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Industria

“No ai ristoranti mordi e fuggi”

Crociata congiunta di ristoranti, pizzerie e bar del mandamento di Bassano contro i ristoratori improvvisati. “Chiediamo parità di trattamento contributivo e fiscale”

Pubblicato il 06 nov 2010
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Feste, fiere, sagre, sagrette, matrimoni in villa.
Sono tanti gli appuntamenti conviviali nel territorio che vedono dietro ai fornelli e ai banconi di mescita i cuochi e i baristi improvvisati di enti, associazioni, cooperative, no-profit, circoli, onlus e società private. E ora ci si mettono anche gli Enti Fiera, che propongono feste della birra con cucina annessa, e che fanno parte - secondo i professionisti del settore - “dello stesso calderone”.
Nulla in contrario con la castagnata di quartiere, la cena di classe o la cioccolata di Natale: ma queste attività, invece di essere concesse nel loro giusto spazio, fanno ormai parte di una diffusa industria parallela, con una ristorazione “mordi e fuggi” che genera concorrenza sleale.

I presidenti mandamentali delle categorie ristoranti, pizzerie e bar: Sergio Dussin, Raffaele Di Rosa e Tiziano Ferronato

E' l'accusa lanciata congiuntamente - e per la prima volta insieme - dai presidenti mandamentali delle categorie ristoranti, pizzerie e bar aderenti all'Unione del Commercio di Bassano, che rappresentano i pubblici esercizi sparsi nei 15 Comuni del mandamento bassanese e che garantiscono oltre 6000 posti di lavoro complessivi.
Già nel 2009, con un Protocollo d'Intesa siglato dall'Umce e dalla maggior parte delle 15 Amministrazioni comunali del mandamento, i Comuni si impegnavano a svolgere “opera di vigilanza e di rettifica di tutte quelle attività che vengono svolte in modo abusivo o irregolare”. Ma quell'accordo, di fatto, è rimasto lettera morta e l'associazione di categoria riparte al contrattacco.
“E' un malessere diffuso e condiviso - ha dichiarato il funzionario Umce Simone Mattesco - derivante dal continuo susseguirsi di attività di “pubblico esercizio” non autorizzate, organizzate da mille e più soggetti che trovano nella somministrazione di alimenti e bevande una facile opportunità di introiti. E' un problema che si trascina da qualche anno, ma che oggi va rapportato all'attuale difficile momento economico. Ai Comuni chiediamo una maggiore selezione nel rilascio delle autorizzazioni temporanee e chiediamo parità di trattamento contributivo e fiscale con chi svolge queste attività.”
“In questo momento di congiuntura - ha affermato Raffaele Di Rosa, presidente mandamentale delle pizzerie - le famiglie stanno attente anche alla pizza. E anche per i flussi turistici a Bassano la tendenza è quella del pranzo al sacco. Le pizzerie soffrono e si recupera soltanto al sabato e alla domenica, e resta il problema dei costi fissi che sono molto alti. Per fare una stima al minimo, un locale di 100 metri quadri, con un piccolo plateatico di 60 metri quadri e solo due dipendenti non a tempo pieno, e cioè un apprendista e un part-time, in un anno ha spese di gestione che superano i 71mila euro. Se i dipendenti sono più di due, oppure a tempo pieno, le spese fisse si raddoppiano.”
“La mia categoria - ha aggiunto il presidente mandamentale dei baristi Tiziano Ferronato - è rappresentata nei 15 Comuni del mandamento da 700 aziende con 3500 posti di lavoro. Siamo molto professionali, soprattutto per il controllo della situazione e per la sicurezza. Stiamo attenti al consumo di alcol sui giovani e a controllare i consumi di chi alza troppo il gomito. Nei paesi di periferia i bar svolgono anche un ruolo sociale, di animazione e di incontro per la comunità. Ma molti di noi, per far fronte alle spese e arrivare alla parità di bilancio, devono ormai lavorare sette giorni su sette, per 365 giorni all'anno.”
“Sono tempi di vacche magre, anzi anoressiche - ha rimarcato il presidente dei ristoratori Sergio Dussin -. Gli 80 ristoranti del mandamento, con 900 collaboratori, hanno il dovere morale di garantire il posto di lavoro alle persone che hanno avuto per anni fiducia nella nostra attività. Il nostro primo pensiero a fine mese è quello di garantire gli stipendi. Noi diciamo alle Amministrazioni: dateci la possibilità di salvare i posti di lavoro e di mettere tutti alla pari. Non vogliamo imporre la nostra scelta, ma chiedere chiarezza a chi ci amministra e ci governa.”
“Una villa veneta che fa matrimoni e risulta villa privata - ha detto ancora Dussin - è un'attività mascherata. Sono situazioni che vanno regolarizzate, per la sicurezza alimentare dei consumatori, per l'assicurazione di chi lavora e per l'Iva da versare allo Stato. Su questi aspetti non ci fermeremo, e agiremo a livello di Provincia, Regione e Italia.”
“Questo meccanismo - sottolinea, a supporto, un comunicato dell'Umce - non porterà da nessuna parte, ma contribuirà solo ad aumentare una spirale economica discendente i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti e i primi a farne le spese saranno proprio i nostri dipendenti e collaboratori che già vedono vacillare il loro posto di lavoro.
Le persone che oggi reclamano spazio e chiedono di poter organizzare simili “ritrovi” saranno le stesse che domani affolleranno gli uffici di collocamento o gli assessorati alle politiche sociali, reclamando un posto di lavoro per i loro figli”.

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