Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 20-12-2014 15:02
in Il "Tich" nervoso | Visto 5.389 volte

Penne all'arrabbiata

Siamo proprio sicuri che al giorno d'oggi Bassano sia “la città alpina per eccellenza”? Considerazioni a ruota libera su una forzatura retorica dura a morire

Penne all'arrabbiata

Foto Dario Vanin - archivio Bassanonet

So di addentrarmi in un campo minato e di toccare quello che, a Bassano, è praticamente intoccabile. Perché voglio parlare di alpini, e non secondo la retorica vigente. Sono necessarie, tuttavia, tre premesse.
Premessa numero 1: non sono antimilitarista, né tantomeno pacifista. Nel senso che ritengo la pace un valore universale che andrebbe semmai sbandierato, con striscioni e manifestazioni, contro tutte le guerre del pianeta e non solo in occasione di conflitti selezionati.
Premessa numero 2: nutro una stima assoluta nei confronti dell'ANA Montegrappa di Bassano, che è una delle sezioni alpine storicamente più importanti e più numerose d'Italia. Ho riportato più volte delle azioni e dei progetti di solidarietà realizzati dalle nostre penne nere, che sono un concreto esempio di un'Italia che sa rimboccarsi le maniche, e in quanto tale funziona. Ho partecipato, come cronista, a diverse Adunate Nazionali degli Alpini, delle quali conservo ricordi indelebili. E sono orgoglioso - come ebbi già a scrivere in tempi non sospetti - di essere stato un amico, perché lui mi riteneva tale, del presidentissimo Bortolo Busnardo, una delle personalità più straordinarie - se non la più straordinaria - che ho conosciuto in tanti anni di attività giornalistica a Bassano.
Premessa numero 3: il legame storico di Bassano e della sua caserma con le truppe alpine è un dato di fatto e ho un senso di profondo rispetto nei confronti di chi ha fatto l'alpino sotto la naja e anche dopo decenni viene o ritorna a visitare la nostra città, con regolare cappello con la penna nera in testa e immancabile visita al Ponte, perpetuando un rituale che appartiene a una radicata tradizione.
Ciò predetto, devo però a questo punto vestire i panni dell'avvocato del diavolo. Perché se è vero che la presenza in città di un'associazione così benemerita - per usare le parole di un noto slogan pubblicitario - non ha prezzo, è altrettanto vero a mio modo di vedere che la cosiddetta “alpinità” (parola frequentemente e ripetutamente usata da un nostro assessore regionale) di Bassano è stata, e non da oggi, fin troppo amplificata e enfatizzata rispetto alla reale e attuale rappresentatività delle penne nere nel tessuto cittadino.
Ci siamo sempre sentiti dire, in discorsi di rito nelle occasioni pubbliche, che Bassano è “la città alpina per eccellenza”. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Fermo restando il ruolo importante avuto nel secolo scorso dalle penne nere nelle dinamiche nella comunità e dell'economia bassanese, compreso il supporto alla ricostruzione del Ponte che da allora porta anche il loro nome, non mi sembra che nei tempi attuali si possa dire altrettanto.
Quella della seconda metà del '900 era un'altra Italia: l'esercito era un'istituzione consolidata e il servizio militare obbligatorio. Oggi, in questo Paese ancora alla deriva, le priorità e le sensibilità sono ben altre.
Al punto da far correre un serio rischio di disinteresse - al di là delle associazioni combattentistiche e d'arma, e delle iniziative “obbligate” che saranno rivolte soprattutto alle scuole - per lo stesso imminente e tanto annunciato Centenario della Prima Guerra Mondiale.
E a proposito di scuole: quanto i nostri “bocia” del Terzo Millennio, a cui dovremmo lasciare una città e una società migliore di come l'abbiamo trovata noi, sono coscienti di appartenere a una comunità che secondo il pensiero corrente ha nell'“alpinità” un suo valore fondante?
E' una domanda retorica, e cioè con risposta incorporata.
Eppure l'enfatizzazione di “Bassano alpina” è dura a morire. Una consacrazione della tradizione scarpona, sovrapposta alla stessa identità cittadina, che negli ultimi mesi - nella scoordinata corsa generale alle iniziative di ogni genere per la raccolta fondi per “salvare il Ponte di Bassano” - si è ulteriormente rinfocolata, col sostegno dei media saliti sul carro della solidarietà per il monumento palladiano. Sembra quasi che senza gli alpini - ovvero la benemerita associazione degli alpini in congedo - il malandato Ponte, che necessita di una cura da cavallo, corra il pericolo di essere lasciato a sé stesso: onore al merito, ma è una chiave di lettura che sa di anacronistico.
E allora? E allora, come sempre, la verità sta nel mezzo.
E' quindi giusto e sacrosanto conservare la storia, la memoria e - perché no? - anche il mito delle penne nere a Bassano: il futuro Museo degli Alpini previsto nei piani della Regione nell'ex Palazzina Comando della Caserma Montegrappa - in base agli accordi col Demanio - servirà egregiamente allo scopo, e il Ponte degli Alpini, da solo, agli occhi dei turisti farà tutto il resto. Ma non venitemi più a dire che Bassano “è la città alpina per eccellenza”: sarebbe, oggi come oggi, un'ideologica forzatura.

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