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“Su de sora ghe xe a rete, come agli autoscontri!”.
La battuta improvvisa e inattesa, che mi fa piegare in due dalle risate, viene pronunciata da un componente di un gruppetto di ciclo-ombre (anzi, pardon: di attempati ciclisti) che sta transitando sul budello pedonale tra le due file di transenne sul Ponte, senza peraltro neppure scendere dal sellino, come se fossimo su una ciclopista.
Quella a cui si riferisce lo spiritoso sui pedali è la rete anti-piccioni, estesa sopra le teste e sotto il tetto per tutta la lunghezza e larghezza del manufatto per limitare la presenza degli incontinenti cacatori alati. E già mi sono immaginato una epica sfida agli autoscontri sul piano di impalcato tra i sostenitori del progetto di restauro così com'è stato voluto e soprattutto gestito e gli oppositori del medesimo: amministrativi contro gufi. Per chi vince, un giro gratis di “mezzo e mezzo” (l'altro mezzo è da pagare).
Foto Alessandro Tich
Ci rido su, anche se in realtà c'è ben poco da ridere. Sono anch'io sul Ponte perché, in questa soleggiata domenica di maggio, sto andando a bere un caffè al bar di Massimo in Borgo Angarano. E tristemente mi accorgo che, mentre la parte “di sotto” delle stilate 1 e 2 è stata completata just in time, la parte “di sopra” dell'intero monumento - e cioè quella dove transita la gente, turisti compresi - grida allo scandalo.
Escludo da questo giudizio la porzione attaccata alla spalla Nardini, dove è stata temporaneamente rimossa la balaustrata sul lato nord ed è quindi inevitabile la presenza di puntelli (quelli multicolor), di attrezzi e di disordine di cantiere. Immagine brutta, anzi bruttissima, ma necessaria. Mi riferisco invece a tutto il resto del punto turistico per eccellenza di Bassano del Grappa, che versa ancora e sempre in un incontrovertibile stato di negligenza. A cominciare proprio dal problema che negli ultimi tempi si è cercato in qualche modo di prevenire. Perché i piccioni, che non a caso sono detti anche “ratti volanti”, si imbucano dappertutto. E riescono anche, intrufolandosi da qualche pertugio, a conquistare lo spazio aereo tra la rete anti-volatili e il sottotetto del Ponte.
E così, ineluttabilmente, le tracce del loro passaggio ci sono tutte. Non solo le cacche che cadono ancora e sempre sul piano di calpestio, colando tra le maglie della rete, ma anche le chiazze biologiche che cospargono le travi sotto la copertura. Onde per cui, egregi lettori, vi rendo un'informazione che è sicuramente nota agli etologi ma non al grande pubblico: i colombi riescono a defecare anche in orizzontale. Alzando gli occhi verso la rete si vede quindi di tutto: sporcizia biologica e ragnatele in profusione.
Ma qui al momento non si può intervenire, ci incartiamo la visione e ce la portiamo a casa. Il vero problema è quello che si vede sul piano di transito pedonale, dove invece per pulire la sporcizia - al netto delle operazioni-spot messe in atto nel recente passato - basterebbe solamente un minimo sindacale di buona volontà da parte del Comune e di chi è autorizzato ad operare sul bene storico di proprietà comunale.
Già, perché dietro alle transenne siamo alle solite: oltre agli “schitti” dei defecatori alati sono presenti e ben visibili anche cartacce, resti di cicche e immondizie varie, frutto della civiltà dei frequentatori del luogo. Che nessuno rimuove, ma di cui nessuno peraltro sollecita la rimozione. Effetto NIMBY (“Not In My Back Yard”, “Non nel mio cortile”, per il resto chi se ne frega) all'ennesima potenza.
Così si presenta dunque, agli occhi del turista di turno, il manufatto ex palladiano su cui lo scorso 9 maggio la Commissione Cultura della Camera dei Deputati ha votato il primo “sì” verso il riconoscimento del titolo di Monumento Nazionale.
E allargando il tiro dalla situazione odierna all'intera vicenda che riguarda questo luogo, non mi resta che fare un'ultima considerazione.
Abbiamo la rete degli autoscontri, la misteriosa relazione Rizzo sulla spalla Nardini che è una casa dei fantasmi, l'intervento di ricostruzione delle stilate che è un padiglione delle illusioni, di sotto ci sono gli scivoli (di acciaio, ovviamente, e ricoperti in legno) sugli spioventi dei rostri e volendo si potrebbe fare anche il tiro a segno, nella fattispecie al piccione. Non c'è che dire: siamo davvero al Luna Park.
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