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Ha ricostruito i gessi distrutti di Canova a Possagno. Ha clonato il “Giovane di Mozia” e replicherà la “Pietà Rondanini” di Michelangelo. L'imprenditore vicentino Ivano Ambrosini parla delle sue tecnologie all'Accademia di Brera a Milano
Pubblicato il 27 apr 2014
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Il “Giovane di Mozia”, detto anche “Auriga di Mozia”, straordinaria statua ellenica di origine sconosciuta, rinvenuta per caso nel 1979 nell'isola siciliana di Mozia (che fu provincia punica, e non greca, il che aumenta il mistero sulla mirabolante scultura) si staglia al lato della cattedra della gloriosa Sala Napoleonica dell'Accademia di Brera di Milano.
Una visione quanto mai “impossibile”: visto che - dopo il suo rientro al Museo Whitaker di Mozia dall'esposizione in trasferta al British Museum per le Olimpiadi di Londra e successivamente al J. Paul Getty Museum di Malibù, in California - il capolavoro di marmo è stato di recente dichiarato inamovibile dalla Regione siciliana.
Ma nulla, in realtà, è impossibile se l'Arte antica viene abbinata alla tecnologia più avanzata: e infatti quello che gli studenti del Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate dell'Accademia di Belle Arti di Brera si trovano davanti agli occhi è un clone perfetto, in scala 1:1, della statua antica. E' realizzato in resina stereolitografica, è vuoto all'interno ed è leggerissimo: pesa appena 6 chili e si porta via alzandolo con un braccio solo.
Ivano Ambrosini fa provare ad alcuni studenti di Brera lo "scalpello 3D" per la scultura a video sul terminale del computer. In primo piano il clone del "Giovane di Mozia" realizzato da Unocad (foto Alessandro Tich)
L'autore del clone - che per realizzarlo a “stampata unica” si è avvalso della più grande macchina di prototipazione rapida esistente al mondo, presso un'azienda di “automotive” in Belgio - è presente anche lui in sala, e non a caso. Ivano Ambrosini, imprenditore di Altavilla Vicentina, è stato infatti invitato a parlare nel rappresentativo spazio di Brera delle nuove frontiere delle tecnologie digitali applicate al restauro e alla conservazione del patrimonio artistico.
L'incontro è promosso e organizzato dal prof. Renzo Piccinin, docente e responsabile del corso di Applicazioni digitali per l'arte dell'Accademia di Belle Arti milanese.
Una lezione che si svolge appunto nella Sala Napoleonica di Brera: imponente salone della storica istituzione, da cui si accede dal Cortile d'Onore del Palazzo di Brera e ricco di gessi, sculture e bassorilievi. Ai quali si aggiunge, temporaneamente, il clone 2.0 della statua di Mozia, portato da Ambrosini a testimonianza concreta degli argomenti illustrati nella sua relazione.
La sua azienda, la Unocad, ha realizzato il replicante dell'“Auriga” in occasione della trasferta oltremanica e oltreoceano della scultura di marmo, consentendo in questo modo al Museo Whitaker di Mozia di esporre la controfigura identica del “Giovane” fino al rientro dagli Stati Uniti dell'opera originale.
Soltanto una delle numerose realizzazioni per l'arte a tecnologia 3D che l'imprenditore vicentino - proveniente dal mondo della meccanica e della stampistica di alta precisione - e la sua azienda vantano nel curriculum, in collaborazione con alcune tra le più importanti istituzioni culturali italiane e coi Musei Vaticani.
Copie perfette che Ambrosini e il suo staff di specialisti ricostruiscono grazie a un avanzato know-how, frutto di anni di ricerca e applicazione sul campo: con raffinati strumenti ottici a frange di luce non invasivi effettuano una scansione a tutto tondo della scultura da replicare e ne acquisiscono al computer il modello matematico in 3D.
In questo modo è possibile eseguire la clonazione di opere intere, o di parti danneggiate di esse, che sulla base dei dati del modello virtuale acquisito vengono ricostruite - prima della rifinitura e patinatura finale - con le più evolute metodologie di fresatura a controllo numerico, di reverse engineering, di prototipazione rapida con stampanti tridimensionali o con altre tecniche di replicazione dei materiali impensabili fino a pochi anni fa.
Da Canova a Michelangelo
Quello di Ambrosini è un nome noto ai più assidui lettori di Bassanonet: è stata la sua azienda, infatti, l'artefice dei “miracoli in 3D” - di cui ci siamo già occupati in nostri precedenti articoli - che hanno permesso di riprodurre con precisione assoluta, restituendole alla bellezza originaria, le parti dei gessi di Antonio Canova distrutte dal bombardamento di Possagno del 1917, che non risparmiò neppure la Gipsoteca: le due braccia e il panneggio della veste della “Danzatrice con i cembali”, la testa del “Principe Henryk Lubomirski come Amore” e i volti e i busti delle “Tre Grazie”.
Restituzioni rese possibili dalla scansione comparata dei gessi danneggiati e dei marmi originali (di cui i gessi erano i modelli o le copie realizzati da Canova in scala 1:1), i cui modelli virtuali in 3D allo scopo acquisiti hanno permesso di ricomporre le “protesi” delle parti mancanti, perfettamente combacianti con i punti di rottura delle sculture semidistrutte.
Sempre a Canova è legato un recente intervento di Ambrosini al Museo Civico di Bassano: l'imballaggio e il trasporto del preziosissimo bozzetto originale in terracotta delle “Tre Grazie”, temporaneamente esposto alla Gipsoteca Canoviana di Possagno per la mostra tematica dedicata al celebre gruppo scultoreo.
Anche in questo caso si è trattato di un'operazione high-tech, grazie a un brevetto di Unocad sempre basato sulla matematica 3D che consente all'opera trasportata, combaciante al suo guscio protettivo, di reggere alle sollecitazioni della trasferta. Uno speciale sistema che permette lo spostamento in alta sicurezza anche di opere - come il “Giovane di Mozia” - considerate inamovibili.
E a proposito di spostamento di opere inestimabili: su commissione del Comune di Milano, l'imprenditore di Altavilla Vicentina proprio in queste settimane ha avuto l'incarico di realizzare il clone della “Pietà Rondanini” di Michelangelo, conservata e esposta al Castello Sforzesco, destinata a una nuova e più adeguata sede espositiva in vista dell'Expo 2015 e scansionata e “digitalizzata” dagli strumenti di Unocad già nel 2011.
Il replicante dell'ultimo e incompiuto capolavoro del genio del Rinascimento - realizzato in marmo di Carrara cavato nella stessa area dove il Buonarroti cavava i blocchi per le sue sculture - sarà identico, nella morfologia e nel peso, all'originale: il clone sarà utilizzato nei test preliminari di simulazione dei sistemi di ancoraggio, delle operazioni di alloggiamento e delle modalità di trasporto che saranno poi applicate all'ultima opera di Michelangelo nel delicatissimo spostamento previsto dalla Sala degli Scarlioni all'ex Ospedale Spagnolo, sempre all'interno del complesso del Castello Sforzesco.
Tecnologie di eccellenza che dal restauro alla movimentazione del patrimonio artistico fanno di Unocad una case history ormai di riferimento nazionale, e completamente “made in Veneto”, per la divulgazione delle buone pratiche delle applicazioni digitali per l'arte.
E l'Accademia di Brera, per aggiornare i suoi studenti e docenti sui nuovi orizzonti in materia, non si è lasciata scappare l'occasione.
Il “San Giovannino” mezzo cyborg
“Tecnologie digitali 3D per l'arte e il restauro”.
E' il titolo dell'incontro-lezione che Ivano Ambrosini è stato chiamato a tenere nella Sala Napoleonica di Brera.
Ma - come ogni imprenditore veneto che si rispetti - mister Unocad, prima di “parlare”, si mette a “fare”. Effettuando in diretta assieme ai suoi collaboratori una dimostrazione di scansione ottica a frange di luce del “Galata morente”, una delle sculture in gesso conservate nella sala, spiegando al pubblico composto da studenti e docenti di varie Scuole dell'Accademia i vari step dell'acquisizione al computer della matematica 3D dell'opera.
L'imprenditore quindi siede in cattedra per raccontare la sua storia e le metodologie “per tramutare in reale il virtuale che andiamo ad acquisire”.
Presentando e spiegando in dettaglio, tra le altre cose, i tre “casi fondamentali” di replicazione totale o parziale di importanti opere d'arte, a scopo restauro o conservazione, generati dal know-how della sua azienda: i già citati “Giovane di Mozia” e la “Danzatrice con i cembali” di Canova e il “San Giovannino di Úbeda”, attribuito a Michelangelo.
Un intervento, quest'ultimo, che ai non addetti ai lavori sembra quasi da fantascienza. Conservata nella città di Úbeda, in Andalusia, la statua venne distrutta nel corso della Guerra civile spagnola nel 1936: ne rimasero solo 14 cocci, il resto polverizzato. Ma anche in questo caso la scultura è stata ricostruita dall'alta tecnologia di Ambrosini e del suo staff, su commissione del laboratorio di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Hanno prima acquisito i modelli virtuali, con scansione digitale 3D, dei 14 frammenti sopravvissuti. Quindi hanno recuperato una foto originale d'epoca del “San Giovannino”, ovviamente a due dimensioni, e l'hanno “vettorializzata” e riproiettata in 3D.
E' stato così ricostruito al computer un “puzzle tecnologico tridimensionale” dell'opera intera, composto dall'incastro dei tasselli del propotipo virtuale e dei tasselli dei pezzi rimasti dell'originale. Le parti distrutte sono state quindi ricostruite in nylon sinterizzato patinato e congiunte ai frammenti originali con magneti, per poterle rimuovere in futuro se qualche altra parte originale dovesse venire alla luce.
Ed è così che il “San Giovannino di Úbeda” è rinato: per il 40% originale e per il 60% cyborg.
Stiamo parlando di applicazioni avveniristiche anche per un'istituzione all'avanguardia, e sempre attenta al nuovo che avanza, come l'Accademia di Brera. E nella parte finale della lezione studenti e docenti rimangono incuriositi, provandola di persona, dall'ultima “diavoleria” tecnologica portata in aula da Ambrosini: lo “scalpello 3D”, sviluppato dal MIT di Boston, che permette di scolpire a video sulle forme virtuali acquisite al computer, e richiede l'utilizzo di un artista specializzato.
“Esempio di integrazione tra tecnologia e manualità”
“Brera è uno dei templi della cultura in Italia - commenta, soddisfatto, Ivano Ambrosini al termine dell'incontro -. Qui siamo davanti al futuro, parlare ai giovani è un grande onore e una bella soddisfazione.”
“Il contatto con Ambrosini è nato casualmente, tramite un conoscente in comune, l'artista Guido Maestrello che avevo incontrato a Cison di Valmarino - ci spiega il prof. Renzo Piccinin, con origini e frequentazioni venete come da cognome -. Abbiamo parlato di applicazioni digitali per l'arte e lui mi ha spiegato che cosa faceva Ivano, che non conoscevo, nel campo delle tecnologie informatiche per il restauro. Ho guardato su internet le sue realizzazioni e ho ritenuto doveroso invitarlo.”
Un argomento che, come rileva l'organizzatore della lezione con l'imprenditore vicentino, è stato di sicuro interesse per gli studenti e docenti sia della Scuola di Restauro che della Scuola di Scenografia dell'Accademia di Belle Arti milanese.
“I vari docenti della Scuola di Scenografia - ci conferma il prof. Piccinin - hanno trovato molto interessanti queste tecniche e metodologie non solo finalizzate al restauro ma a tutte le arti plastiche, scenografia compresa.”
“Il peso di questa replica - aggiunge il docente, riferendosi al clone del “Giovane di Mozia” - ci presenta un modello di movimentazione facile applicabile anche per le opere scenografiche. “Il tema - continua il professore - è stato interessante anche per la Scuola di Progettazione Artistica per l'Impresa. Alcune Scuole di Brera sono direttamente coinvolte con le nuove tecnologie per l'arte, ma anche per le altre Scuole le competenze informatiche e digitali diventano strumenti di ausilio molto potenti.”
“L'attrezzo fondamentale è la mano - conclude il prof. Piccinin -, ma senza questi strumenti ha dei limiti. Lo strumento digitale supporta le capacità manuali dell'intervento. Questo è un esempio molto interessante di integrazione tra strumentazione e manualità.”
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