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Scuola elemenTares
Piccola lezione sui complicati meccanismi che determinano gli importi del nuovo contestato tributo comunale. Alcuni dei quali ai confini della realtà. E vi spieghiamo perché un bar paga di più dell'anno scorso, e una banca paga di meno
Pubblicato il 25 set 2013
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Famiglia grande e casa piccola: ai fini del conteggio dei soldi da pagare per la Tares, il nuovo contestato Tributo comunale sui Rifiuti e Servizi, è la combinazione della sfiga.
Per le cosiddette utenze domestiche, infatti, funziona così: e siamo quasi ai confini della realtà. Il balzello introdotto dal governo Monti in sostituzione della vecchia Tarsu (Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani) e applicato obbligatoriamente dai Comuni prevede infatti due quote da far pagare alle famiglie: una quota “fissa”, determinata in base alla superficie in metri quadrati della casa in cui si abita, a cui si somma una quota “variabile” che è determinata in base al numero dei componenti del nucleo famigliare.
Per cui, ad esempio, una famiglia di 4 persone paga un importo maggiore rispetto a una famiglia di 2 persone. E questo perché la prima produce potenzialmente più rifiuti rispetto alla seconda, e il principio base del nuovo tributo é: “chi produce più rifiuti, paga di più”.
Il dirigente comunale Francesco Benacchio e l'assessore Dino Boesso alla conferenza stampa sul tema della Tares (foto Alessandro Tich)
Ma state bene attenti: se una famiglia di 4 persone vive in una abitazione, poniamo il caso, di 100 metri quadri e una seconda famiglia di 4 persone vive in una abitazione di 70 metri quadri, la seconda - pur abitando in una casa più piccola - paga di più. Siamo al di fuori di ogni logica: come è pensabile che, a parità di persone, chi dispone di meno metri quadrati è quello che viene più penalizzato?
E' uno dei perversi frutti dei complicati meccanismi che i cervelli del Ministero delle Finanze hanno elaborato per la determinazione, demandata agli Uffici Tributi comunali, degli importi da sborsare. Perché la quota variabile è molto più pesante di quella fissa, con un “moltiplicatore” di aliquota che colpisce molto più il numero delle persone che i metri quadrati. E che in progressione geometrica, con l'aumentare dei componenti familiari, cresce molto di più e molto più velocemente rispetto al moltiplicatore della quadratura dell'immobile.
Insomma: famiglia grande più casa piccola, uguale Tares maggiorata rispetto alla vecchia Tarsu e anche rispetto alle altre famiglie, con un numero uguale o minore di componenti, che magari abitano in una villa singola.
Ma questo è solo uno degli assurdi casi che si stanno presentando in questi giorni ai contribuenti - utenze domestiche e non domestiche - con l'arrivo nelle cassette della posta dell'avviso di pagamento del nuovo balzello comunale su modello unificato F24.
Per cui vale la pena fare una piccola lezione di scuola elemenTares, a seguito della conferenza stampa indetta oggi dal Comune di Bassano del Grappa - con l'assessore al Bilancio Dino Boesso e il dirigente di settore Francesco Benacchio - per chiarire gli aspetti fondamentali del nuovo tributo e della sua applicazione.
Quando 1 + 1 non è uguale a 2
Diciamo innanzitutto che la Tares - che va pagata in due rate, la prima entro il 30 settembre e la seconda entro il 31 dicembre - non “arricchisce” le casse comunali. Dell'importo complessivo che siamo chiamati a pagare, la parte destinata al Comune è di fatto invariata rispetto a quello che il Comune già incamerava con la vecchia Tarsu.
Imponendo la Tares, l'Amministrazione di Bassano incasserà pertanto circa 6 milioni di euro, gli stessi del 2012. Un gettito che sarà quasi completamente girato all'Etra per le competenze del servizio raccolta e smaltimento rifiuti e che sarà utilizzato, per la restante parte, per coprire gli altri costi di esercizio e manutenzione sempre collegati al servizio rifiuti. Una legge dello Stato impone infatti il divieto agli enti pubblici di finanziare altre attività comunali coi proventi della riscossione del tributo.
La grande differenza, rispetto alla Tarsu, è costituita invece dalla cosiddetta “maggiorazione” (pari a 0,30 euro per metro quadrato) che spetta interamente allo Stato, “a copertura dei costi dei servizi indivisibili (sic)”, e che va versata con la seconda rata a saldo con scadenza al 31 dicembre.
“La parte dovuta allo Stato a fine anno, anche se non la chiamano così - commenta Boesso -, di fatto la vedo come una patrimoniale.”
Ma il vero e fondamentale problema, nell'applicazione della Tares e dei relativi importi dovuti, è che 1 + 1 non è uguale a 2. Nella somma della quota complessiva da versare entrano infatti in gioco “criteri di distribuzione della tariffa completamente cambiati rispetto a prima” e tabelle di aliquota con coefficienti e moltiplicatori che variano a seconda di determinati parametri, alcuni dei quali - veramente bizzarri - li scopriremo tra poco. Con margini di ritocco discrezionale della tariffa che corrono su “binari stretti”, stabiliti da norme dello Stato, sui quali l'ente comunale può fare molto poco.
“L'Amministrazione - riferisce il dirigente Benacchio - ha comunque cercato di attenuare l'impatto delle utenze domestiche e delle attività più colpite dagli aumenti.”
Già: perché la Tares people si divide in due categorie.
La prima, molto rumorosa, è composta da chi si è trovato tra capo e collo un tributo in aumento - in taluni casi fino al doppio e anche di più - rispetto a quanto pagato l'anno scorso. Un esercito di indignados capitanato dall'albergatore bassanese Roberto Astuni, la cui protesta via facebook e a mezzo stampa per l'arrivo di una bolletta Tares da 15mila euro (90,51% in più dell’anno scorso) ha fatto scalpore, richiamando persino l'attenzione del blog di Beppe Grillo.
La seconda categoria, molto silenziosa, è composta invece da chi, con la Tares, paga di meno - e in taluni casi anche in maniera consistente - rispetto alla Tarsu del 2012: e sono in tanti, molti di più di quanto non si pensi.
E allora ci chiediamo di nuovo: come sono possibili simili discrepanze, oltre ai già citati “due pesi e due misure” applicati nelle utenze domestiche nel rapporto tra numero di persone e metri quadrati? E adesso, cari lettori, arriva il bello.
I buoni e i cattivi
Chi sono dunque i “buoni” e i “cattivi” da premiare o da castigare, rispettivamente, con la riduzione o con l'aumento del balzello comunale-statale?
La risposta, come ci viene spiegato in conferenza stampa, è tutta contenuta nelle “tipologie” delle varie utenze non domestiche destinatarie del Tributo sui Rifiuti e Servizi. Un sistema che penalizza quelle attività che le tabelle ministeriali indicano come “grandi produttori di rifiuti costosi nello smaltimento”: in altre parole, i rifiuti organici.
Ristorazione, distribuzione di alimentari, ortofrutta, bar: sono questi i principali comparti i cui “parametri di produttività” di stoccaggio di rifiuto organico sono sinonimo di stangata-Tares garantita. E poco importa se - ad esempio - una pizzeria sforna 10 o 100 pizze al giorno. I moltiplicatori del tributo (in aumento) imposti al pizzaiolo saranno determinati in base ai parametri di rifiuto prodotto presunto e non effettivo: un po' come i famigerati “studi di settore” per la determinazione del reddito in base alla categoria.
Per contro, le utenze non domestiche che per la loro tipologia non producono primariamente rifiuti organici, pagano meno rispetto all'anno scorso: è il caso delle banche (!) e di molte altre categorie di uffici.
Nel frattempo, l'Ufficio Tributi del Comune di Bassano si trova in questi giorni a fronteggiare - inevitabilmente - l'onda d'urto degli utenti che chiedono informazioni e spiegazioni generate dalle “incertezze sulle scadenze e sulle modalità”.
Incertezze alle quali hanno contribuito anche i ritardi nell'invio degli avvisi di pagamento, dovuti al complesso meccanismo di ricalcolo degli imponibili da riscuotere. Alcuni cittadini hanno ricevuto la lettera del Comune in data di oggi: e la prima rata della Tares è da pagare entro lunedì prossimo. Ma sia Boesso che Benacchio rassicurano: “Non faremo grandi controlli sul ritardo di qualche giorno nel pagamento”.
Sull'eventuale versamento fuori termine della prima rata, dunque, si chiuderà un occhio. Ma sulla seconda rata da pagare a saldo entro il prossimo 31 dicembre non c'è margine: per chi al 1° gennaio risulterà moroso, scatterà l'iscrizione a ruolo. Con soldi in più da pagare, e conseguenti dolori in forma di cartella esattoriale.
L' unica consolazione - se così la si può chiamare - è il fatto che il Comune di Bassano ha recapitato ai contribuenti entrambe le rate: in questo modo l'utente bassanese, riguardo all'importo complessivo della Tares, sa già “di che morte deve morire”. Negli altri Comuni - ci viene detto all'incontro stampa - è arrivata invece ai cittadini soltanto la prima tranche da pagare entro il mese.
La nostra piccola lezione di scuola elemenTares si conclude qui.
Non è stato un lavoro facile, perché la materia è ostica. Talmente ostica che le stesse categorie più colpite dagli aumenti non riescono ancora a capacitarsi.
“Il pagamento della prima rata - afferma una comunicazione trasmessa oggi in redazione da Confcommercio Bassano - è già in scadenza lunedì 30 settembre e sicuramente molte imprese avranno serie difficoltà nell'essere puntuali nei pagamenti visto che in molti casi, soprattutto per Ristoranti, Bar, Alberghi e altre attività commerciali, si è registrato un “inspiegabile” aumento di ben oltre 100% rispetto all'anno precedente.”
Appunto quello che abbiamo cercato di spiegare prima. I rappresentanti della Confcommercio bassanese domani incontreranno la stampa “per esprimere le considerazioni della categoria su quanto accaduto e presentare alcune “interessanti” proposte.”
Sta per cominciare una nuova telenovela: due rate, e cento puntate.
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