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Ricordo di una bellissima persona: Gianni Fiorese
Pubblicato il 08 ago 2017
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Ho saputo della morte di Gianni Fiorese, avvenuta ai primi di agosto, mentre ero in viaggio all'estero. Non ho potuto così pubblicare la notizia della sua scomparsa su Bassanonet e, soprattutto, non ho potuto partecipare al funerale. Cosa che mi dispiace molto.
Non posso tuttavia fare a meno di ricordare una persona che lascia un grande vuoto nella comunità bassanese di cui è stato un esponente molto conosciuto e ben voluto.
Non poteva essere altrimenti, per quella sua disposizione al sorriso, alla concordia, alla generosità e all'altruismo che ne ha caratterizzato l'apprezzata figura.
Gianni Fiorese in uno dei tanti momenti felici assieme alla moglie Franca (foto: archivio Bassanonet)
Gianni, il cuore dolce di Bassano, se ne è andato a 79 anni, lasciando l'adorata moglie Franca e gli altrettanto adorati tre figli e nipoti. E quando mi ricordo dei nostri tanti incontri non posso neanche immaginarlo senza Franca, fedele compagna di una vita con la quale formava una delle più belle e solide coppie di Bassano.
Una vita dedicata alla famiglia e al lavoro. Un lavoro impegnativo, anche se fatto di dolcezze, che per anni e anni lo ha visto alzarsi molto presto alla mattina per preparare con passione e maestria migliaia di meringhe, brioches, cannoli e bignè. 52 anni di attività come pasticcere e quindi come maestro pasticcere.
Figlio di ortolani del Margnan, in una famiglia che contava otto fratelli, aveva appreso i primi segreti del mestiere a soli undici anni come garzone nel laboratorio di Giovanni Burbello. Poi l'ingresso nel “liceo dello zucchero”, a quattordici anni, come apprendista nella bottega del maestro Osvaldo Scarmoncin.
Io l'ho conosciuto nei secondi anni '80, al timone della sua pasticceria di via Verci a Bassano. Assieme alla sua Franca, sempre impeccabile dietro al bancone mentre il marito continuava a sfornare dolci in laboratorio. Un'atmosfera raffinata e al contempo familiare, come è raro trovare nei negozi di oggi. Da subito mi aveva colpito l'innata simpatia di quest'uomo, sempre pronto alla battuta di spirito e a una buona parola.
Una volta, con l'approssimarsi delle festività pasquali, ero andato nella sua bottega a registrare un servizio televisivo su come si fa il vero uovo di Pasqua, quello artigianale.
Lui lo ha mostrato davanti alla telecamera, spiegando quello che faceva con parole semplici e immediate: ingredienti, preparazione, decorazione.
Era un piacere starlo ad ascoltare, prima ancora del piacere di assaggiare i deliziosi frutti del suo lavoro. Ma Gianni non è stato solo un decano della pasticceria bassanese.
È stato, in tutto e per tutto, un autentico personaggio. Innamorato e orgoglioso della sua città. Me lo ricordo ancora, in una leggendaria trasferta fatta insieme al comune amico Salvatore Rizzello, al sindaco Stefano Cimatti e all'assessore Alessandro Fabris sette anni fa nel Salento, mentre davanti alla divertita moglie salutava per strada delle belle ragazze a Minervino di Lecce o a Cocumola stringendo loro la mano e dicendo, con gentilezza: “Tanto piacere, Gianni Fiorese, Bassano del Grappa, Italia”.
Viaggiare in sua compagnia era garanzia di piacevole allegria. Sempre pronto a collaborare e a fare gruppo, con spirito leggero.
C'era anche lui assieme all'inseparabile Franca, nell'aprile del 2015, alla trasferta in pulmino a Colonia, in Germania, assieme al noto ristoratore Sergio Dussin per l'evento conviviale inaugurale del progetto per il dialogo europeo cultgenuss.
Dopo mille e passa chilometri di strada, arrivati finalmente a destinazione, eravamo rimasti bloccati per una buona mezz'ora alla barriera d'ingresso del parcheggio privato del luogo dove si svolgeva l'evento. L'inflessibile guardiana del parcheggio, una nerboruta valchiria bionda tedesca, non voleva farci entrare. Non sappiamo come il donnone si chiamasse, ma Gianni, attendendo con pazienza all'interno del pulmino, le aveva subito dato un nuovo nome: “Adolfa”. Risate generali. Ovvero: come rendere piacevole, e indimenticabile, un momento di temporanea tensione.
Due piccoli episodi, ma rappresentativi del suo arguto e gioviale carattere. E sono sicuro che chiunque, avendolo conosciuto e frequentato, può raccontare altri aneddoti e situazioni in cui la verve di Fiorese ha reso quei momenti memorabili.
E memorabile, indiscutibilmente, resta anche quel suo grido di incitamento alle partite del Bassano Hockey, con il quale con la sua voce inconfondibile spronava e sosteneva la squadra giallorossa: “Dai Bassano, insistisci!”. Era il suo marchio di fabbrica, il suo imperativo categorico, il suo messaggio al mondo. E la parola “insistisci” è entrata di diritto nel vocabolario del linguaggio comune bassanese.
La passione per l'arte di fare i dolci non lo aveva mai abbandonato.
Anche dopo avere appeso il suo berretto di pasticcere al chiodo, chiudendo il negozio di via Verci nel 2001 con una grande festa che aveva richiamato quasi 4000 persone, ben contente di aiutare Gianni e Franca a “svuotare la bottega” mangiando le ultime paste e torte di una pluritrentennale attività. Da pensionato aveva infatti continuato, da vero maestro, ad insegnare a chiunque lo volesse i fondamenti della pasticceria, compresi i bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie.
Lo ha fatto per anni, assieme a Franca, andando anche più di una volta in Brasile per collaborare con istituti e seminari nel Rio Grande do Sul alla realizzazione di corsi professionali di pasticceria. Un impegno in prima persona nella formazione di figure professionali in un Paese, come quello brasiliano, dove un lavoro può salvare la vita, difendendo giovani e giovanissimi dalle mille insidie che la vita per strada riserva.
Nell'ultimo periodo ho continuato ad incontrarlo, soprattutto in piazza a Bassano, vicino a quel Museo Civico dove sin dagli inizi ha partecipato regolarmente alle classi settimanali di “Dance Well”, il progetto di ricerca e attività artistico-motoria del CSC di Operaestate.
L'ennesimo ambito nel quale ha saputo fare gruppo e farsi ben volere da tutti.
Tra questi “tutti” ci sono anch'io, consapevole del fatto che se amo questa città lo devo anche a persone come Gianni Fiorese. Per questo a casa mia, in cucina, conservo come una reliquia l'eredità che lui mi ha donato: quattro ricette di pasticceria, tra cui quelle della pasta frolla e delle meringhe.
Ciao Gianni e grazie: insistisci anche da lassù.
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