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La visione di Marija
Oltre 4000 persone per la veggente di Medjugorje Marija Pavlovic allo stadio di San Giuseppe di Cassola. Alle 18.40 l'“incontro” con la Vergine Maria: “Lei vi ha guardato e vi ha benedetto”. Le foto esclusive del momento della “apparizione"
Pubblicato il 23 set 2012
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Alle tre del pomeriggio, le oltre quattromila persone che si sono date appuntamento allo stadio di San Giuseppe di Cassola per l'incontro eucaristico mariano, arrivate dai quattro angoli del Veneto e anche da fuori regione, sono già quasi tutte presenti nei diversi settori transennati dell'impianto sportivo: qualcuno ha varcato i cancelli addirittura alle 9.30 del mattino.
E' un incontro collettivo di preghiera, organizzato in forma privata dal sindaco Silvia Pasinato assieme ad alcune amiche, ma tutti attendono il grande momento, annunciato con precisione assoluta per le 18.40. E' l'ora in cui, tutti i giorni, la veggente di Medjugorje Marija Pavlovic Lunetti, protagonista del raduno, “vede” la Madonna e parla con lei.
La donna, oggi 47enne, che il 25 giugno 1981 - assieme ad altri cinque ragazzini dello sperduto paesino dell'Erzegovina nell'ex Jugoslavia: Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic e Jakov Colo - ebbe la prima “apparizione” della Beata Vergine, è seduta in mezzo ai sacerdoti sul palco della celebrazione.
San Giuseppe di Cassola, ore 18.40: Marija Pavlovic "vede" la Madonna. Foto esclusiva di Alessandro Tich
Dei sei veggenti di Medjugorje, tre soltanto - tra cui Marija - raccontano di continuare a vedere la Madonna: un incontro quotidiano, durante il quale le parlano e ne ascoltano i messaggi.
La prima parte del pomeriggio, dopo alcune testimonianze sull'esperienza spirituale di Medjugorje, è dedicata alla recita del Santo Rosario.
L'attesa ospite si avvicina al microfono per leggerne alcuni versi, poi torna al suo posto dove resta seduta con espressione assorta. Alterna momenti di attiva partecipazione al rito con altri nei quali sembra estraniarsi completamente da tutto e da tutti: sguardo in basso, occhi chiusi e mani raccolte in preghiera.
La gente, nel frattempo, continua a prender posto sull'erba del campo da calcio e sugli spalti. L'organizzazione logistica dell'evento, affidata al volontariato, è perfetta. Alpini, Unitalsi, Protezione Civile e altri gruppi dell'associazionismo locale vegliano sulla corretta dislocazione del pubblico e sullo svolgimento del programma.
Il settore laterale sud delle prime file è riservato ai fedeli in carrozzina e ai disabili. Sono i primi destinatari di molti messaggi di Medjugorje, rivolti ai sofferenti. Ma la celebrazione viene svolta secondo le regole imposte dalla Diocesi di Vicenza, e cioè secondo i tradizionali canoni liturgici, senza riti “miracolistici” o imposizione delle mani.
Ai lati del prato, seduti sui seggiolini, alcuni preti confessano i fedeli prima dell'inizio della Santa Messa, brillantemente officiata da padre Luigi, del Santuario della Madonna dell'Acqua di Mussolente. Organizzazione all'altezza anche nell'affollato momento dell'Eucarestia: suddivisione a gruppi e per settori, bandierine di indicazione azzurre per i fedeli senza intolleranze alimentari e rosse per i celiaci.
Alle 18 il clima della giornata ha una svolta. Si annuncia l'inizio dell'adorazione eucaristica, in attesa della prevista apparizione. Tra le file del pubblico si avvertono chiaramente tensione ed emozione, che sale ancora più di temperatura quando i volontari della Protezione Civile, dell'ANA Montegrappa e dell'Associazione Nazionale Carabinieri cominciano a sgombrare l'area antistante il palco e a schierarsi a quadrato ai lati della stessa a pochi minuti dall'annunciato evento.
Alle 18.35 Marija Pavlovic prende il microfono e invita tutti a inginocchiarsi e a pregare con lei in attesa dell'incontro con la Vergine.
Si avvicina alla statua della Madonna di Fatima, posta ad un angolo del palco, e in ginocchio recita più volte l'Ave Maria finché, alle 18.40 esatte, viene colpita da un fremito e la sua voce si spezza. La veggente alza gli occhi ed entra in estasi mistica. Il suo sguardo resta fisso per tutto il tempo verso un unico punto, mentre le labbra, a tratti, bisbigliano qualcosa.
Ci troviamo proprio a un metro e mezzo di distanza di fronte a lei, dietro all'angolo del palco in cui riusciamo ad insinuarci nonostante il cordone di sicurezza del servizio d'ordine, e riusciamo a scattare le uniche immagini del momento dell'apparizione: sembra la stessa foto replicata più volte - come vedete nella nostra photogallery -, mentre in realtà è la veggente che, in apparente stato modificato di coscienza, non cambia minimamente espressione.
La “visione”, seguita dai presenti nel silenzio totale, dura cinque minuti esatti: alle 18.45 Marija Pavlovic ritorna “in sé” e, restando ancora inginocchiata di fronte alla statua, riprende a pregare al microfono.
Quindi, dalla postazione vicina all'ostensorio, racconta l'apparizione ai fedeli.
“Ho raccomandato alla Madonna i nostri giovani, tutti i malati presenti e tutte le persone che sono nei nostri cuori - riferisce la veggente -. All'apparizione mi ha salutato con “Sia lodato Gesù Cristo” e io le ho risposto “Sempre sia lodato”, e la Madonna ha sorriso.”
Non c'è stato, però, il “messaggio di Cassola”: “La Madonna oggi è rimasta nel silenzio. La mamma di Gesù è in mezzo a noi, e anche oggi lei via ha guardato e vi ha benedetto.”
La “prescelta” di Medjugorje la descrive di una bellezza inarrivabile: “La Vergine Maria ha l'atteggiamento di una principessa, di una regina. Non c'è un'immagine che le somiglia, anche la figura che vediamo oggi della Madonna di Fatima non si avvicina alla sua bellezza. Lei mi dice: “Io sono bella perché amo” e ci invita ogni giorno alla conversione e alla pace, chiedendo di mettere Dio al primo posto nella nostra vita.”
Tanto raccolta e silenziosa prima dell'apparizione, quanto aperta e loquace dopo l'incontro quotidiano con la Vergine: Marija ora è un fiume in piena e parla senza freni. Racconta delle “parole profonde, belle, piene di amore” che le dice la Madonna, ripercorre alcuni aneddoti anche divertenti dei veggenti all'epoca di quando erano solo dei ragazzini, chiede di fuggire dal “materialismo, consumismo e ateismo che l'uomo moderno sta portando con sé”, rivolge un pensiero ai giovani “che non vedono futuro, ma non vedono neanche la vita eterna”, invita i presenti “a tornare a casa con la voglia di cominciare una vita nuova.”
Parla anche di storie di guarigione, e di fede ritrovata: come la conversione di un camionista, che ai tempi della guerra nell'ex Jugoslavia consegnava gli aiuti umanitari a Medjugorje bestemmiando. “Quell'autista - riferisce - mi ha nuovamente incontrato anni dopo e mi ha detto che non bestemmia più, va in giro col camion e abbassando il finestrino dice alla gente, che lo guarda choccata: che Dio vi benedica, vi strabenedica!”.
E “Che Dio vi strabenedica” è anche il saluto conclusivo di Marija Pavlovic ai quattromila di San Giuseppe di Cassola.
Standing ovation finale, prima dell'assalto dei presenti ai due cestini con i santini della Madonna “benedetti dalla Vergine Maria”, fino a quel momento conservati nell'angolo dell'apparizione e ora distribuiti, in mezzo alla ressa, dagli alpini. Un pezzetto di Medjugorje da portare a casa, o da tenere in tasca: si potrà anche non credere o essere scettici, ma non si sa mai.
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