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Il Ponte di Cala...trave
La grande incongruenza della variante migliorativa del restauro del Ponte, segnalata dal Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano
Pubblicato il 26 set 2020
Visto 5.884 volte
Era da un bel po' che non scrivevo della ristrutturazione del Ponte. Dopo gli anni d'oro della Pontenovela, con vicissitudini incredibili e colpi di scena a cadenza anche quotidiana, alla fine sul dibattutissimo e controverso argomento del progetto esecutivo e dei lavori di restauro sul monumento simbolo della città ha preso il sopravvento la Grande Stanchezza. Una sorta di assuefazione al corso degli eventi favorita anche dal silenzio delle Pulzelle e dei Prodi Guglielmi di ieri, diventati gli amministratori comunali di maggioranza di oggi.
Ci avviamo alla stagione conclusiva dell'intervento originariamente progettato nel 2015 e ormai l'amministrazione Pavan è in modalità “conto alla rovescia verso l'inaugurazione”, prevista prima dell'estate dell'anno prossimo e per la quale - come abbiamo appreso un po' di giorni fa dal quotidiano locale - si vorrebbe invitare nientemeno che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che emozione.
Ma è proprio in questo momento di preparazione della festa che qualcuno, con documentate argomentazioni, rompe le uova nel cantiere. Si tratta del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano - composto da architetti, da docenti universitari dello IUAV e da ex funzionari del Comune, tutti ritirati o in pensione -, da sempre osservatore critico delle vicende legate al progetto e ai lavori. Il quale segnala una grande incongruenza prevista dalla cosiddetta “variante migliorativa”, proposta dalla ditta appaltatrice Inco Srl e approvata dal Comune, per l'esecuzione dell'intervento.
Foto Alessandro Tich
Prima di addentrarci nel meraviglioso mondo delle varianti progettuali, dobbiamo però rivangare la memoria di una nostra vecchia conoscenza: la famosa trave reticolare di impalcato, quella che doveva essere ancorata alle due spalle del Ponte.
Nel progetto originario del prof. ing. Claudio Modena era l'elemento strutturale fondamentale per la “tenuta” del Ponte rispetto alle spinte orizzontali del fiume e del vento e alle sollecitazioni degli eventi sismici. La grande trave reticolare in legno lamellare e acciaio inox da collocare sotto il “piano di calpestio” (quello dove noi camminiamo) per tutta la lunghezza e larghezza del Ponte si sostituiva in questo senso alla funzione dei rostri. Per svolgere il suo compito di “controventamento” (e cioè di resistenza della struttura alle forze orizzontali) la maxi trave di impalcato doveva però essere agganciata alle due spalle del manufatto, destra e sinistra, previo irrobustimento delle stesse. Stiamo parlando del tormentone supremo della Pontenovela, per il noto problema dell'indisponibilità della spalla sinistra, di proprietà Nardini, scoglio mai superato per la fattibilità dell'intervento e oggetto di quel mistero profondo chiamato Relazione Rizzo. Dai “destini” di questo elemento distintivo del progetto Modena parte la segnalazione critica del Comitato.
E siccome non voglio abusare della vostra attenzione, cercherò di spiegarla con parole semplici.
Cucù, la trave non c'è più
Tutto nasce dalla relazione illustrativa al progetto di “variante migliorativa” redatta dall'ing. Gianni Michelon, a nome e per conto della ditta appaltatrice Inco Srl, prima del subentro della medesima nel cantiere dopo la rescissione in danno del contratto da parte del Comune con il precedente appaltatore Vardanega.
“Variante migliorativa” significa in parole povere una proposta che “migliora” le soluzioni progettuali senza però cambiare l'impostazione generale del progetto, che ai sensi delle normative vigenti non può essere cambiata. Ebbene: le differenze con il progetto originario, sulle quali qui non mi dilungo (abbattimento e ricostruzione completa delle stilate, modifiche alle travi reticolari di fondazione eccetera) sono numerose e sostanziali.
Ma c'è una cosa su tutte che rovescia completamente la concezione strutturale del progetto esecutivo firmato dal prof. Modena: l'eliminazione della trave reticolare di impalcato ancorata alle due spalle. Cucù, la trave non c'è più. Al suo posto la variante prevede l'installazione di un nuovo sistema di “tiranti incrociati” sulle stilate che “permette di assorbire le azioni orizzontali del vento e della spinta del fiume” e che rende quindi inutile la presenza della reticolare di impalcato ancorata alle due sponde. In questo modo non viene solamente messa in atto una soluzione alternativa, ma viene anche risolto una volta per tutte il problema dell'indisponibilità della spalla Nardini. Quello che fino a quel momento sembrava impossibile, per l'intoccabilità del progetto Modena durante il soffertissimo cantiere della Vardanega, è stato accettato dalla Stazione Appaltante (Comune di Bassano) senza colpo ferire.
Ma non è tutto: la variante migliorativa propone anche l'eventualità di una specie di “surrogato” della trave di impalcato originaria. “Eventualmente - scrive l'ing. Michelon nella sua relazione illustrativa - la trave di impalcato verrà realizzata solamente in legno e con la sola funzione di stabilizzazione e ridistribuzione delle azioni fra le stilate. Ovviamente viene meno la necessità di collegamento con le spalle in muratura.”
Bye-bye Modena, anzi no
Dunque, ricapitolando: bye-bye trave reticolare di impalcato del professor Modena. Non servi più perché al tuo posto riusciamo a “controventare” il Ponte in un altro modo. Eventualmente, però, possiamo mettere al tuo posto una specie di tua cugina, fatta solo in legno, che non serve ancorare alle spalle perché quello di opporsi alle spinte orizzontali del fiume non è più il suo compito. Secondo il Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano, questa trave “sostitutiva” è “del tutto superflua”. “In questa nuova concezione, infatti, sarà neutra e non potrà avere alcuna azione strutturale - scrivono gli “Amici” in un documento di memoria sul restauro del manufatto -, essendo il Ponte saldamente ancorato con doppi tiranti ai punti fissi a monte (i famosi pali Benoto costruiti nel 1967).”
Prosegue il testo del documento: “Questa eventuale trave viene quindi proposta - o meglio timidamente evocata - quasi a mitigare la sostanziale difformità dal progetto originale delle opere eseguite in alternativa nelle stilate: una foglia di fico ad uso e consumo della Soprintendenza, ma in ultima analisi un vero falso strutturale.”
E qui, egregi lettori, entra in gioco proprio la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, quella senza il cui semaforo verde non si può fare nulla. La lettera di autorizzazione della Soprintendenza all'esecuzione dei lavori previsti dalla variante migliorativa è datata e protocollata 29 gennaio 2019.
Tuttavia, nella stessa lettera di autorizzazione indirizzata al Comune di Bassano la Soprintendenza prescrive “che l'Amministrazione preveda comunque, anche successivamente alle lavorazioni attuali, il completamento del progetto precedente in relazione agli ancoraggi alle spalle sulle due sponde”.
Sì, avete letto bene. Il restauro del Ponte, che ormai si avvia ai suoi ultimi mesi di esecuzione, si è tirato via l'ossessione di ancorare gli elementi strutturali alle due sponde e soprattutto di avere a che fare con la spalla Nardini, mentre la Soprintendenza dice di fare esattamente l'opposto, “anche successivamente alle lavorazioni attuali”. Quindi, da un punto di vista logico ma anche normativo, la variante approvata dal Comune disattenderebbe le prescrizioni della Soprintendenza, innamorata del progetto originario Modena sin dai tempi del precedente soprintendente Fabrizio Magani. Afferma il Comitato: “C'è qualcosa che non torna”.
I casi sono due
“Nel progetto Michelon - osservano gli “Amici” nel loro documento - la reticolare d'impalcato è stata sostituita dai tiranti incrociati sulle stilate, ma la Soprintendenza, apparentemente non considerando che questa variante è stata predisposta soprattutto per l'impossibilità di eseguire la reticolare d'impalcato del progetto iniziale, continua invece a prevederne (e a prescriverne) l'esecuzione.” “Ora - aggiungono - i casi sono due: o i funzionari della Soprintendenza non sanno leggere i progetti, o fingono di non capire e, nel silenzio della Stazione Appaltante, approvano il progetto, raccomandando però che la reticolare, inesistente in progetto, in seguito venga agganciata alle sponde...una farsa!”.
Ma c'è di più: nel recente progetto sulla pavimentazione del Ponte presentato dall'arch. Maurizio Trevisan (un “tappeto” centrale in battuto di calce e inerti di fiume con fasce laterali in pietra) compare anche la “eventuale” nuova reticolare parziale, limitata alla parte centrale del Ponte. Secondo il Comitato, la trave parziale “non è solo inutile ma creerebbe anche problemi per l'impermeabilizzazione dell'impalcato e per una corretta posa in opera del battuto”.
Questa, secondo la memoria-denuncia del Comitato, è dunque la grande incongruenza della variante migliorativa del restauro del Ponte: una trave reticolare agganciata alle spalle che non c'è più e che invece per la struttura territoriale autorizzativa del MiBACT dovrebbe esserci.
“La risposta della Soprintendenza però esiste ed è un documento ufficiale - sottolinea il testo -. L'Amministrazione, nonostante le nostre denunce e raccomandazioni, non prende posizione e sembra del tutto sottomessa alle posizioni dei tecnici della Stazione Appaltante e della Soprintendenza che spingono per eseguire questa reticolare parziale.”
Come la Svizzera
Ordunque: la Soprintendenza contraddice sé stessa e non punta il dito sulla disattesa delle sue prescrizioni e l'attuale amministrazione è neutrale, come la Svizzera.
“Quali sono - chiede il Comitato - i motivi o i timori? Da parte della Soprintendenza per salvare, in qualche modo, la faccia dopo la topica della lettera di approvazione? Da parte dei tecnici comunali per il tentativo di declassare una variante generale di fatto in una variante soltanto migliorativa, installando una sovrastruttura del tutto inutile ma che in qualche modo ricordi il vecchio progetto?”. “L'assessore - conclude il documento - deve impedire questa ulteriore offesa al nostro monumento per non diventare complice delle “furbate” della precedente Amministrazione e dei tecnici che le hanno sottoscritte. Bisogna fare chiarezza perché i lavori devono proseguire spediti, dopo tutto il tempo perduto, e il Ponte è indispensabile per la nostra città.”
In definitiva, l'accusa lanciata dagli “Amici” del nostro monumento è l'affermazione del fatto che la variante approvata dal Comune e autorizzata dall'ente competente possa “camuffare un sostanziale nuovo progetto come miglioramento, nel segno della continuità con quello inizialmente approvato”.
“Qui ci vorrebbe una nuova convocazione - commenta il prof. Franco Laner, componente del Comitato e già professore ordinario di Tecnologia dell'architettura allo IUAV di Venezia - per illustrare alla cittadinanza e ai professionisti che ci sarà un nuovo Ponte che del vecchio ha solo l'apparenza, nonostante gli anni persi per non ammettere l'errore iniziale, che la nuova Amministrazione è assente e che questo è stato il più lungo e costoso intervento della sua storia, oltrettutto non causato da brentane, ma solo dall'ignoranza e arroganza istituzionale.”
Il Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano ha richiesto nelle scorse settimane un incontro con l'assessore comunale ai Lavori Pubblici Andrea Zonta e con il progettista della variante ing. Gianni Michelon per un confronto diretto sulla problematica evidenziata e per uno scambio di idee su come uscirne fuori. Ma a tutt'oggi, come conferma l'architetto Pino Massarotto, portavoce del gruppo, da parte del palazzo comunale non c'è stata alcuna risposta.
Sul Ponte di Cala...trave per il momento è tutto, e ringraziandovi per l'immensa pazienza nell'avermi letto sin qui, vi ridò la linea.
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