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Maria che storia
Ripostata per errore sul profilo Instragram dei Musei Civici, e pochi minuti dopo eliminata, la storia di un visitatore con frasi blasfeme sulla figura di Maria Maddalena, ritratta nel gesso da Antonio Canova
Pubblicato il 05 gen 2024
Visto 12.936 volte
Ahi ahi ahi, il mondo dei social.
Basta un attimo di disattenzione, che umanamente può sempre capitare, ed ecco che la frittata è fatta e servita.
E anche se, come in questo caso, si pone immediatamente rimedio all’errore, è sempre pronto in agguato chi si accorge della cosa quando la stessa è ancora online e la rende di pubblico dominio.
Antonio Canova, ‘Maddalena Penitente’, 1795 c., gesso. Bassano del Grappa, Museo Civico (foto Alessandro Tich)
In queste ore sta girando sui telefonini della città, compreso il mio, e con tutte le reazioni scandalizzate del caso, lo screenshot di una storia che è stata pubblicata oggi, all’ora di pranzo, sul profilo Instagram dei Musei Civici di Bassano.
Poi quella storia è stata quasi subito rimossa, ma la sua traccia ha preso vita autonoma e incontrollata nei meandri comunicativi di WhatsApp.
Vi appare una foto del gesso della Maddalena Penitente di Antonio Canova, esposto nella riallestita Sala Canoviana del nostro Museo Civico.
Il problema non è costituito dalla foto, ma dal testo che la commenta, che riporto di seguito. La riproduzione del testo è fedele, io ci ho messo solo i puntini:
“Maria Maddalena è una delle storie più commoventi che la nostra tradizione ci abbia restituito. La storia di una p…na fedele, la cui unica colpa è stata quella di amare totalmente un uomo che si credeva al di sopra di tutto. Un uomo che si credeva dio. Questa è la Maria Maddalena di Canova. Un piccolo capolavoro conservato ai @museibassano”.
A riprova del fatto che queste parole sono state realmente scritte e che io non sono in preda ai postumi dello spumante di Capodanno, pubblico la foto del post in calce a questo articolo.
Apriti cielo. Innanzitutto per quel “p…na fedele”: un modo fin troppo esplicito di descrivere il peccaminoso passato della Santa redenta da Cristo.
Ma anche per quel “un uomo che si credeva dio”, peraltro con la “d” minuscola, che offende i fondamenti della religione cristiana.
A prima vista, al cospetto di cotanta incredibile e soprattutto blasfema storia social, ho subito pensato a un fake.
Ho notato che il “font” del messaggio scritto non è quello istituzionale dei post su Instragram dei Musei Civici e inoltre, controllando tra le storie del profilo Instagram @museibassano, quella foto della Maddalena con quel testo a dir poco sacrilego non l’ho vista da nessuna parte.
Mi sono così fatto originariamente l’idea che qualcuno abbia in qualche modo “clonato” e impropriamente utilizzato l’intestazione social MBA-museibassano per pubblicare quella cosa.
Ma poi, mettendomi a fare il mio lavoro che è quello di verificare, interpellando direttamente chi gestisce le pagine social dei Musei Civici, ho accertato che non è andata così.
Ed è qui che è entrato in gioco l’X Factor, sempre in agguato, dell’errore umano.
E l’errore è stato questo: chi gestisce la pagina Instagram dei Musei Civici, oltretutto neppure in servizio perché in vacanza dal lavoro, ha notato quella storia che era stata pubblicata da un visitatore nel proprio profilo Instragram e l’ha ripostata sul profilo Instragram istituzionale dei Musei Civici.
L’ha notata, ma leggendo al volo solo la prima frase, peraltro l’unica senza parole “incriminate”. Solo qualche minuto dopo, dopo essersi accorto del contenuto completo della storia ripostata, l’ha immediatamente eliminata.
Solo pochi minuti di blasfemia online, inavvertitamente rilanciata per eccesso di zelo lavorativo da una parte e per manifesta disattenzione dall’altra, ma sufficienti a richiamare i cacciatori di screenshot che hanno colto l’attimo per immortalare questo increscioso esempio di intervento social e per diffonderlo urbi et orbi su WhatsApp.
Per avere un commento su quanto accaduto, nel primo pomeriggio sento al telefono la direttrice dei Musei Civici e dirigente dell’Area Cultura del Comune di Bassano Barbara Guidi, in questi giorni in vacanza a Londra.
“È stato un amaro boccone del pranzo, la cosa è scappata. Sono imbarazzata e dispiaciuta”, mi dice la direttrice dalle rive del Tamigi.
Successivamente la dottoressa Guidi trasmette una sua dichiarazione ufficiale, inviata prima da lei al mio contatto personale WhatsApp e poi diramata a tutte le testate dall’ufficio stampa del Comune.
“Ho appena appreso che, a causa di una imperdonabile disattenzione degli uffici preposti alla gestione dei social, sul canale Instagram dei Musei Civici è stato ripostato per sbaglio un post di un visitatore contenente una personale, alquanto discutibile e offensiva lettura della figura della Maddalena - dichiara la dirigente -. Tale contenuto non è stato prodotto dai Musei Civici e mi scuso personalmente oltre che a nome dei Musei Civici per quanto accaduto.”
Al termine di questo inatteso Maddalena’s Day, prima di sera mi reco al Museo Civico di Bassano per scattare una foto al gesso della Maddalena Penitente di Antonio Canova, che irradia un’aura di suggestiva bellezza nonostante sia monco di un braccio.
Ed è proprio qui che trovo la conferma di quanto siano veritiere le parole del testo di Bocca di rosa, la straordinaria canzone di Fabrizio De André, sempre in tema, guarda caso, di prostitute.
E cioè: “Ma una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”.
Sto infatti per salire al primo piano del Museo e informo l’addetta all’ingresso che devo solo fare una foto. E un visitatore appena sceso dalle scale, che io non conosco, sente le mie parole e mi fa: “Va a fare la foto della p…na?”.
Per la serie: frittata fatta, servita e ancora persistente nello stomaco.
In definitiva, l’incidente di percorso è stato risolto, sono cose che possono succedere e l’autore della svista se ne è assunta la piena responsabilità.
Ma mi sa che domani, nella calza della Befana, qualcuno troverà del carbone.
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