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L'ultimo dei Mohicani
Se ne è andato Federico Bonaldi, sconfitto dalla malattia a 79 anni. Ricordo affettuoso del grande tra i grandi della ceramica contemporanea
Pubblicato il 13 ago 2012
Visto 5.405 volte
Ora che se ne è andato - in punta di piedi, nello stesso stile di come ha sempre vissuto nonostante gli onori e i riconoscimenti tributati alla sua persona -, in molti si accorgeranno del vuoto che la sua scomparsa lascerà, indelebilmente, nel mondo della cultura e dell'arte.
Federico Bonaldi, il grande tra i grandi della ceramica contemporanea, non c'è più: è morto a 79 anni, sconfitto dal male che lo minava da tempo, all'inizio della vuota e disattenta settimana del Ferragosto bassanese.
Si è spento così uno dei più liberi e anticonformisti spiriti creativi, mai disposti alle scorciatoie e ai facili compromessi, che chi vi scrive ha avuto occasione di incontrare e frequentare.
Federico Bonaldi (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
A me piaceva immaginarlo come "L'ultimo dei Mohicani", intento a difendere la sua riserva di libertà nel laboratorio di via Colomba, affacciato sul Brenta, dove si recava tutti i giorni a orari fissi per continuare a disegnare, a produrre, a scolpire, a modellare, a creare, a trasformare la materia in oggetti d'arte unici e inconfondibili.
Non era una riserva inviolabile. Anzi: chiunque andasse a trovarlo, trovava sempre la porta aperta. Non c'era il campanello: bastava bussare. E chiunque incontrasse il maestro in quel piccolo tempio costellato in tutti gli angoli di opere e memorabilia di una lunga e straordinaria carriera, aveva sempre l'occasione per scambiare quattro chiacchiere con lui, su qualsiasi argomento.
Dalle cose banali di tutti i giorni alle notizie di attualità, dalle usanze e tradizioni dei popoli che così tanto lo affascinavano fino ai grandi temi e problemi della cultura contemporanea: per ogni questione Federico Bonaldi aveva una visione acuta, profonda, ironica e disincantata.
Non si era smentito neanche nell'ultima intervista che mi ha concesso, esattamente un anno fa, quando erano scoppiate la polemiche che avevano portato al cambio di intitolazione della galleria della nuova Biblioteca Civica di Bassano del Grappa: da “Galleria degli artisti" - in onore ai cinque ceramisti, lui compreso, che vi hanno esposte delle opere - all'originario nome di “Galleria Ragazzi del'99”.
“Sarebbe stato illogico cambiare il nome della galleria - mi disse -. E' un fatto storico che lega la popolazione a quei ragazzi. Una storia che fa parte delle famiglie, almeno delle vecchie famiglie bassanesi e di molte altre famiglie italiane. Non è il caso di cambiare il nome. Quei ragazzi mandati così giovani al combattimento sono una cosa atroce e devono essere un ricordo per le future generazioni. Gli artisti possono anche andare a vendere bagigi.”
Conversare con lui arricchiva l'animo, sempre e comunque. Parlava di tutto: anche della sua malattia, che ha affrontato negli anni con strabiliante dignità.
Era schivo e riservato, rispetto al gran vociare e alle grancasse della cultura “ufficiale”, eppure a modo suo era diventato un'icona: e non era raro incrociarlo a bordo del suo motorino nella zona di piazzale Cadorna, con gli inseparabili colbacco scuro ed eskimo verde durante l'inverno.
Premio Cultura Città di Bassano nel 1996, apprezzato nel mondo e venerato in Giappone, affermatosi cinquant'anni fa alla Biennale di Venezia che lo aveva nuovamente invitato ad esporre nel 2011, aveva tutti i titoli e tutti i meriti per reclamare uno spazio di primo piano nella vita pubblica e culturale cittadina.
Ma non era nelle sue corde, preferendo rimanere coerente con sé stesso, estraneo alle chimere della fama effimera, del facile mercato e delle prime pagine dei giornali.
E' stato un uomo controcorrente, fino all'ultimo: i funerali si svolgeranno in forma privata, nella sua abitazione. Io quindi, come moltissimi altri, non potrò esserci.
E allora permettimi, Federico, di salutarti da qui. Quelle quattro chiacchiere in mezzo alle tue meravigliose ceramiche, con lo scrosciare del Brenta che scorre un po' più in basso, mi mancheranno tantissimo.
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