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Unioni di fatto: “Da Cimatti una risposta squisitamente politica”
I primi firmatari della petizione per il riconoscimento anagrafico delle famiglie di fatto scrivono al sindaco e insistono sulle motivazioni giuridiche che permettono il rilascio dell'attestato di “famiglia anagrafica fondata su vincoli di affetto"
Pubblicato il 27 mar 2012
Visto 2.684 volte
Il testo è scritto un po' in “burocratese”, e sembra uno di quei documenti in stile “studio legale” che per essere capiti dal comune cittadino devono essere letti e riletti almeno una decina di volte.
Ma la sostanza è comunque abbastanza chiara: non c'è motivo per cui la città di Bassano non possa accendere il semaforo verde sul riconoscimento anagrafico delle unioni di fatto.
E' quanto sostiene una comunicazione rivolta al sindaco di Bassano del Grappa Stefano Cimatti, protocollata questa mattina in Comune, a firma di Giovanni De Martis, Miria Pontarollo e Paolo Campana: i primi tre firmatari della petizione popolare promossa da SEL (Sinistra Ecologia Libertà) Bassano e sottoscritta da 337 cittadini per richiedere l'istituzione del registro anagrafico delle coppie e famiglie di fatto e per il rilascio dei relativi attestati.
Una richiesta sulla quale il sindaco - come già riferito in un precedente comunicato di SEL Bassano - ha dato “una risposta sostanzialmente negativa”, riferendosi a una sentenza del TAR del Veneto del 2007 in merito a un ricorso presentato contro l'iniziativa del Comune di Padova circa il rilascio dell'attestato di riconoscimento di famiglia anagrafica fondata su vincoli di affetto.
“La giustificazione fornitaci - sostiene il documento - non è corretta in punto di normativa e non risulta pertanto corretto il ragionamento condotto su di essa dal sindaco Cimatti. L'ufficio del primo cittadino fa riferimento alla sentenza TAR ma, in sostanza e inspiegabilmente, arriva a conclusioni opposte rispetto a quelle cui è giunto il giudice amministrativo: difatti, dal fatto che ”la convivenza per ragioni affettive non può essere accertata da elementi oggettivi”, il nostro sindaco inferisce l'impossibilità di rilasciare l'attestazione di famiglia/coppia anagrafica, ritenendo che ciò sarebbe in contrasto con l'art. 33 del Regolamento Anagrafico del 1989.”
Tradotto in parole povere: secondo Cimatti, il Comune non può rilasciare alcun attestato alle famiglie e alle unioni di fatto, perché le regole dell'Ufficio Anagrafe non lo permettono.
Ma i primi firmatari della petizione fanno le pulci al regolamento, e sottolineano che il citato art. 33 prevede che il Comune può rilasciare “certificazioni di residenza e di stato di famiglia” ma può anche rilasciare “attestazione o certificazione di ogni altra posizione desumibile dagli atti anagrafici”.
“Segnatamente - osservano i tre firmatari - potrebbe dunque attestare che esiste una famiglia anagrafica basata su vincoli di affetto, sul presupposto che all'anagrafe risulti il dato di due persone residenti in una casa comune e la annotazione nella scheda di famiglia dell'esistenza di un vincolo affettivo, da entrambe dichiarato.”
E questo, secondo il documento, sarebbe appunto il caso del cosiddetto “attestato”, che nulla a che vedere con la “certificazione” e che “ben potrebbe essere invece rilasciato, se solo vi fosse la volontà del Comune di attivarsi in tal senso”.
Ma perché tanta insistenza sulla necessità dell'attestazione anagrafica?
Perché, secondo i promotori dell'iniziativa, “l'attestato servirebbe prevalentemente a provare con maggiore facilità, in tutte quelle situazioni in cui servisse (adozioni, assegnazione di alloggi popolari ecc.), la condizione di fatto che sta a monte del medesimo (ovvero la durata e l'esistenza di una famiglia di fatto per ragioni affettive).”
Insomma: un pezzo di carta necessario a confermare una condizione di diritto che “già dipende da leggi specifiche esistenti, o da interpretazioni delle stesse ad oggi consolidate da parte della giurisprudenza, di legittimità e costituzionale, anche a prescindere dal possesso di un attestato.”
Ergo: il problema tecnicamente non sussiste e “la risposta del sindaco appare improntata ad una scelta discrezionale, dunque, di opportunità e quindi squisitamente politica.”
I tre primi firmatari, a nome dei sottoscrittori dell'iniziativa, annunciano di non fermarsi qui e si riservano “di insistere per l'accoglimento delle richieste già oggetto della petizione in commento, sia a titolo personale, sia attraverso l'azione di corpi politici o associativi, quali partiti o comitati, che intenderanno riproporre la questione in esame all'amministrazione comunale bassanese.”
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