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Parole di cemento
Il Guardasigilli Cancellieri trasmette una lettera ai magistrati e al personale amministrativo della Giustizia: la ridistribuzione delle sedi giudiziarie, con i problemi connessi, “è il prezzo da pagare se si vuole davvero riformare il Paese”
Pubblicato il 17 set 2013
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Vite parallele. Anzi, morte e vita parallele.
Da una parte la Procura della Repubblica di Bassano del Grappa, oramai non più tale, che apre per l'ultima volta la porta per dare spazio a un animato trasloco prima di staccare definitivamente la spina.
Dall'altra, a pochi metri di distanza, la oramai cosiddetta “Cittadella della Giustizia” che per quanto destinata ad ospitare il vuoto - per lo meno per gli scopi per i quali è stata costruita, su commissione di quello stesso Ministero della Giustizia che ne ha decretato la cancellazione - continua a prendere forma come se nulla fosse.
Il nuovo cortile della Cittadella della Giustizia di Bassano, "gettato" ieri (foto Alessandro Tich)
Il cantiere della Cittadella, iniziato nell'ottobre 2007, è ormai agli sgoccioli e la consegna dell'opera è prevista a fine ottobre 2013. Sei anni esatti di lavori e anche di sacrifici per la già sufficientemente sacrificata via Marinali, che si concludono con un gigantesco buco nell'acqua.
Ieri mattina - proprio in concomitanza con l'ennesima manifestazione degli avvocati in occasione della chiusura e del trasloco della Procura - l'ingresso dell'attiguo cantiere, quasi per un'ironica combinazione del destino, era occupato dal camion impegnato a gettare il cemento per la pavimentazione del cortile del nuovo Tribunale che non ci sarà. In queste ore il pavimento gettato di fresco si sta asciugando: il nuovo e inutile Palazzo di Giustizia è praticamente pronto, salvo le ultime rifiniture, e possiamo ufficialmente affermare che la mastodontica frittata è fatta.
Sulla Cittadella della Giustizia di Bassano abbiamo scritto e sono stati scritti e detti in questi due anni esondanti fiumi di parole.
Quegli oltre 12 milioni di euro impegnati per la sua progettazione e realizzazione, finanziati dal Ministero della Giustizia con i fondi del risparmio postale e quindi con i soldi dei cittadini italiani, gridano vendetta.
Ma evidentemente - se rapportati al grande calderone della riforma della geografia giudiziaria - sembrano bruscolini, a fronte degli asseriti risparmi di spesa tra i 50 e gli 80 milioni di euro all'anno che secondo le fonti di governo deriveranno dalla ridistribuzione e dall'accorpamento degli uffici giudiziari soppressi.
Anzi, per l'attuale ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri la ridistribuzione delle sedi di giustizia - che a noi bassanesi lascia in eredità una delle più clamorose incompiute della storia italiana recente - apre la strada a “una nuova organizzazione del lavoro, una struttura territoriale più moderna ed adeguata ai tempi, che guarda alla giustizia del futuro ove lo sviluppo tecnologico accorcia le distanze, riduce gli spostamenti e garantisce maggiore celerità, specializzazione e qualità nelle decisioni giudiziarie”.
L'affermazione del ministro sopra citata è contenuta nella lettera trasmessa sabato scorso dal Guardasigilli ai “Signori Magistrati, Signori Dirigenti dell'organizzazione giudiziaria, donne e uomini del personale amministrativo” di tutta Italia il giorno stesso dell'entrata in vigore della riforma.
“Grandi sono le speranze che, attraverso tale epocale riforma - scrive il ministro -, si ottenga in breve tempo un miglioramento del sistema giustizia attraverso una razionale ridistribuzione delle risorse su tutto il territorio nazionale. Altrettanto grandi sono le responsabilità di tutti noi chiamati a far funzionare, da oggi in poi, una riforma che ha uno scopo fondamentale: garantire al cittadino utente ed alla nostra collettività un servizio giustizia migliore ed una migliore tutela dei diritti.”
Il ministro quindi vola in alto: “Una riforma che, parafrasando Giovanni Falcone, è destinata come ogni buona idea a camminare sulle gambe di tutti noi e dei tanti che ci seguiranno nel prossimo futuro.”
“Nessuno ignora che, come tutte le riforme del sistema, soprattutto nella delicata fase di avvio - prosegue la lettera del Guardasigilli -, ci troveremo dinanzi ad ogni tipo di difficoltà, sia attese sia impreviste, ma questo è il prezzo da pagare se si vuole davvero riformare il nostro Paese.”
“So bene - conclude il messaggio del ministro della Giustizia - che soprattutto il personale amministrativo affronterà, ancora una volta, grandi sacrifici imposti dalla riduzione delle sedi di lavoro, ma so anche che proprio grazie alla professionalità ed allo spirito di servizio che contraddistingue tutti voi sarà garantito ogni sforzo per il positivo avvio della nuova carta giudiziaria.”
Sono parole di cemento, a presa rapida, come quello gettato ieri nel cortile del nuovo e già soppresso Tribunale di Bassano. Parole che fissano e immobilizzano il nuovo status quo della geografia e dell'organizzazione giudiziaria da cui il governo non intende fare retromarcia.
E' vero che la stessa Cancellieri, nei giorni scorsi, riguardo ai “sei tribunali da salvare” si era detta disposta a fare un passo indietro e a riconsiderarne quindi la situazione “se tutti i capigruppo di Camera e Senato fossero d'accordo”.
Ma la politica dei campanili - in un parlamento e soprattutto in una maggioranza di governo che peraltro in queste ore hanno altre cose a cui pensare - non induce a sperare troppo su questa eventualità.
E allora a Chiavari - la città ligure “gemellata” con Bassano per il fatto di avere pure una sede giudiziaria nuova di zecca, costata 14 milioni - in caso di ulteriore risposta negativa del ministro a seguito del confronto coi capigruppo parlamentari, è già pronto il piano post Tribunale.
“Nel palazzo da 14 milioni destinato al nuovo Tribunale - ha anticipato il sindaco di Chiavari Roberto Levaggi - andranno gli uffici comunali distribuiti oggi in varie sedi. Se facessimo una scelta diversa la Corte dei Conti potrebbe muoverci l’accusa di pagare fior di quattrini per gli affitti pur avendo un palazzo a disposizione.”
L'accorpamento in un'unica sede degli uffici comunali è stato uno degli obiettivi dichiarati del sindaco Cimatti sin dai primi passi della sua Amministrazione: è ora che questa Amministrazione, benché ai suoi ultimi mesi di mandato, cominci seriamente a pensarci su.
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