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I nuovi schiavi tra noi
Il “colore” di Bassano
Maurizio Sonda, già volto noto della DC rosatese, ritorna dopo più di 20 anni alla politica attiva e si candida con Forza Italia alle comunali a Bassano. “Non sono le buone idee che vanno avanti, ma quelle condivise con la mediazione politica”
Pubblicato il 12 mag 2014
Visto 4.607 volte
Ci sono i “volti nuovi”, che non si sono mai presentati fino ad oggi alle elezioni amministrative, e ci sono i “volti noti” che per anni sono stati protagonisti della vita politica del territorio.
Maurizio Sonda, 56 anni, rosatese di origine e residente a Bassano, libero professionista nel campo della sicurezza industriale, rappresenta entrambe le categorie.
Figlio d'arte - suo padre, il cav. Giovanni Sonda, fu per 13 anni sindaco di Rosà a cavallo tra gli anni '50 e '60 - sin da giovanissimo ha fatto politica nel suo Comune, entrando anche a far parte della direzione comunale della Democrazia Cristiana. Poi il lavoro ha preso il sopravvento e di politica attiva non si è più occupato da più di vent'anni. E adesso che l'attività professionale gli consente di “riprendersi spazio”, si rimette in gioco: candidandosi per la prima volta alle amministrative, e nella fattispecie a Bassano del Grappa, nella lista di Forza Italia.
Maurizio Sonda, candidato con la lista di Forza Italia a Bassano (foto Bassanonet)
“Non mi interessa la carriera amministrativa - afferma Sonda -, ma fare politica e costruire persone in grado di ragionare nel modo giusto. Obiettivi che si possono raggiungere creando una scuola di cultura politica, da cui possano uscire persone che abbiano una mentalità, una formazione e una preparazione adeguate.”
Lei si candida alle amministrative, ma non ha mai fatto amministrazione...
“E' vero, non ho mai fatto amministrazione, ho sempre fatto politica all'interno del partito, che era la DC. Chi mi ha portato in politica è stato un mio professore alle medie, Luciano Chiminello, anche lui ex sindaco, molto discusso e molto combattuto in quanto è stato il primo sindaco, nell'ambito dell'indiscusso potere democristiano dell'epoca, che ha fatto l'accordo di maggioranza con altre forze politiche, non legato ai partiti ma alla scelta delle persone. Io ho vissuto molto i travagli, le battaglie e gli incontri di quel periodo facendo parte della direzione comunale della DC, e perciò tutti gli accordi li abbiamo vissuti insieme. Da lì ho capito come funzionano gli equilibri della politica, che spesso non sono fatti solo di buone idee ma sono finalizzati a una mediazione tra persone e ideologie diverse, che è la cosa oggi più difficile da fare. E da lì ho capito anche che non sono le buone idee quelle che vanno avanti, ma quelle che sono condivise dagli altri e supportate da tutta la compagine. Questo comporta un grosso impegno di pazienza, cucitura, tessitura per arrivare agli obiettivi che molto spesso, andando a prendere candidati, pur persone brave e di buona volontà, inesperti delle strategie della mediazione, non sempre si riescono a raggiungere.”
E quindi?
“Quindi io ritengo importante creare una scuola di cultura per poter far politica e fare poi amministrazione. Il nostro buon sindaco Cimatti lo sa, perché anche lui ha fatto scuola di politica, alle riunioni e alle conferenze che teneva all'interno della DC con Luigi D'Agrò negli anni '70-'80. Pertanto il mio impegno non vuole essere quello di solamente amministrare, perché per far questo bastano i funzionari, ma io intendo creare una mentalità diversa per poter costruire e formare dei giovani che dovrebbe passare attraverso una scuola di formazione, come erano una volta gli esecutivi di partito, dove da questi emergevano le persone più capaci e più calme per poter arrivare all'obiettivo della mediazione politica delle idee e quindi fare sintesi per il comune bene della città.”
Perché, dopo più di vent'anni, ha deciso di rientrare in politica?
“Il motivo principale è che mi sento di aver lasciato incompiuto qualcosa che mi ha lasciato mio padre nell'indole e nello spirito di servizio che lui ha sempre dato. Tra i valori che ho ereditato da lui c'è anche il fatto di non voler scendere a compromessi per ottenere facili vantaggi dal fatto di essere nella stanza dei bottoni. Infatti non ho mai avuto incarichi specifici o posti di lavoro facili, pur avendo contatti con politici e parlamentari di spicco. Mi vanto infatti che quello che ho fatto è solo frutto della mia professionalità, che voglio mettere a disposizione per sostenere gli artigiani, le industrie e quanti si trovano ora in difficoltà da una massacrante burocrazia che soffoca ogni iniziativa e spirito imprenditoriale delle persone. Vedo infatti, svolgendo il mio lavoro, che per fare una casa ci vogliono più metri cubi di carta che non metri cubi di mattoni, spesso voluti non tanto dagli uffici pubblici ma da chi da loro dipende per ovvi motivi contingenti. Non capisco infatti perché, pur avendo dei bravissimi imprenditori, Bassano si stia svendendo e svuotando di imprenditoria che non è più capace nemmeno di riparare il camino che vedo dalla vostra finestra (la finestra della redazione di Bassanonet che guarda su via San Bassiano - N.d.R.), pur essendo nel centro della piazza, che può collassare sulla testa delle persone. Mi dispiace moltissimo che camminando sotto i portici di Bassano si veda quel degrado dovuto al menefreghismo delle persone, che non sono supportate da una giusta politica per poter fare impresa.
Manca infatti l'incentivazione, che tutto un Comune dovrebbe dare, senza puntare il dito su un sindaco che pur essendo un bravo giocatore di golf (sport che io amo moltissimo) oggi non riesce a fare uno “swing” da professionista. Purtroppo, come nel golf, gli anni appiattiscono l'adrenalina per poter essere agguerriti e ci fanno abbassare l'asticella quando le persone con cui lavori non hanno la necessaria formazione per arrivare a una sintesi, necessaria in politica prima e poi nella gestione amministrativa, per poter tinteggiare di un colore comune la nostra città.”
Cosa intente per “dare colore” alla città?
“Se noi la guardiamo, Bassano è tutta grigia, sporca e diroccata tanto da far sembrare che gli abitanti siano privati dello stimolo amministrativo per rinvigorire la nostra città, che per la sua location potrebbe fare concorrenza alle città che ci stanno attorno. Il mio impegno, quindi, non è di ingaggiare nuovi imbianchini ma di portare una nuova energia nelle persone, alle imprese e soprattutto ai giovani per ridare vita non solo alle murature, ma a quello spirito di bellezza che ha spinto Giotto e Michelangelo a fare cose che vanno oltre la loro permanenza. Noi infatti dobbiamo guardare oltre la nostra vecchiaia in quanto dobbiamo essere in grado di mettere a servizio dei giovani le nostre esperienze, positive o negative. Solo da questo costruiremo una Sistina vista e apprezzata da tutti e non chiusa a chiave per il solo Conclave.”
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