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Non ci resta che piangere
La bambina disabile esclusa dalla Chiesetta dell'Angelo, l'illusorio incontro tra Domenico Riccio del PD e il sindaco Pavan, il consiglio comunale: il caso barriere architettoniche in una città dalla struttura medievale
Pubblicato il 28 dic 2019
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Nel famoso e per me strepitoso film “Non ci resta che piangere”, i due protagonisti Massimo Troisi e Roberto Benigni si ritrovano catapultati nel Medioevo, dove accadono una serie di esilaranti situazioni. Qui a Bassano invece - tra mura, porte, torri, castello, chiese e palazzi - in mezzo al Medioevo ci viviamo già, benché in convivenza con i benefit dell'era moderna. Ma in quanto all'accessibilità delle strutture storiche plurisecolari nella nostra città c'è ben poco da ridere.
Antichi ingressi e antiche scale, risalenti anche a secoli più recenti, rappresentano un oggettivo ostacolo per chi, per motivi di disabilità o di salute, è costretto in carrozzina o comunque a una mobilità o deambulazione ridotta.
Bassano medievale (foto Alessandro Tich)
Il problema non si verifica certamente da oggi ed è sorprendente come una città sedicente turistica come Bassano non abbia ad esempio ancora seriamente pensato ad attrezzarsi - anche sotto il mandato di amministrazioni comunali più sensibili all'argomento - con gli opportuni accorgimenti strutturali per garantire un vero e proprio turismo accessibile, come in tante altre città civili.
C'è molta disattenzione al riguardo: e la prova scientifica è il caso della pedana di accesso per disabili al Museo Civico, davanti agli scalini dell'ingresso che ospita l'Ufficio Iat, la quale è fuori servizio da mesi e nulla accade da mesi affinché il problema venga risolto.
E che dire del Palazzo comunale? Per chi è costretto a una sedia a rotelle, salire al secondo piano per assistere al consiglio comunale è un'impresa impossibile, in mancanza di robuste braccia che gli consentano di ascendere per la ripida scalinata. A meno che non sia disponibile un addetto del Comune per accompagnare il cittadino in questione alla seconda porta di ingresso del municipio, quella degli uffici, e da lì fargli raggiungere la sala consiliare attraverso un giro di ascensori.
In una città dalla mentalità prevalentemente conservatrice e dal centro storico di concezione medievale come la nostra, se c'è una cosa che fa nettamente percepire la differenza tra cittadini di serie A e di serie B, è proprio la questione delle barriere architettoniche. Che non riguarda solo le persone portatrici di disabilità motoria, ma anche la sempre più ampia fetta di popolazione costituita dagli anziani.
Ne scrivo perché il tema delle barriere architettoniche a Bassano è diventato improvvisamente di attualità. Ad accendere la miccia è stato il recente caso, segnalato da un'emittente televisiva locale, di una bambina costretta su una pesante carrozzina che nelle scorse settimane non ha potuto accedere e cantare assieme ai suoi compagni di scuola all'inaugurazione di una mostra alla chiesetta dell'Angelo, sprovvista di pedana per i disabili. Gran polverone, comunicati stampa, discussioni sui social, intervento dell'associazione Bassano Accessibile su quella che ha definito “una brutta pagina del Comune di Bassano” che “ci si augura possa portare ad una svolta e ad un radicale cambiamento culturale da parte dell'amministrazione comunale”.
Svolta e cambiamento culturale (a proposito di #Si Cambia) che avrebbero potuto concretizzarsi nell'ultimo consiglio comunale del 2019, tenutosi lunedì 23 dicembre e dedicato all'approvazione del bilancio di previsione 2020. Tra gli emendamenti presentati dalle minoranze c'era infatti la proposta di stanziamento di 150.000 euro per finanziare il PEBA, Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche.
Il PEBA di Bassano sulla carta esiste già, interessa attualmente strade e marciapiedi (e quindi non gli edifici), è stato avviato dall'amministrazione Poletto con la preziosa collaborazione dell'associazione Bassano Accessibile ed è stato adottato dall'amministrazione Pavan. Solo che, senza fondi a disposizione, rappresenta una macchina assai difficile da avviare e da portare a regime.
In consiglio comunale l'emendamento delle opposizioni è stato bocciato dalla maggioranza. Secondo gli attuali governanti, non serve stanziare un'apposita voce di bilancio per gli interventi da realizzare, nella misura in cui saranno inseriti sotto la voce “manutenzioni” qualora ci sarà un ostacolo da abbattere. E come ha dichiarato la consigliera Ilaria Brunelli della Lista Pavan, per l'amministrazione non serve un capitolo ad hoc perché può essere inserito nei progetti già avviati.
“Questo - ha commentato Domenico Riccio, responsabile comunicazione e social del Partito Democratico di Bassano del Grappa - significa fare del PEBA non più un atto dovuto per il rispetto dei diritti di tutti ma un atto di carità, per lasciare eventualmente le briciole (se avanzeranno) dei “grandi progetti” di questa amministrazione. Oltre a non avere degli investimenti mirati, questo porterà ad un allungamento dei tempi di realizzazione.”
“Una città accessibile - ha concluso Riccio - è un diritto di ogni cittadino, non una sorta di finta beneficenza come intende fare la giunta Pavan.”
Particolare interessante. Si tratta di quello stesso Domenico Riccio che alcuni giorni prima del consiglio comunale, il 16 dicembre, si era reso protagonista in municipio di un incontro davvero inatteso: quello col sindaco Elena Pavan. Carramba che sorpresa.
E questo perché, come affermava un comunicato stampa trasmesso il giorno dopo in redazione dal PD bassanese, “dopo le poco piacevoli vicende che hanno visto coinvolta una ragazza bassanese diversamente abile, il circolo del Partito Democratico di Bassano ha deciso di mettere da parte la rivalità politica e offrire il proprio aiuto all’amministrazione cittadina per sistemare il prima possibile le barriere architettoniche in città”.
“Mi sono fatto avanti in prima persona - spiegava Riccio in quel comunicato - perché oltre al ruolo legato alla mia appartenenza al Partito Democratico sono un disabile e posso offrire la mia esperienza ai tecnici comunali per aiutare a sistemare in breve tempo le barriere architettoniche ancora presenti in città.”
“Ho scritto alla signora Pavan - continuava nella nota il responsabile comunicazione del PD cittadino - e ho trovato una persona piacevolmente disposta a collaborare per questa iniziativa. Sono lieto di poter mettere da parte la rivalità politica per aiutare i cittadini meno fortunati.” “L’incontro - concludeva il comunicato del PD, corredato di foto “sorridente” dell'incontro medesimo - è stato il primo step di un’iniziativa che abbiamo deciso di proporre alla giunta Pavan. È la dimostrazione che in alcuni casi è importante “fare” per il bene dei cittadini al di là delle ideologie politiche. In questo percorso comune sarà necessario coinvolgere anche le associazioni e tutti i portatori di interesse del settore della disabilità: il nostro scopo è quello di aprirci a tutti quelli che hanno a cuore il problema.” Come dire: nel nome dell'accessibilità della città e dell'inclusione di tutti i cittadini, abbiamo raggiunto il compromesso storico.
Dalle parole buoniste di quel comunicato stampa del 17 dicembre a quelle assai più critiche e più dure degli interventi del partito di opposizione post consiglio comunale è passata soltanto una settimana. E le avvisaglie del rischio di una collaborazione “traballante” con l'amministrazione, per quanto appena avviata, erano già emerse da un'altra nota trasmessa dal PD alla vigilia dello stesso consiglio comunale. Nella quale sempre Riccio, esprimendo il sostegno del suo partito all'emendamento al bilancio proposto dai consiglieri di minoranza, dichiarava: “Il nostro auspicio è che i consiglieri di maggioranza votino questo emendamento. Servono soldi per rimuovere le barriere architettoniche, e non servono domani o tra un anno, ma subito.” Invece è andata a finire come è andata a finire.
Dunque l'amministrazione Pavan, in sostanza, ha deciso questo: anche se il PEBA non gode di uno stanziamento di bilancio, gli interventi di sistemazione delle barriere architettoniche, laddove possibile e nell'ambito di progetti già previsti e finanziati, saranno comunque realizzati. Si tratta di una promessa e di un impegno non da poco.
E come diceva Troisi in una delle più celebri battute del già citato film, “mo’ me lo segno”.
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