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Al San Bassiano straordinario intervento chirurgico dei due primari di Oculistica di Bassano e di Santorso, Simonetta Morselli e Antonio Toso: restituita la vista a una bambina di 5 mesi nata con una grave forma di cataratta congenita bilaterale
Pubblicato il 21 apr 2021
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“È stato commovente.” I medici chirurghi sono rotti a tutte le esperienze, ma ci sono momenti nei quali gli aspetti tecnico-professionali lasciano spazio anche a sentimenti che toccano le corde del cuore. La protagonista di questa bellissima storia è una bambina dell'Alto Vicentino che è nata 5 mesi fa ma che non era ancora, letteralmente, venuta “alla luce”. Soffriva infatti di una grave forma di cataratta congenita bilaterale, una patologia che colpisce il cristallino dell'occhio e che riduce la visione. La mamma aveva capito che qualcosa non andava quando si è accorta che la piccola aveva un riflesso bianco nella pupilla di un occhio, non la seguiva con lo sguardo e non guardava gli oggetti.
La famiglia si è recata quindi al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Santorso dove, a seguito di approfondimenti, è stata diagnosticata alla bambina una cataratta congenita su entrambi gli occhi. È qui che è entrata in gioco la collaborazione tra il direttore dell'U.O.C. di Oculistica dell'Ospedale San Bassiano, dott.ssa Simonetta Morselli e il suo collega dott. Antonio Toso, direttore dell'U.O.C. di Oculistica dell'Ospedale Alto Vicentino. Hanno svolto insieme i calcoli pre-operatori e la programmazione dell'intervento chirurgico e quindi, all'Ospedale di Bassano del Grappa, hanno eseguito insieme la delicata operazione sulla piccola paziente: il dott. Toso sull'occhio destro e la dott.ssa Morselli sull'occhio sinistro.
Col risultato di aver restituito la vista alla bambina, che adesso ci vede bene. Una buona, anzi ottima notizia che viene resa pubblica in conferenza stampa all'Ospedale di Bassano.
Il primario di Oculistica dell'Ospedale di Bassano, dott.ssa Simonetta Morselli, e il primario di Oculistica dell'Ospedale di Santorso, dott. Antonio Toso (foto Alessandro Tich)
“Questo tipo di interventi è piuttosto complesso, tanto è vero che in tutto il Nord Italia vi sono pochi centri nei quali vengono eseguiti - spiega la dott.ssa Morselli -. E anche per il chirurgo sono molto impegnativi: si tratta infatti di operare per alcune ore fissando l'ingrandimento dell'area in cui si va ad agire, con movimenti incredibilmente precisi.”
“In questo tipo di operazioni - prosegue il primario di Oculistica di Bassano - non c'è possibilità di utilizzare un robot: fondamentale è la manualità di chi esegue l'intervento.”
Per questo motivo non è sostenibile per un solo chirurgo operare entrambi gli occhi in contemporanea: la fatica e lo stress andrebbero infatti ad incidere sulla sicurezza dell'esecuzione durante l'intervento nel secondo occhio. È inoltre importante che sia garantito sempre un secondo chirurgo pronto a subentrare, come peraltro avviene in qualsiasi altro intervento di chirurgia complessa. Per tutte queste ragioni è stato fondamentale che i due primari operassero insieme.
Come conferma il dott. Antonio Toso, “è stato un intervento molto complicato, eseguito all'interno di un occhio piccolissimo”. La bambina è stata sottoposta ad anestesia generale dal primario di Anestesia del San Bassiano dott. Marco Baiocchi: operazione anche questa non facile, per la tenerissima età della paziente che è stata addormentata dopo circa un'ora. In ciascuno dei suoi occhi sono state eseguite due incisioni in “periferia corneale”, con movimenti di circa 2-3 millimetri all'interno dell'occhio per l'impianto del nuovo cristallino.
“Ci vuole grande esperienza, mano molto ferma e, permettetemi, anche un po' di talento”, afferma il dott. Toso nel sottilineare la delicatezza dell'operazione. Negli adulti tale intervento dura 7-8 minuti per occhio, mentre per la piccola di 5 mesi l'operazione è durata un'ora e mezza per ciascun occhio. Ma tutti gli sforzi hanno portato al risultato atteso.
“Dopo essersi risvegliata - riferiscono i due primari - la bambina si è guardata attorno con sguardo molto stupito. Il primo senso è stato quello di stupore, poi ha cominciato a fare dei sorrisi enormi. Ha sorriso alla mamma, a noi, all'infermiera, seguiva tutte le cose colorate. Capisci subito che si trova in un mondo nuovo.”
Da qui l'inevitabile commozione per i due chirurghi e, ovviamente, anche per i genitori. Adesso per la piccola paziente segue la fase della riabilitazione, con occhiali e un'adeguata terapia “post-ambliopica”.
“La cataratta congenita - spiega il dott. Toso - è una patologia che presenta un'incidenza compresa fra i 3-15 casi ogni 10.000 nuovi nati nel mondo. È necessario intervenire tempestivamente, a volte anche tra la quarta e la sesta settimana di vita, al fine di evitare il fenomeno della deprivazione visiva o ambliopia, ovvero il più comunemente noto “occhio pigro”: non arrivando la corretta immagine alla corteccia cerebrale, il cervello stesso disattiva parzialmente o del tutto i segnali provenienti dall'occhio.”
Proprio per questo dopo l'operazione è necessario avviare una lunga e corretta riabilitazione visiva, allo scopo di sradicare al meglio questa anomala risposta del cervello: e qui entrano in gioco i medici oculisti, gli ortottisti e i genitori.
“Fondamentale è stata la sinergia tra i due reparti, qui 1+1 fa 3 - rimarca Toso -. Abbiamo unito le competenze e la pianificazione, due cervelli funzionano meglio di uno.”
“Abbiamo curato molto i calcoli pre-operatori - aggiunge la sua collega Morselli -. Abbiamo inserito negli occhi della bambina due vetrini artificiali che non dovranno essere cambiati nella vita.” Si può ben dire quindi che quello eseguito al San Bassiano è stato un intervento chirurgico straordinario. Straordinario, ma non unico. Analoghe operazioni per la stessa patologia sono già state compiute congiuntamente dai due primari su altri cinque bambini, il primo dei quali è stata una bambina di appena 45 giorni. È stato il nuovo direttore generale dell'Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza, appreso l'esito positivo dell'intervento, a decidere di diffondere la notizia ai media.
“L'intervento dei nostri due primari di Oculistica è una prova di manualità, di grande professionalità e di grande capacità di assumersi il rischio - dichiara il Dg Bramezza -. È un intervento che va nella strada di far capire che questa è un'azienda unica e che si collabora tra unità operative.” “Questo - afferma il direttore sanitario dott. Antonio di Caprio - è il reale esempio di quello che sarà l'indirizzo operativo e il modello organizzativo portato avanti da questa direzione, con la collaborazione tra le strutture di Bassano e di Santorso per garantire al cittadino-paziente la soluzione migliore nel posto migliore.”
In realtà l'intervento eseguito è solo l'ultimo esempio di una collaborazione che è costante tra i due reparti di Oculistica del San Bassiano e dell'Alto Vicentino.
“Entrambi i reparti - conferma la dott.ssa Morselli - svolgono in autonomia tutte le tipologie di operazioni, ma per gli interventi più complessi c'è un reciproco supporto, con il dott. Toso che viene coinvolto nei casi più complessi di chirurgia vitreo-retinica, operando anche qui a Bassano, mentre io posso operare anche a Santorso se si tratta di pazienti con situazioni particolarmente delicate per quanto riguarda le patologie della cornea.”
“L'interscambio e il confronto sono continui - conclude il primario di Bassano -, così come la collaborazione sul piano organizzativo. Le guardie nel week end come noto sono previste solo all'Ospedale di Bassano, ma vengono fatte sia dal personale di Bassano sia dai colleghi di Santorso e gli interventi possono essere programmati in un ospedale piuttosto che in un altro anche in base alla disponibilità delle sale operatorie, riducendo così anche i tempi di attesa.”
Dunque la conferenza stampa è anche l'occasione per rimarcare la stretta cooperazione tra le Oculistiche dei due ospedali. Ma intanto tutti i pensieri di oggi sono rivolti a questa bambina di 5 mesi che nel resto della sua vita, grazie ai nuovi cristallini impiantati nei suoi piccoli occhi, potrà guardare lontano.
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