora più soldi dal bilancio regionale per l’Ulss 7, che già amministra un budget di oltre 800 milioni di euro.
E cioè, come da comunicato stampa, “un investimento forte e rapido in termini organizzativi per favorire subito lo smaltimento delle liste di attesa”, dal momento che “se la Regione trova i soldi per la Pedemontana non si capisce perché non debba trovarli per qualcosa di più importante come la salute di tutti”.
In questo momento criticare pesantemente l’Asl Pedemontana è anche cosa buona e giusta, ma al contempo si scherza col fuoco. Stiamo attenti a non aizzare troppo il nostro sommo governatore, che si è già legata al dito l’uscita del vicepresidente leghista del consiglio regionale Nicola Finco, che con un’interrogazione consiliare dello scorso gennaio ha attaccato l’Ulss 7 (e quindi, indirettamente, chi sovrintende alle nomine dei direttori generali e cioè il presidente della giunta regionale) per “la sconcertante decisione di sopprimere l’Unità di Senologia del San Bassiano per trasferirla a Santorso, decidendo da sola e senza consultare il territorio”.
In questa partita si sommano due aspetti pericolosi: il tirare per la giacca i vertici regionali, assai poco propensi a concedere “favori” all’Ulss bassanese, e gli equilibri interni della Lega in Regione, già proiettati alle elezioni politiche dell’anno prossimo.
È una corda fin troppo tesa che rischia di spezzarsi e ne consegue il concreto rischio di nuovi scenari politico-istituzionali che portino come extrema ratio alla soppressione della “anomala” Ulss 7 Pedemontana, per inglobarla nell’Ulss unica provinciale come nel resto del Veneto.
Per la serie: tagliamo la testa al toro. Magari dopo il 2024, per non abbattere i consensi leghisti alle prossime elezioni comunali a Bassano, ma è una prospettiva da prendere seriamente in considerazione.
Sembra di essere al Rischiatutto, lo storico telequiz del grande Mike Bongiorno.
Solo che qui non si vincono gettoni d’oro, ma la posta in palio è la nostra salute.
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