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Decreto “fase 2”, nel Vicentino si ribellano commercianti, artigiani e piccoli imprenditori: “Lasciateci lavorare”. E la Lega cavalca la protesta
Pubblicato il 29 apr 2020
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Dunque, dove eravamo rimasti? Ah, sì: alla cosiddetta “fase 2” dell’emergenza, che dal 4 maggio in poi ci consentirà di ritornare alla cosiddetta vita normale, in convivenza con il virus, che prevede una ripresa delle varie attività per step progressivi e dalla quale usciremo quindi, per così dire, “scaglionati”. Anche se qualche spiritoso sul web ha scritto che in questa parola hanno probabilmente sbagliato una vocale.
L’ultimo DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 26 aprile, che regola la “prima fase” della “fase 2”, ha già scatenato una guerra fra poveri dichiarata dai vari figli di un Dio minore delle diverse categorie economiche che si sentono penalizzati dall’impossibilità, dopo questo lungo periodo di chiusura, di riaprire subito bottega.
Della rabbia dei ristoratori - costretti a riaprire i loro locali, unitamente ai bar, appena il 1 giugno - abbiamo già scritto nella nostra assai cliccata intervista al presidente del Gruppo Ristoratori Bassanesi Sergio Dussin. Ma quello della ristorazione è solo un lato del problema. C’è tutto un mondo di piccoli imprenditori che scalpita per riaprire prima possibile le saracinesche dei loro laboratori. Ma prima di entrare nel merito delle contestazioni, vediamo in estrema sintesi cosa prevede il tanto contestato Decreto del premier Conte in materia di riapertura delle attività economiche.
Uno striscione di protesta nel Vicentino
Su tutto il territorio nazionale restano sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, escluso comunque un lungo elenco (consistente in ben 99 voci) di categorie di attività permesse con le opportune misure di prevenzione e sicurezza. Ripartono pertanto le attività produttive e industriali prevalentemente votate all’export e i cantieri per scuole, carceri, presidi sanitari, case popolari e per la difesa dal dissesto idrogeologico. Dal 4 maggio ripartono inoltre i cantieri privati e sarà consentito, tra le altre cose, andare a comprare cibo da asporto, da consumare a casa o in ufficio.
Il 18 maggio riparte quindi il commercio al dettaglio, a condizione di garantire le protezioni individuali e il solito distanziamento tra le persone. Il 1 giugno infine è prevista la riapertura di bar, ristoranti, parrucchieri, centri estetici e affini.
Non si può dire dunque che una parte d’Italia non riparta: ma c’è tutta un’altra parte che rimane e che si sente esclusa da questo “privilegio” o che considera le riaperture delle attività di commercio e artigianato troppo tardive.
Il malumore degli esclusi si fa sentire particolarmente in provincia di Vicenza, dove nelle ultime ore commercianti ed artigiani stanno ponendo in essere varie iniziative per protestare contro le ultime misure imposte dal presidente del Consiglio. In alcuni paesi i piccoli imprenditori dei due settori hanno simbolicamente consegnato ai sindaci le chiavi dei loro negozi e laboratori. “Ci rialzeremo se lo vorrete, lasciateci lavorare”, ammoniscono alcuni striscioni appesi ai cancelli e alle finestre.
Sembra ormai sparire dalla circolazione lo slogan-tormentone degli ultimi due mesi e mezzo, #andràtuttobene, di fronte a una prospettiva secondo la quale #andràtuttoinmona. Ed è solo l’avvisaglia di un malessere sociale che sta montando sempre di più e che potrebbe già sfociare in manifestazioni di protesta in giro per l’Italia in occasione del 1 maggio, “festa del lavoro che non c’è più”, benché gli assembramenti pubblici siano ancora vietati. Il problema è serio e l’emergenza economica è urgente.
Ma, come se non bastasse, lo sdegno dei piccoli imprenditori si trova già addosso il fiato della politica, pronta a montare in sella per cavalcare la protesta.
Proprio oggi è stato trasmesso alle redazioni un comunicato stampa della Lega provinciale di Vicenza, intitolato: “Coronavirus, Lega: nel Vicentino protesta commercianti e artigiani. Al loro fianco, contro improvvisazione governo”.
La nota stampa riporta le dichiarazioni dei quattro parlamentari vicentini della Lega Erika Stefani, Silvia Covolo, Germano Racchella ed Erik Pretto.
“Siamo al loro fianco - dichiarano i quattro eletti riferendosi ai piccoli imprenditori - e porteremo l’appello di tanti imprenditori, titolari di attività, lavoratori all’attenzione del governo.” “L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio - prosegue il comunicato - è il segno palese e preoccupante della mancanza di strategia di questo Esecutivo e la gente se ne è accorta. I 600 euro sono un'elemosina che suona come un affronto a chi sta perdendo tutto. E buona parte dei fondi promessi ancora non sono arrivati.”
Ma per fortuna, qui nel Veneto, abbiamo chi sta pensando a noi.
“Assistiamo a un'improvvisazione preoccupante da parte dello Stato - concludono infatti i quattro parlamentari leghisti -, mentre il presidente Luca Zaia, da ottimo conoscitore del territorio, sta dando fiducia ai Veneti e sta mostrando capacità, impegno e coraggio affinché il superamento del rischio virus non porti con sé il rischio di una catastrofe economica. Siamo al suo fianco in questa battaglia.”
Un autorevole contributo alla corrente di pensiero “Zaia Santo Subito”, anche se le elezioni regionali sono state rinviate al prossimo autunno.
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