Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 21-01-2019 18:44
in Attualità | Visto 1.485 volte
 

Skatewar

Nuovi comportamenti urbani: la scalinata e i pannelli fotografici del Tempio Ossario trasformati in pista da skateboard

Skatewar

Foto Alessandro Tich

Questa non è una notizia. Ci mancherebbe. È semplicemente la segnalazione di uno dei nuovi comportamenti urbani a Bassano del Grappa, concretizzatosi davanti agli occhi del vostro umile cronista mentre stava passando di lì per caso.
Trattasi delle evoluzioni di uno skateboarder su una pista da skateboard molto particolare: la sommità degli scalini del Tempio Ossario, dove sono collocati i pannelli fotografici esplicativi sulla Prima Guerra Mondiale, che riportano alcune immagini relative alla fine del conflitto a beneficio e informazione dei passanti fintanto che non sarà completato l'infinito restauro del sacro edificio.
La prova del giovane acrobata su tavola a rotelle, ripetuta più volte, è consistita in quanto segue: rincorsa a piedi, salita sullo skateboard a pochi metri dalla fine della rampa, balzo in verticale sul primo pannello a sinistra e salto conclusivo giù dalla scalinata. Il tutto davanti a un quartetto di coetanei, intenti a riprenderne i volteggi coi telefonini.
In mancanza di half-pipe dove poter dimostrare le proprie abilità, sicuramente la location della funambolica impresa a prova di frattura di un piede è stata scelta per le sue caratteristiche, per così dire, logistico-tecniche. Pista, muro, salto: è tutto lì.
Vaglielo a dire allo skateboarder e ai suoi amici che quel Tempio Ossario non è un luna park, ma un sacrario che accoglie le spoglie di oltre 5000 caduti della Grande Guerra di tutta Italia e che in quanto tale meriterebbe almeno un minimo sindacale di decoroso rispetto. E invece lo spazio della memoria dedicato al conflitto è stato trasformato in una pista da skateboard, dando vita a una nuova versione, evoluta e corretta, dello sport estremo: lo skatewar.
Ma così è, se vi pare: anche queste sono le espressioni degli stili e dei linguaggi della nuova urban life. E a questo punto, al posto delle gigantografie sugli ultimi mesi e sulla fine della guerra di oltre un secolo fa, potrebbe starci bene anche un bel murales.